Squilla, rispondo: pronto? Dall’altra parte la sua voce spumeggiante mi arriva ai timpani come una scarica di adrenalina. E’ lei Sara, vulcanica e piena di vita, appena rientrata da i suoi formativi viaggi (come li chiama lei) mi invita a casa sua perché ha voglia di vedermi, di raccontarmi tante nuove cose.
Le dico che la raggiungerò nel pomeriggio, anch’io ho piacere di rivederla. Trascorrere del tempo con lei è gratificante e irrinunciabile.
Suono alla sua porta e abbracciandomi mi spinge nel suo variopinto salotto, lei è un’artista, dipinge, a mio avviso, e non solo, anche molto bene. Inizia a raccontarmi di vari posti, di tanta gente che ha incontrato e intanto in questo vorticoso raccontarsi apre il frigo e mi porge del sushi, lei è cosi… Sushi, voglio sperare, non più vecchio della sera prima. Sono le 4 del pomeriggio, non sa cosa offrirmi da bere. Dapprima pensa a una rara tequila, dicendomi: “tu l’apprezzi meglio di me sei una sommelier”. Le ricordo che sono solo le 4 del pomeriggio! Allora da un armadietto della cucina tira fuori una bottiglia di vino, rosso. “Toh apriamo questa?” Senza aspettare un mio gesto, la bottiglia è già aperta. Lei naturalmente continua i suoi racconti, bla bla bla bla, e versa.
Un non so che mi distoglie dal suo chiacchiericcio. Prendo il calice e la mia attenzione è attratta dal colore rosso rubino quasi impenetrabile del vino. Roteo il calice e flebili squarci violacei di luce filtrano a malapena. Intanto lei è immersa nel suo intrigato racconto, fatto di un o più incontri galanti, una cena a lume di candela. Io mi alzo afferro la bottiglia e leggo. L’etichetta, con una delicata scritta in corsivo sembra quasi infantile: Massa Vecchia, Berace Rosso maremma Toscana Igt.
MASSA VECCHIA…? Premetto che Sara sta al vino come Margherita Hack sta alla religione e le chiedo chi l’abbia ispirata nell’acquisto. Mi risponde che è stato un dono di un pedante corteggiatore. Sorrido dicendole con enfasi che il tale, il corteggiatore, forse aveva reali intenzioni, ma non sembra importarle più di tanto.
M’immergo in una degustazione più tecnica e molto personale, tanto lei continua a parlare e non si accorge neppure che non l’ascolto più. Porto il calice al naso, il vino è ancora chiuso tuttavia già emergono sentori tipici di blend sapientemente ben costruito. Berace è un assemblaggio di uve 40% Merlot, 40% Sangiovese e 20% Cabernet Sauvignon.
A bicchiere fermo emergono sentori di frutta matura rossa e nera, tra tutte spicca il mirtillo. Poi roteo il calice: ribes e ciliegia, more, prugne invadono le narici. I sentori floreali di un glicine e viola appena accennati, ma presenti, vengono sovrastati da generose note speziate e tostate.
Terra bagnata, cannella e cioccolato predominano, di tanto in tanto fa capolino un tenue affumicato e tabacco quasi a voler solleticare il naso. Non riesco a smettere di rincorrere sentori balsamici vivaci ma composti.
Mi decido per l’assaggio. In bocca è pieno, sontuoso, fitta trama di tannini un po impertinenti, energica e ben bilanciata la freschezza, buona la mineralità, lungo e dinamico. E’ la frutta ad emergere su tutti nel finale. Mi piace tanto.
Per produrre questo vino viene effettuata una vendemmia manuale, la fermentazione è a cura dei soli lieviti indigeni, non viene effettuata alcuna filtrazione e subisce una maturazione in botti di rovere e ciliegio per un anno poi sei mesi di affinamento in bottiglia. Il suo titolo alcolometrico è 13,5%.
L’azienda Massa Vecchia è ubicata nell’alta Maremma Toscana, a Massa Marittima, Grosseto. Piccola azienda di circa 6 ettari suddivisi fra vigneto, oliveto e seminativo. 3,5 ettari di superficie vitata. Produce circa 15.000 bottiglie di vino di diverse varietà e tipologie. Fondata nel 1985 dai coniugi Fabrizio Niccolaini e Patrizia Bartolini, partendo da una vigna già esistente e impiantata con Sangiovese e Trebbiano dal padre di Fabrizio, Alberto, già nel 1972. Dal 2009 l’azienda diviene società agricola ed gestita da Francesca Sfrondini con il sostegno dei soci-amici Daniel e Ines Wattenhofer, Tomas Frischkecht e Rocco Delli. L’azienda Massa Vecchia, si basa su un concetto di totale naturalità. La vigna è curata con l’esclusione di prodotti chimici con l’utilizzo dei soli procedimenti manuali, concimi aziendali (letame prodotto da bovini alimentati con foraggio aziendale), zolfo e rame come unici trattamenti fitosanitari. La filosofia aziendale si fonda su quattro principi: territorialità, beva facile, digeribilità.
Guardo l’ora e mi accorgo che si è fatto tardi. Sara insiste affinchè io resti anche a cena, le dico che non posso, mi fa promettere di rivederla prima del suo prossimo ed imminente viaggio (fuga). L’abbraccio e vado, felice di averla rivista ma anche di correre a casa per mettere su carta questa meravigliosa esperienza. Il prezzo medio del Berace in enoteca non supera i 18 euro.
Grazie alla cara amica Sara.
Soc. Agr. Massa Vecchia s.s.
di Francesca Sfondrini e C.
Loc. Massa Vecchia
58024 Massa Marittima
Grosseto Italia
+39 (566) 904 031
az.agr.massavecchia@gmail.com
www.massa-vecchia.com


Ho conosciuto Francesca Sfondrini diversi anni fa, affascinata dai suoi vini, bianchi di carattere e rossi vellutati. Il Berace e la Querciola sono i miei rossi preferiti in assoluto.
Amica Sara, vulcanica e piena di vita, la prossima volta che un’uomo ti regala una bottiglia di Berace, se a te non interessa, dagli il mio numero 😉
@Roberta ciao 🙂
Ben detto!
Prima ce la fate a torroncino con autoctoni e vini naturali e poi tutti a esaltare il merlot. Ma vi siete messi daccordo per questa svolta? Voi qui a3c su cronache di gusto. Una specie di pentimento generale.
Caro F. non credo che ci sia contraddizione tra vino buono o naturale e merlot. Una certa linea di pensiero privilegia i vitigni autoctoni, cercando di evitare di coltivare una pianta in un ambiente che non è il suo ideale (ovvero quello dove si è evoluto).
Personalmente credo che se la coltivazione e la vinificazione sono come quelle di Massa Vecchia ben venga qualsiasi vitigno.
A volte un vitigno internazionale, coltivato e vinificato in maniera naturale, riesce a esprimere il territorio meglio di un autoctono “appiattito” da una vinificazione commerciale. Penso per esempio, in zona, anche al Syrah di Stefano Amerighi, oltre che ai meravigliosi vini di Massa Vecchia.
P.S. Non ci siamo messi daccordo, si va a briglia sciolta 😉
Benchè il Merlot sia d’origine d’oltralpe non è da sottovalutare che in Italia, Friuli e Toscana, si è perfettamente adattato, esprimendo caratteri riconducibili al territorio di provenienza, l’Italia, non confondibili neppure lontanamente con un qualsiasi merlot d’altra zona del mondo (cile,argentina australia ecc..).Per quel che riguarda il suddetto, trattasi di un vino naturale. Aggiungo inoltre che, specie in Toscana, il merlot esprime il meglio in termini di personalità e godibilità essendosii integrato magnificamente.Colgo l’occasione @F, per segnalarti il Daino Bianco merlot in purezza de Fattoria Castellina, naturale biodinamico. Non sarà un autocno… lungi da me per quel che riguarda il vino naturale, pormi dei limiti.
Cordialità
Pingback: Massa Vecchia e il vino naturale: quattro domande a Fancesca Sfondrini