La famiglia Roch ha parentele e frequentazioni di peso: cugini di Lalou Bize-Leroy, soci del Domaine de la Romanée-Conti. Dal 1988 hanno il loro personale Domaine, fondato da Henry-Frédéric Roch.
Insomma una delle famiglie più influenti della Borgogna. Che rivendica antichi saperi e conoscenze nel mondo della fermentazione, risalenti addirittura ai tempi degli Egizi. Il logo, che compare sulle etichette delle bottiglie, rappresenta il geroglifico egiziano dei grappoli d’uva coltivati per la vinificazione. Sembra che Henry-Frédéric volesse un occhio onniveggente in etichetta ma sia stato scoraggiato, perché fin troppo ammiccante verso altri significati.
Questa bottiglia di Nuits Saint Georges premier Cru 2003 è stata stappata per festeggiarne il decennale (dieci anni è il periodo minimo di affinamento per questo vino) e perché online ho visto che il prezzo è triplicato rispetto all’epoca in cui la avevo acquistata, cosa che solletica ancor più il desiderio di approfondirne la conoscenza.
Il colore di questo vino è l’archetipo del Pinot Noir: rosso rubino trasparente tendente al granato. L’eleganza dell’estetica è un giusto biglietto di presentazione.
Rispetto ad altri esempi di Pinot Noir più concentrati e muscolari, il Nuits 1er Vieilles Vignes (che sta per “vecchie vigne”) 2003 è un esempio di finezza e bellezza: le sue armi di conquista sono proprio la raffinatezza e l’eleganza, dal colore agli aromi.
Elegante il naso, ma allo stesso tempo complesso. Approcciato con rispetto si svela in una miriade di aromi. Inizialmente sembra di entrare in un salotto arredato con mobili antichi, che emanano quel sottile profumo di antiquariato. Quindi si veleggia tra sottili speziature di chiodo di garofano, aromi di piccoli frutti rossi e dei fiori e delle bacche dei cespugli di rovi che si incontrano nei sottoboschi incolti, agri profumi di fiori di campo. Il palato è decisamente acido nonostante l’età, di palpabile spessore e ampiezza. La retrolfazione vira verso il ginepro, accompagnato da quelle nuances selvatiche tipiche del Pinot Noir vinificato con rispetto.
E’ un vino di cui si beve senza rimpianto un’intera bottiglia, quasi senza avvedersene.
Proviene da antichi vigneti nel Comune di Nuits Saint Georges, in Côte de Nuits, dipartimento della Côte-d’Or, la regione più settentrionale della Borgogna: uno dei terroir più vocati al mondo. Il Domaine ha la proprietà di 11 ettari nel centro della Côte de Nuits, suddivisi in piccole parcelle com’è tradizione locale.
Inutile ripetere che le vigne di queste zone sono state identificate e delimitate per la prima volta dai monaci Benedettini e Cistercensi nel XV secolo, e di come già in quei tempi si avesse consapevolezza della superiorità dei vini che provenivano da queste parti.
Oggi le vigne della Côte de Nuits sono appannaggio esclusivo di un numero ristretto di proprietari che se le tramandano di padre in figlio, con annessi piccoli e grandi segreti di coltivazione e gestione.
Domaine du Prieuré Roch
22, rue du général de Gaulle
21700 Nuits-St-Georges
Tél : +33 (0)3 80 62 00 00
Fax : +33 (0)3 80 62 00 01
domaine.prieure.roch@wanadoo.fr
http://domaine-prieure-roch.com


Doveroso precisare che questo è un vino naturale. Da agricoltura biodinamica, con 37 mg/l di solforosa totale, senza uso di additivi enotecnici in cantina 😉
@Massimiliano Montes, è un vino molto buono, ho bevuto la loro prima annata al casino da caccia degli Augsburg che oggi è il ristorante di Noma-Promnice nella foresta polacca, dove sopravvivono gli ultimi bisonti europei, il giorno del mio matrimonio civile nel 1997. Costava 9 dollari al calice da 150 ml. Ne avrei pagati anche 18, perché hanno aperto la bottiglia apposta per me e ne valeva la pena.
Ciao Mario. Per quello che ho bevuto io quelli di Prieuré Roch, insieme a Leroy (e DRC ovviamente), sono i migliori vini rossi di Borgogna. Hanno prezzi accessibili con un rapporto qualità/prezzo irraggiungibile.
Roch è sicuramente il più “proletario” tra le eccellenze borgognotte. I suoi vini per qualità e analogia con altri simili dovrebbero costare 10 volte quello che costano
@cristiano rangoni, beh… proletario magari è un po’ forte, però ci sta che costano meno di altri
Da che vigne 1ers crus provengono le uve destinate a questo vino ?
NB. Le vigne della Borgogna più a nord sono quelle di Chablis e Auxerois
“Oggi le vigne della Côte de Nuits sono appannaggio esclusivo di un numero ristretto di proprietari…”
Le vigne della Côte d’Or sono tra le più frazionate al mondo e suddivise tra numerosi proprietari.
@NonSoloDiVino, Priere Rouch è siutato a Sud di Nuits San Georges verso Priemeaux-Prissey al confine con la Cote de Beaune come singolo premeir Cru possiede una bella fetta della Clos des Corvees; siamo vicinissimi al più famoso premier cru della Nuit’s Sanit Georges “Les Saint Georges” che pare l’anno prossimo sarà promosso Grand cru.. Se non sbaglio le vecchie vigne è la declassificazione personale di Prieure Roch a Clos de Corvers in annate da lui ritenute minore.. Corregetemi se non sbaglio… Sono d’accordo è forse uno dei più antagonisti del complicato tessuto della borgogna. Bella recensione grazie mille per il vostro blog
@raffaele mastrovincenzo, grazie a te e a tutti coloro che condividono con noi questa passione 🙂
@NonSoloDiVino, parliamo di rossi (come precisato sopra anche rispondendo a Mario Crosta): la Côte de Nuits è la regione più settentrionale della Borgogna, da Nuits S. Georges a Fixin (alle porte di Dijon).
I terreni sono frammentati, come da tradizione borgognotta e come ho specificato nel testo. In confronto ad altri territori il numero dei proprietari è limitato (vedi il Bordeaux). Ho avuto la fortuna e l’onore di girare la Borgogna in lungo e in largo, un esperienza emozionante, non solo per il vino.
@Massimiliano Montes, immagino che l’esperienza emozionante si riferisca alle borgognotte…
@Mario, eh si, le bordolesi sono troppo sottili per me. Non parliamo poi delle renane…