Stefano Bollani, Marco Pereira e ‘A Vita 2010

E’ possibile abbinare vino e musica? O meglio, è possibile che un certo stato d’animo o alcune emozioni suscitate da una musica, suggeriscano al nostro cuore e alla nostra mente gli aromi e le sensazioni di un vino?

Ieri sera stavo ascoltando questo meraviglioso brano di Stefano Bollani e Marco Pereira, a luci soffuse.
Inaspettatamente ho sentito nelle narici e in bocca i profumi e i sapori di un vino: L’A Vita 2010 di Francesco De Franco.
Grande vino di importante tessitura, spessore e profondità. In questo caso un vino da meditazione. Provate anche voi.

 

8 thoughts on “Stefano Bollani, Marco Pereira e ‘A Vita 2010

  1. Davide Marrale

    Aggiungerei dalle vibrazioni sincopanti…….come il brano in questione!
    Ogni tanto ascoltando certa musica, rievoco il mio passato da musicista……..

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  2. Patrizia

    Insieme donano sublimazione, ma attento, il vino e la musica sono anche due abili chiaccheroni capaci di parlare di tutto ciò che non avremmo mai il coraggio di dire, metterli insieme può essere un rischio.
    (Che vale la pena di correre) 🙂
    Bello il pezzo di Bollani e Pereira, una spirale raffinata di samba e jazz magistralmente armonizzati.
    Se avessi davanti un calice di A Vita, potrei esprimermi anche sul vino.

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  3. Andrea

    Del Cirò ‘A Vita 2010 ne ho raccontato proprio pochi giorni fa. Fu una folgorazione!.
    Bollani poi (nonostante la mia scarsa cognizione musicale) per me è un genio.
    Dal connubio potrebbe uscirne fuori un momento difficilmente dimenticabile!

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    1. Massimiliano Montes

      A me questo duetto emoziona. E l’A Vita suona bene insieme, forse anche qualche barolo…

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  4. Nic Marsél

    Accostare un vino specifico ad uno specifico brano musicale? Si può fare tutto ma questo esercizio mi pare davvero tirato per i capelli e io che non ne ho più, non ci riesco proprio 😉
    Queste sono mie considerazioni personali, schematiche e generiche, passibili quindi di relative eccezioni.
    Degustare vino ed ascoltare musica contemporaneamente? Troppa roba insieme. La musica soprattutto necessita dedizione, una certa concentrazione e trasporto: insomma rispetto.
    La musica di sottofondo è generalmente inquinamento acustico, a meno che non sia stata creata o suonata proprio per questo scopo specifico. Ma non ha senso ascoltare a bassissimo volume un brano che è stato suonato a 100 dB in fase di registrazione, senza contare che spesso manca anche la predispozione ad ascoltare il silenzio tra le note.
    Allo stesso modo un vino bevuto senza alcuna consapevolezza (mentre si è concentrati su tutt’altro) è vino buttato via.
    Ascoltare musica alticci è indubbiamente esperienza intrigante e stimolante, indipendentemente dal vino ingurgitato e dal genere musicale. La musica si percepisce meglio quando il vino è già da tempo nello stomaco e non mentre si fa largo tra le papille gustative.
    Suonare. Si suona meglio dopo aver bevuto solo un pochino, giusto per sciogliersi, se bevi troppo, la musica che esegui sembrerà bellissima per te e terribilmente patetica e autoreferenziale per l’audience.

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    1. Massimiliano Montes Post author

      Che dire… a me è piaciuto. E’ stata la musica a suggerirmi il vino. Ho aperto la bottiglia, mi sono seduto, e ho riascoltato il brano sorseggiando dal calice.
      Tu sei un musicista e esprimi un giudizio tecnico. Io sono un semplice fruitore, sia di musica che di vino. Sarà anche che in queste occasioni del vino mi piace il profumo (sniffo come un cocainomane!), me ne basta un sorso, non di più.

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      1. Nic Marsél

        @Massimiliano Montes, le suggestioni evocate dalla musica fanno parte della sua misteriosa bellezza; questo può avvenire anche con una bottiglia di vino e le strade possono magicamente incrociarsi. Ma lasciami aggiungere una citazione piuttosto abusata dal repertorio di Bob Marley : “one good thing about music, when it hits, you feel no pain, so hit me with music”. Questo è il fondamentale vantaggio della musica : non lascia tracce di mal di testa il giorno successivo 😉

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        1. Nic Marsél

          P.S. Non musicista ma domatore di rumori 😉 Quei maledetti sfuggono da ogni parte e non si lasciano mai addomesticare completamente. E’ una personale battaglia che mi diverto a combattere e a perdere puntualmente 🙂

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