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Mai sentiti così tanti difetti in un vino così tanto buono: il Rosso di Sandro 2010

Ce li ha tutti. E’ leggermente rifermentato quindi tenuemente frizzantino (i francesi direbbero “petillant”), sembra lievemente ossidato, è leggermente ridotto, ha una quantità di residui da filtrarlo nello scolapasta… ma è buono da morire!

“Prodotto ed imbottigliato da Az. Agr. Frank Cornelissen per il mio amico Sandro Dibella”, questo si legge in etichetta, a suggellare l’intesa e l’amicizia tra i due. Frank, il naturale tra i naturali, Sandro, proprietario del Cave Ox, uno dei luoghi del vino più affascinanti e Bohemien, sulle pendici dell’Etna.

sandro-dibella

Sandro Dibella

 

Frank Cornelissen

Frank Cornelissen

Il Rosso di Sandro è in realtà una variante personalizzata del Rosso Contadino di Frank, lo stesso vino che è riuscito a stregare persino Robert Parker (lo so, potrebbe non essere qualcosa di cui vantarsi).

In effetti questo vino, complice anche la grande annata etnea, è di una bontà coinvolgente. Scatena la voglia compulsiva di continuare a riempire il calice, cercando di berne più possibile.

Eppure i difetti ce li ha, eccome. Accostando il calice si percepisce uno strano connubbio di tenui note di riduzione insieme a sottili sentori ossidativi. Il profilo aromatico è complesso e cangiante, ti costringe ad annusare nuovamente, e i sentori ossidativi a volte ci sono altre no.

Rosso-di-Sandro,calice

Rosso di Sandro, calice

Cambia sicuramente nel tempo. Il petillant, ovvero il leggero frizzantino che si percepisce prevalentemente sulla punta della lingua, scompare per primo dopo alcuni minuti. Anche le tenui note di riduzione tendono a volatilizzarsi rapidamente.

Ciò che rimane è un intensa e poliedrica armonia di aromi che fanno a gara per chi arriva primo. I tipici varietali del Nerello Mascalese, piccoli frutti rossi, prugna, amarena, il profumo dell’ibisco, cuoio e pellame, note balsamiche, ginestra ed erbe di campo, una sottile ma pervasiva mineralità sulfurea.

Al palato è spesso e consistente, con imponenti ritorni di amarena, lampone e quella insistente mineralità vitrea e sulfurea.

La persistenza è infinita…. scema gradatamente verso uno splendido ricordo gustolfattivo.

Questo vino è un tradizionale uvaggio etneo, prevalentemente Nerello Mascalese (85%) più un blend di altri autoctoni tra cui il Nerello Cappuccio (o Mantellato).

I vigneti di Frank sono sparpagliati in un ampio tratto del versante nord dell’Etna, 16 ettari, dalle pendici subito sopra Linguaglossa, fino a Maletto, a sud-ovest di Randazzo.

Mappa vigneti

Cornelissen, mappa vigneti: Randazzo in alto a destra, Maletto in basso a sinistra

 

Mappa vigneti

Cornelissen, mappa vigneti: Linguaglossa in basso a destra

La vendemmia è manuale, da viti con rese bassissime, nel 2012 circa 22 quintali per ettaro; ancora più bassa nel vigneto del Magma, in contrada Barbabecchi, che produce circa 300 grammi per pianta.

La fermentazione avviene spontaneamente in mastelli di plastica da 1000 litri. La macerazioni dei rossi è compresa tra 4 settimane e 5 mesi, l’unico bianco di Frank macera per un mese circa, con follature manuali quotidiane. La sfecciatura avviene durante la torchiatura, e successivamente vengono fatti non più di un paio di travasi.
Prima dell’estate il vino giovane viene trasferito in vasche di resina neutra o in anfore smaltate neutre dove matura fino a settembre dell’anno successivo.

Frank Cornelissen non aggiunge completamente anidride solforosa. Quella naturale totale è circa 10 mg/l per i bianchi, e 17 mg/l per i rossi. Dopo la malolattica, che fanno anche i bianchi, scende a 10 mg/l per i rossi e 5-6 mg/l per i bianchi.

Il Rosso di Sandro non è in vendita, ma il Rosso Contadino 2010 di Cornelissen si. Vi consiglio di decantarlo almeno mezz’ora prima di tuffarvici dentro.

 

3 thoughts on “Mai sentiti così tanti difetti in un vino così tanto buono: il Rosso di Sandro 2010

  1. giorgio malli

    sono sinceramente perplesso leggendo questo articolo. La voglia di provare questo vino c’è ma anche tanta distanza tra quello che ho sempre pensato del vino e la sua descrizione. Sembra buonissimo però un ristoratore non lo servirebbe.

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    1. Massimiliano Montes

      @giorgio malli, anche se buonissimo devo dire che non è un vino “stappa e bevi” come molti ristoratori pretendono. I rossi di Frank vanno aspettati, stappati da almeno mezz’ora, magari scolmando leggermente la bottiglia. Meglio ancora decantarli gentilmente. Un ristoratore avveduto, e anche un po’ appassionato, potrebbe servirlo e fare anche divertire il cliente.

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