Otto gialli e un mistero (ovvero: otto grandi bianchi a meno di 10 euro)

Il circo della F1 ha lasciato Monza, la torta paesana è terminata e gli ultimi ipertrofici acini d’uva americana cadono sotto i colpi di vespe e calabroni.

L’estate non si è vista da queste parti ma per fortuna Alonso e compagni hanno portato un sole tardivo. Con 10 euro in tasca, mi diverto ad immaginare la definizione di vino quotidiano per le possibilità economiche del pilota spagnolo e comincio ad avvertire una certa sete.

Benché praticamente al verde, smanio per un bianco, anzi un “giallo” (niente “orange” oggi, please) che sia eccellente, naturale, senza bolle, senza inoculo di lieviti, che non abbia subìto pesanti macerazioni sulle bucce e che non si fumi completamente il mio deca (esigo il resto, nessuna mancia).

Stabilite le regole, il gioco dura lo spazio di un attimo: la memoria mi restituisce un numero terribilmente limitato di esempi virtuosi. La lista è vita (cit.) ed io mi fermo al miserrimo, sconsiderato numero otto. Confido nel vostro aiuto per un cospicuo ampliamento. C’è grossa crisi (cit.), la lista è un bene assoluto (cit.). Ne abbiamo tutti un gran bisogno.

1) Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. “Terre Silvate”La Distesa, Cupramontana (AN).
Il 2011 è il mio preferito, almeno fino a domani: maturo al punto giusto, fresco, elegante, minerale, pulito, nobile, un pizzico altero come il suo creatore.  Un capolavoro per meno di 7 euro prezzo sorgente. Un vino top che è solo l’entry level della cantina.

Aurora-Pecorino-Fiobbo

Aurora Pecorino Fiobbo

2) Pecorino “Fiobbo”Aurora, Offida (AN).
Intenso e persistente, ricco di polpa e di personalità. C’è macerazione ma non estrema, il colore è carico ma senza eccessi. In alcuni millesimi può evidenziare piacevoli note da surmaturazione, altre volte è più sapido e marino. Fermentazione spontanea dalla vendemmia 2009 in avanti (se la memoria non m’inganna). Per me il miglior prodotto di questi pionieri del biologico. Goduria per 8 euro dal produttore.

I-Clivi-Collio-Malvasia

I Clivi Collio Malvasia

3) Collio Malvasia “Vigna Vecchia”I Clivi, Corno di Rosazzo (UD).
Stappare una bottiglia della famiglia Zanussi non equivale certo a sparare fuochi d’artificio. I loro vini non sono fatti per stupire quanto per sfidare il tempo facendo dell’equilibrio, della finezza e della profondità il loro punti di forza. La Malvasia istriana 2007 è ancora affilata con alcol moderato nonostante l’annata calda. Niente muscoli né eccessi varietali: il fascino è tutto nelle sfumature e in ciò che personalmente percepisco come un sussurrato accento francese. Non reggerà il confronto con i più blasonati fuoriquota “Galea” e “Brazan” ma costa la metà ed è sempre un bel bere.

4) “Sassaia”La Biancara, Gambellara (VI).
Il più rustico e torbido nel lotto degli otto. Se macerazione c’è, nella versione 2011 non è assolutamente invasiva. Un vino contadino nella migliore accezione del termine, semplice, generoso ma tecnicamente pulito (alla faccia dei soliti detrattori). Angiolino lo consiglia a temperatura di cantina, io lo preferisco più freddo per evidenziare quel frutto un filo in ombra. Attorno ai 7 euro in azienda.

Biancara-Sassaia

Biancara Sassaia

5) “Montemagro”Davide Piccinin, San Giovani Ilarione (VR).
Un amico che decisamente ne capisce più di me lo ritiene miglior Durello (fermo) in circolazione. I tre grammi di zucchero del 2012 ne ingentiliscono il profilo snello e nervoso dovuto alla spiccata acidità tipica del vitigno. Un vino che si sviluppa in verticale armonia, manco somigliasse al produttore. Sarebbe da attendere qualche anno ma ho sete adesso, accidenti! E allora quasi quasi dirotto sul “Bianco dei Muni” dove lo Chardonnay smussa le asprezze dell’indomabile Durella e che costa addirittura meno, abbondantemente sotto la fatidica soglia.

6) Curtefranca Bianco “Etichetta Nera” – Il Pendio, Monticelli Brusati (BS).
Il fratellino meno noto della famiglia è un esempio paradigmatico di mineralità. Uno Chardonnay per niente ruffiano che nell’annata 2008 si esprime in tutta la sua spigolosa eleganza. Dritto, magro, teso, forse un pochino rigido. E se i vini rispecchiassero il carattere dei relativi vignaioli?

7) “Isidor”Alessandro Fanti, Lavis (TN).
Se al Riesling mi sono avvicinato da poco, l’incrocio Manzoni era per me praticamente uno sconosciuto fino all’incontro coi “Dolomitici”. L’Isidor 2011 di Alessandro Fanti mi ha scosso come Robert Johnson che incrocia il diavolo “at the crossroad”. Un vino affascinante con un solo difetto: migliorerà col tempo. Prezzo pericolosamente vicino al bordo del pozzo.

8) Porta del Vento Catarratto – Camporeale (PA).
Al solo pensiero, l’incredibile  freschezza limoncina dell’annata 2007 mi scatena una salivazione compulsiva da sfidare a colpi di parmigiana di melanzane. Esuberanza da vendere… ma soprattutto da acquistare.

E dopo otto gialli ecco il mistero. Ho assaggiato il moscato secco FOL 2013 di Ezio Cerruti un paio di volte in giro per fiere. Nessuna stucchevolezza olfattiva ma beva leggera, fresca ed agrumata con un tocco balsamico che immagino perfetto sopra un risotto agli scampi (scusa Ezio, so che non apprezzerai). Il problema è che non si trova. Ma esiste davvero un moscato secco così buono?

Urge allungare la lista. Ulteriori contributi sono più che necessari.

 

17 thoughts on “Otto gialli e un mistero (ovvero: otto grandi bianchi a meno di 10 euro)

  1. Massimiliano Montes

    Grande Nic… anche se qualcuno sfora i 10 euro!
    Mi permetto…
    – Ponte di Toi di Stefano Legnani, fa bene all’anima 🙂
    – Gavi di Bellotti, delizioso
    Per rimanere in tema di moscato secco:
    – Zibibbo di Barraco (l’unico vino che mi da sollievo con pietanze che contengono carciofi, ottimo anche come vino da meditazione)

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    1. Nic Marsél

      @Massimiliano Montes, testati di persona 🙂 nessuno supera i 10 euro dal produttore. Al contrario Lo Zibibbo di Barraco l’ho pagato 15 direttamente da lui in fiera. Il Ponte di Toi è vero, è una mancanza GRAVE, ma come il FOL di Cerruti è praticamente impossibile da trovare 🙁 Il gavi di Bellotti invece non mi fa impazzire, preferisco i suoi prodotti di gamma “alta” ma si sale parecchio di prezzo.

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        1. Nic Marsél

          @Massimiliano Montes, per risparmiare faccio 1000 km in macchina e mi reco direttamente dai produttori 🙁

  2. Alessio Tamponi

    Mi sembra un titolo sbagliato, dovreste aggiungere “IN CANTINA” O “DAL PRODUTTORE”, così come è formulato è fuorviante ed illusorio per i consumatori, che non troveranno mai questi prezzi, dannoso per noi operatori ed anche per i produttori stessi che di conseguenza non venderanno. Un mio parere.

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    1. Nic Marsél

      @Alessio Tamponi, non si tratta di un depliant della GDO e questo non è un sito e-commerce. Gli articoli si leggono, non ci si ferma al titolo. Mio parere.

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      1. Alessio Tamponi

        @Nic Marsél, I lettori, purtroppo, sono spesso pigri e superficiali nel leggere, molti si fermano al titolo, alle parti in grassetto, o ai nomi dei vini. Se non è un’indicazione commerciale, perché sottolineare una fascia di prezzo che non esiste sul mercato? Escludendo questo aspetto, l’articolo non avrebbe alcun senso, se non per l’opinione personale sui vini elencati da chi l’ha scritto.

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        1. Nic Marsél

          @Alessio Tamponi, questi prezzi li puoi avere direttamente in cantina (se abiti vicino ha senso altrimenti no ovviamente), oppure andando per fiere, o ancora (in alcuni casi) acquistando on-line. Anyway… il senso dell’articolo (per chi non l’avesse colto) è : non ci sono vini naturali bianchi (fermi) che non siano in realtà “orange” e a buon prezzo. Gli esempi riportati rappresentano probabilmente i più economici sul mercato (date le caratteristiche indicate nell’articolo) . E’ vero? E se questo è vero, perchè?

        2. Alessio Tamponi

          @Nic Marsél, il senso del suo articolo l’ho ben compreso, anche se parte da un punto di partenza non corretto, credo che lei non abbia compreso il senso delle mie obiezioni. Non dovendosi rapportare nel quotidiano con certe problematiche, sarebbe troppo lungo spiegarlo via tastiera, quindi riassumo dicendo che sembra un’operazione per attirare click e nell’intento lesiva del settore dei vini non omologati, preferisco definirli così, che lei sembra apprezzare. La cosa che trovo positiva, sarà il continuare con più fermezza a sconsigliare le persone dal fidarsi di guide e quanto trovino in rete, ma di fidarsi di chi è fisicamente lì a rispondere di ciò che fa e del proprio gusto.
          Augurandole buon lavoro, qualunque esso sia, io torno al mio lavoro, il vino.

        3. Nic Marsél

          @Alessio Tamponi, io invece continuo a non riuscire a mettere a fuoco il senso del tuo intervento, così gentilmente minaccioso e garbatamente intimidatorio. Tranquillo che non si ruba il lavoro a nessuno (tutto gratis per sola passione, pensa che stupido), ci manca solo l’accusa di aver reso noto il segreto di pulcinella del prezzo sorgente, avendo pagato di tasca mia (ancora una volta pensa che stupido) per delle bottiglie regolarmente acquistate direttamente dai produttori (senza sconto per l’amor del cielo) e poi recensite (solo quelle di mio gradimento). Eventualmente ho gli scontrini e i conti scritti direttamente sui cartoni di vino. “operazione nell’intento lesiva del settore” … mah! mi cascano le braccia

        4. Massimiliano Montes

          @Alessio Tamponi, noi con i click non ci guadagniamo, non abbiamo interesse a scrivere qualcosa solo per “i click” (come li chiama lei).
          La sua visione delle cose è distante dalla realtà, distante dalla nostra etica, e, mi consenta, un po’ meschina.

  3. Cristian Di Camillo

    Vado con la mia lista,oltre a quelli già citati nell’articolo.
    – Trebbiano d’Abruzzo azienda agricola Terraviva
    -Solobianco azienda agricola Terraviva, uvaggio di trebbiano, chardonnay, e sauvignon
    – Bianco dell’erta di Diego Finocchi, uvaggio di Trebbiano e Malvasia
    – Trebbiano igt t Toscana 2011 azienda agricola Casale, Certaldo
    – Coronata Valpolcevera Gionata Cognata, ottenuto da uve Bianchetta genovese
    – Bianco dei Muni di Daniele Piccinin, uvaggio di durella e chardonnay
    – Pinot bianco Alto Adige Thomas Pichler
    – Bianco Alpino Matteo Furlani, bianco pericoloso per effetto glu glu a base muller thurgau, ottimi anche i sui sur lie.
    – Pian Piano 2009 igt Toscana az. agr. Castel del Piano, blend di chardonnay, pinot grigio e durella della Lunigiana.

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    1. Massimiliano Montes

      @Cristian Di Camillo, mi costringerai a fare un po’ straordinario 🙂

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      1. Cristian Di Camillo

        @Massimiliano Montes, allo straordinario ti aggiungo anche il bianco di Caparsino 2007 dell’azienda agricola Caparsa, Radda in Chianti. Buon lavoro

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