Un altro Dönnhoff

I Riesling sono magia. E questo Felsenberg Trocken 2007 non è da meno.

Perché mi piacciano così tanto non lo so. Forse il motivo è che il Riesling racchiude in se, contemporaneamente, aspetti di marcata caratterialità, acidità e mineralità, insieme ad una imprescindibile dolcezza di fondo che fa da naturale contrappasso. Insomma pugno di ferro in guanto di velluto.
Riesling d’Alsazia, di Germania e d’Austria, sono i più famosi e conosciuti ma non sono per nulla lo stesso vino. Alsazia e Austria producono in genere vini con una impronta acida inferiore, tendenzialmente burrosi gli industriali, tendenzialmente selvatici i naturali, come gli alsaziani di Zind-Humbrecht.

Quelli che mi hanno acchiappato, che mi hanno preso l’anima (enoica), e che si sono stabiliti in permanenza tra i miei ricordi “aromatici”, sono alcuni tra i Riesling prodotti sulla Nahe e sulla Mosella.
Da climi freddi e umidi, su pendii scoscesi: non ci giocheresti un soldo sulla loro bontà… e invece la natura e l’uomo sono capaci di piccoli miracoli.

Helmut Dönnhoff

Helmut Dönnhoff

Helmut Dönnhoff coltiva le sue vigne sulle colline che costeggiano la Nahe, un freddo affluente della Mosella. I suoi vini hanno una incredibile espressività. Riescono a coniugare eleganza e raffinatezza con la tipica impronta varietale del Riesling coltivato in quelle zone, e con la naturale variabilità delle diverse vigne.

Il fiume Nahe

Il fiume Nahe

Questo Felsenberg proviene da un appezzamento sulle sponde del fiume in prossimità della cittadina di Schlossböckelheim. Vigne vecchie di 40 anni, coltivate e vendemmiate manualmente. Il vino è fermentato spontaneamente in acciaio e fa un rapido passaggio di tre-quattro mesi in botti grandi usate prima dell’imbottigliamento.

Dönnhoff, la cantina

Dönnhoff, la cantina

Giallo paglierino delicato, il naso sembra volere rispettare la delicatezza cromatica: profumi di scorza di cedro e di fiori d’arancio rincorrono delicate note di pesca bianca. In bocca è gentile, di una sottile mineralità, dall’acidità non eccessiva, bilanciata da un modesto residuo zuccherino. E’ un vino di grande bevibilità, e se un difetto bisogna trovargli è nel finale non lunghissimo.

Dönnhoff Felsenberg Trocken 2007

Felsenberg Trocken 2007

Credo che bisognerà aspettarlo ancora, per qualche anno. Se manterrà le promesse, un giusto affinamento in bottiglia gli consentirà di esprimere al meglio la sua mineralità e di sviluppare le giuste note terziarie. Noi siamo qui ad aspettare.

 

Weingut Dönnhoff
Bahnhofstraße 11
55585 Oberhausen an der Nahe
Germania
Tel. +49 6755/263 – Fax +49 6755 1067
weingut@doennhoff.com
http://www.doennhoff.com

 

12 thoughts on “Un altro Dönnhoff

  1. Nic Marsél

    Massimiliano, non conosco il vino in oggetto e non posso proprio considerarmi un conoscitore di questo vitigno. Nella mia scarsa esperienza ho notato un certo rapporto conflittuale col Riesling: mi piace ben poco da giovane ma il gradimento aumenta in modo esponenziale con gli anni di invecchiamento (forse non solo del vino). Se dovessi rimanere in ambito nazionale cosa mi consiglieresti per fare un po’ di pratica?

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    1. Massimiliano Montes

      Invece io mi sono innamorato dei Riesling 🙂
      Giovani e vecchi, cambiano ma rimangono comunque interessanti. Credo, per la mia esperienza, corigetemi se sbaglio (cit.), che il Riesling sia un vitigno di grande territorialità. Il suo vino muta in maniera impressionante in relazione alle zone di coltivazione, ancor più del pinot noir.
      Ho trovato sensibili differenze tra le varie zone sia della Nahe che della Mosella, basta spostarsi di pochi chilometri o basta che cambi l’esposizione della vigna. Il Reno poi fa tutto un altro vino, più opulento e meno acido e minerale.
      In Italia non credo che troverai nulla di soddisfacente, tranne che in una buona enoteca o a casa di qualche amico 😉

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  2. Davide Marrale

    Mi sento di consigliare( anche per avere una certa idea delle peculiarità del vitigno), l’Hertzù di Ettore Germano( Langhe), vino contraddistinto da una piccante mineralità: sarebbe un inzio degno.

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    1. Nic Marsèl

      @Davide Marrale, grazie Davide ma …consiglio troppo facile 🙂 qualcosa di meno noto?

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      1. Nic Marsél

        Per intenderci mi piace Vajra, mi piace Falkenstein, ho bevuto una buona vecchia annata di Landò, ma altro…altro… cosa abbiamo sul suolo italico?

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        1. Massimiliano Montes Post author

          Sono buonissimi… però sono altro.
          I Riesling in Mosella raramente superano gli 11,5° (Falken per esempio è 14,5). Hanno un profilo affilato, con una impronta agrumata che va dal cedro alla zagara, sottili sentori di pesca, una mineralità (idrocarburo, pietra focaia) sensibile, ed una spiccata acidità. Il 2010 in Mosella si attesta tra 9-10 g/L di acidità totale!!!
          E poi hanno sempre un residuo zuccherino, anche i trocken.
          Già quelli del Reno mi piacciono di meno, tranne che dalle colline distanti dal fiume (che riscalda molto).
          Non credo che in Italia ci sia nulla di paragonabile.

    1. Nic Marsél

      @A3C, 🙂 messaggio chiarissimo, pero’ a questo punto rilancio io stesso : hai assaggiato il “Filii” di Pojer e Sandri? Riesling + figliastri, 9 gradi alcolici in bottiglia teutotica da 50 cc … secondo me intrigante

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  3. A3C

    Pojer & Sandri: gho veuto unslo vino del duo un rosso con un coniglio sull’etichetta sfortunatamente non sapeva di nemmeno di coniglio ma di stinco di Pinocchio camuffato.. x il duo ho la stessa stima che nutrivo per il governatore di Sarawak quando ero piccolo ….ovvero un gran pezzo di..

    http://www.youtube.com/watch?v=Qr3XPxdNFoU

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  4. Mario Crosta

    Va incorniciato questo intervento di Armando. raramente se ne trovano di più belli. E’ nel linguaggio di chi cammina con un piede sul marciapiede ed uno sulla strada, un fiasco nella mano sinistra ed un calice in quella destra, tentando di cantare qualcosa per mettere a cuccia i cani che abbaiano inutilmente. Mi farei portare a casa in carriola da un tipo del genere. Forse ho capito cos’è Gustodivino.it, ma se non fosse così lasciatemi sognare almeno per un po’. Voi il vino non lo sputate proprio, neh?

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    1. Massimiliano Montes

      @Mario Crosta,
      Se vede proprio…??
      Io dissimulo. Uno che fa finta di essere serio ci vuole.
      Armando è un grande, è uno che ordina il ketchup quando mangia in un ristorante pluristellato.
      L’unico vino che gli ho visto sputare è stato uno Chateau Petrus del 2006 con cui si era sciacquato il bicchiere per bere un vino di Piccinin.

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