L’amore centra l’anima con infiniti modi, arriva all’improvviso, cova nel nostro intimo. A volte cerchiamo invano d’ignorarlo quando le sue richieste si fanno insistenti e improponibili, ma alla fine, non c’è nulla che tenga, cediamo, rendendoci meravigliosamente delle insensate vittime.
Infatti in meno di ventiquattr’ore, riesco ad attraversare l’Italia in diagonale da sud-est a nord-ovest per condiscendere alla mia passione, il vino. Cosi mi ritrovo entusiasta come una bambina, su un volo di linea per Genova. La mia tabella di marcia prevede che da lì prenderò il treno per raggiungere Stefano Legnani a Sarzana. Scelgo intenzionalmente un regionale- tocca tutte le fermate- per godermi a pieno l’anima di questo meraviglioso territorio, le Cinque Terre. Ciò che vedo è a dir poco incantevole; scogliere a picco su un mare turchino, colline di boschi lussureggianti, vigneti a terrazze che dominano ampi tratti di questa incantevole assolata costa.
Conobbi Stefano e i suoi vini a Villa Favorita, lo rivedo dopo alcuni mesi con gioia. Il mio viaggio ha un fondamento che mira alla conoscenza della sua vigna e non solo, anche dei suoi sogni. Stefano alleva in circa un ettaro di vigneto sotto casa sua, piccole gemme a bacca bianca tipiche del territorio ligure, il Vermentino. La cura amorevole che dedica alle sue “signorine” la scorgo subito nell’ordine che vige tra i sui filari. Ci addentriamo tra le viti, lui comincia a mostrarmi con apprensione alcune viti che non hanno raggiunto lo stesso fulgore delle altre, chiede rivolgendosi alla pianta, se stia male. Poi si accorge che malgrado l’apparente vulnerabilità della pianta, c’è un piccolo grappolino vitale in cima. Si rasserena e coglie questo evento con evidente gioia, come un dono. Questo suo atteggiamento mi commuove.
Da questa domestica vigna nasce il suo Ponte di Toi, è un vino molto singolare addirittura eccentrico. Stefano ne produce pochissime bottiglie,circa 2000. Il vino di Stefano è fatto in modo semplice, sano e del tutto naturale. Lui l’uva l’assaggia per deciderne la vendemmia, mica usa strumenti o misuratori babo! Il Ponte di Toi è tutt’altro che il tipico Vermentino, scarico, sapido e delicatamene profumato, il Ponte di Toi è un vino che ha un gran carattere, ha in se delle complesse e ampie varietà di fragranze di erbe officinali. C’è l’alloro, la malva e il mirto, l’inconfondibile lavanda e l’essenza dei delicati fiori di camomilla, che nel suo vino delicati proprio non sono.
Lasciando per qualche minuto il vino respirare nel calice, si riesce a percepire anche l’odore dolciastro del miele. In bocca è nerboruto, svela una sorta di affabile rusticità. E’ dotato di
un’agile freschezza che mitiga l’ardore alcolico di questo insolito Vermentino, che non contento mi meraviglia ancora, mostrando al calice con impertinente fierezza, il suo caldo colore oro satinato. Nel vino di Stefano non c’è perfezione, c’è un flessibile caos che genera emozione e curiosità. La stessa curiosità che mi spinge a conoscere i suoi sogni. Stefano generosamente apre il cassetto dove li ha riposti, me li mostra, e m’invita a seguirlo.
La prima tappa, a Trebiano Magra, un piccolo borgo ligure frazione del comune di Arcola (SP), a un altitudine di 450msl. Somigliano a briciole di biscotti le poche case che s’intravedono da quassù. Raggiungiamo il vigneto percorrendo un accidentato sentiero. Tutto in torno simile a una conca, è una distesa di erbe aromatiche, variopinti fiori spontanei, vi sono anche degli ulivi ribelli carichi di piccole olivette taggiasche. Più in fondo vedo il vigneto, è quasi abbandonato, ed è posto su diverse sezioni di terra. Sono anche loro viti di Vermentino vecchie mi fa notare Stefano, indicandomi un rugoso robusto tronchetto, la terra ciottolosa su cui è posto l’impianto, è rosso mattone, cosi tentiamo delle deduzioni a occhio sulla qualità del terreno. Le piante tuttavia poco amate, hanno fruttificato piccoli succosi grappoli qua e là, forse per dare prova della loro vitalità. Mi racconta che al momento l’ha in custodia un contadino (contadino si fa per dire, un maldestro penso io). Vorrebbe invece occuparsene Stefano, con responsabilità e amore, ciò che meritano realmente queste vecchie piante. Stefano conta molto sulle sue insistenti richieste che regolarmente fa al legittimo proprietario del podere. Ci avviamo alla macchina, mi volto indietro un’ultima volta augurandomi di rivedere questa triste vigna presto amata e accudita.
Il giorno dopo è la volta di Carignano.
Carignano è una piccola frazione di Fosdinovo facente parte del comune di Massa Carrara, in Toscana, ad una altitudine di 250 slm, e vi risiedono solo 126 abitanti. Abbiamo percorso in macchina una strada ornata da alti pini prima di raggiungere il vigneto.
Ci addentriamo a piedi in un sentiero scosceso. Qui a proteggere il sogno di Stefano c’è solo un tronco che sbarra il sentiero. Lo superiamo senza difficoltà. Pini altissimi effondono un forte profumo di resina. Ovunque grosse pigne ancora piene di pinoli, sono sparpagliate da casuali cadute. Cespugli di mirto con fiori profumatissimi, catturano la mia attenzione, mi avvicino per annusarli, e gli effimeri petali bianchi, forse per punire la mia eccessiva curiosità, cadono di botto per lo spostamento d’aria che provoco, uno sono riuscita a fotografarlo però!
Finalmente ho davanti il vigneto, da qui si vede una striscia azzurra di mare. E’ un impianto a terrazzamento, che poggia su muretti oramai nascosti dalla vegetazione. Qui Stefano è intervenuto come poteva per liberare le vecchie viti dall’incuria che gravava da anni, in parte riuscendoci. Paletti di cemento divelti, felci spinose ovunque ostacolano il passaggio. Una follia il tentativo di ripristinarlo penso. La pendenza del vigneto è notevole al punto che Stefano non ha potuto usufruire dell’aiuto meccanico per risanare parte del vigneto. I filari sgombri mostrano piante non del tutto sane, ma straordinariamente tenaci. Alcuni filari sono ancora completamente avvolti dai rovi ed è proprio Stefano ad indicarmi un grappolino sano e temerario che si è fatto strada tra le spine per farsi carezzare dal sole.
Assaggiamo qualche piccolo acino, nonostante sia ancora acerbo, la buccia è turgida e soda, masticandola offre una polpa succosa e acidula, che lascia un sapore acre dolciastro in bocca.
Intorno c’è un silenzio incantevole, rotto dai fruscii del fogliame mossi dal nostro passaggio. Ascolto Stefano che parla alle piante rassicurandole che tornerà, intanto stacca foglie secche e riavvolge tralci indisciplinati. Guardo quest’uomo che non vede confini, ma solo orizzonti. Perdutamente innamorato di queste viti, e mi rendo conto dalla sua spontaneità di quanto sia impossibile imporre regole alla passione.
Azienda Agricola Legnani Stefano
Via de Molini 72 – Bradia, 19038 Sarzana
s.legnani@legnani.com
Tel. +39 3482229695Bottiglie prodotte: 4500
Ettari vitati: 2
Vini prodotti:
– Ponte di Toi
– Loup Garou
– Tafon




Patrizia, leggere quanto hai scritto sulle mie “Signorine”, dei miei “Sogni” e dei luoghi in cui vivo e lavoro mi ha profondamente emozionato. Grazie. stefano
Caro @stefano legnani, chi merita un grazie sei tu, per tutto.