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Un Poliphemo 2007 di Luigi Tecce

Cronache di lucida follia da una quarantena che sta lasciando tutti sorpresi.

« A mio parere regnare è una degna ambizione, anche se all’inferno. Meglio regnare all’inferno che servire in cielo » (John Milton, Il Paradiso perduto, Libro I, vv. 253-263).

Meglio regnare all’inferno che servire in cielo, è così che io vedo Luigi Tecce. Magari sbaglio ed è solo una proiezione della mia mente. Però è questa la sensazione che a me suscita la storia personale di questo vignaiolo, e anche l’assaggio dei suoi vini.

Le notizie che negli anni lo hanno accompagnato hanno fatto parlare di lui quasi quanto i suoi vini, pur eccezionali.

Se regnare è una degna ambizione, Luigi quest’ambizione riesce a coronarla. E’ difficile trovare un Taurasi che non impallidisca accanto al suo, ma lo stesso vale per la maggioranza dei vini rossi: Luigi Tecce Re, Poliphemo Re.

Avevo due bottiglie di questo Poliphemo 2007, una bevuta nel 2013 e l’altra da poco, ai tempi del colera. I ricordi dei due vini ‒ la mia memoria eidetica ‒ hanno fatto affiorare dai miei pensieri John Milton, ma non per l’immagine puritana che viene descritta dai suoi critici nel Paradiso Perduto.
Piuttosto, per questi versi recentemente ritrovati, che secondo il mio cuore, e il mio fegato, ben descrivono i ricordi fluttuanti dei due Poliphemo: uno giovane, ancora acerbo, emozionato dalla vita; l’altro placido, come solo un vino maturo sa essere, capace di gestire la vita, l’amore, il piacere, con la consapevolezza e la maestria di una persona esperta, che non trema più di sorpresa alle carezze dell’amante, ma che esplode di ripetuti e consapevoli orgasmi.

An Extempore upon a Faggot

Have you not in a Chimney seen
A Faggot which is moist and green;
How coyly it receives the Heat,
And at both ends do’s weep and sweat?
So fares it with a tender Maid,
When first upon her Back she’s laid;
But like dry Wood th’ experienc’d Dame
Cracks and rejoices in the Flame.

John_Milton

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Versi attribuiti a Milton da una studiosa dell’università di Oxford, Jennifer Batt, che li ha scoperti in una antologia di poesie pubblicata nel 1708, trentaquattro anni dopo la morte del poeta. Versi erotici, carichi di allusioni oscene, dove una giovane donna viene paragonata a un verde arbusto, che gettato sul fuoco produce umidità; una donna sessualmente più esperta è invece paragonata alla legna secca, che quando finisce sul fuoco sprigiona una grande fiammata.

Versi che descrivono un Milton lussurioso che a me piace di più.

Come di più mi è piaciuto il Poliphemo ai tempi del colera rispetto al verde arbusto gustato nel 2013. Tannini levigati e setosi ormai lontani dall’astringente austerità dell’aglianico giovanile, temperate maturità, calde ed avvolgenti ossidazioni insieme a un’esplosione di sensualità. Mi è piaciuto invecchiare insieme a questo vino, e vedere in lui le stesse rughe d’espressione comparse in sette anni sul mio viso.

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L’azienda Agricola Luigi Tecce si trova nel comune di Paternopoli, in contrada Trinità, zona della Docg Taurasi. Luigi, quarta generazione di viticoltori, prende le redini nel 1997, e ritorna alla terra iniziando a coltivare poco più di un ettaro.

Oggi i vecchi vigneti sono frazionati in piccoli appezzamenti di cui il nucleo storico è costituito da piante secolari, allevate prevalentemente nella forma tradizionale della raggiera avellinese. Le vigne si estendono per circa 5 ettari, con esposizione a sud, a un’altitudine compresa tra 500 e 600 metri. I trattamenti fitosanitari sono effettuati con rame e zolfo, solo quando necessari.

 

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