L’idea era quella di non degustare i vini, ma di scolarci interamente le bottiglie per vedere quale ci piaceva di più.
Nasce così una competizione vinosa simile a una maratona, dove i partecipanti stremati sono giunti al traguardo in perfette, o quasi, condizioni.
La degustazione dedicata a soli rossi naturali è stata preceduta dalle bollicine di Porta del Vento e seguita dal Dolce Racrei di Spillare e dal Passito di Pantelleria di Ferrandes.
Per correttezza è bene dire che tutti i vini sono stati da buoni a eccellenti, una guerra tra Titani. Alcuni però hanno bucato, lasciando un ricordo indelebile.
La sequenza partiva da uno Chambolle Musigny Pacalet del 2007, ahimé non valutabile perché maderizzato, Tuderi 2001 Dettori, La Querciola Massa Vecchia 2007, Etna Rosso Doc 2001 Calabretta, Faro Bonavita 2010, Terra delle Sirene Zenner 2008, Barolo Brunate Le Coste Rinaldi 2007, Barolo Piè franco Cappellano 2007.
La componente soggettiva ha influito molto, la Querciola con la sua quota di Alicante è piaciuto di più agli amanti del fruttato, Baroli ed Etna più austeri sono piaciuti ai “seriosi” del vino.
Uno però ha lasciato un segno indelebile e unanime: il Terra delle Sirene 2008 di Zenner.
Nero d’Avola natural-biodinamico dalle colline di Bufalefi, vicino Pachino, quando imbrocchi la bottiglia giusta (e questa lo era) fa sognare.
Ampiezza, struttura, mineralità e austerità, stemperate da una fruttosità evidente e in perfetto equilibrio. Un vino di corpo ma di fluida bevibilità, austero ma fruttato, serio ma giocoso, tannico ma non astringente, acido ma non troppo, minerale ma non frigido, fruttato ma non stucchevole.
Bevuto in andirivieni alternandolo a Rinaldi e Cappellano si è collocato una spanna sopra entrambi.
Il secondo sul podio, secondo la mia personale opinione, il Brunate Le Coste di Rinaldi.
Grandi anche l’Etna rosso 2001 di Calabretta e La Querciola di Massa Vecchia.
Calabretta impressiona, per struttura e nerbo acido sembra un vino giovane, non più di tre-quattro anni. Invece era un fresco vino di 13 anni ancora vivace, aperto, e dalle grandi potenzialità evolutive.
Il piede franco di Cappellano merita invece ancora qualche anno in bottiglia, per attenuare spigoli e fughe per la tangente: diventerà grande.

il 22 giugno forse? bottiglie coperte?
@Nic Marsél, 21 giugno, bottiglie scoperte (e svuotate 😉 )
Cappellano lo conosco bene e anche i suoi vini: sono dei maratoneti ed inevitabilmente mostrano il meglio di se nelle lunghe distanze. Aver avuto il privilegio di bere il suo “ABNORMAL”, una (o un, fate voi) Barbera declassata dal disciplinare di appartenenza perchè non conforme ai parametri di riferimento, mi ha dato l’idea della materia di cui sono fatti i suoi vini, vini che indipendentemente dal vitigno di provenienza, “nebbioleggiano”. Misteri del terroir di Langa.
Ode ad Augusto ed ai suoi splendidi vini.
Do Zenner, che grazie a Te, conosco, come conosco il suo 2008, merita tanto e sono molto contento di dargli una mano e peccato che per ri assaggiare un suo vino bisognerà aspettare qualche anno, ma il 2008 che si trova per ora, merita l’attesa e fa aumentare le aspettative per i prossimi.
@Francesco è sempre un piacere leggerti qui su gustodivino. Il Terra delle Sirene 2008 ce lo siamo assaporato insieme in occasione di un delizioso pranzo da te. Non dimenticherò mai che hai voluto conoscere personalmente Do subito, mi hai quasi preso il cell dalle mani 🙂
Mi ha anche stupito la sua netta superiorità nei confronti di due grandi vini che stimo tantissimo. Questa è la prova che le potenzialità in Sicilia sono molto più elevate di quello che i produttori stessi spesso credono. Dovrebbero semplicemente iniziare a osare…
@Massimiliano Montes,
Osare, si osa ,ma bisogna trovare l’uva giusta per osare ed io ,con il Syrah, come sai bene , l’ho fatto . Il Nero d’Avola da me é così diverso che un vino come quello di Do non potrei farlo neanche osando ,ma un Nero d’Avola che giochi sul l’eleganza con poco colore ma con una normale concentrazione, quello ho provato a farlo e,crescendo le piante, acquisisce sempre di più qualcosa che mi incomincia a piacere .