La pigrizia dello scrittore, in questo periodo dell’anno, è arrivata al suo picco ma non va di pari passo con il piacere di condividere un calice di fresco vino insieme ad Eretici vacanzieri… che sia la vacanza di una sera o di una vita.
L’estate più di altre stagioni è in grado di riprodursi nel vino, Bianchi, Rosè ed “Orange” arrichiscono la percezione di una natura viva.
Non voglio annoiarvi con una lunga e pomposa degustazione di vini ma segnalarvi, come fossero le letture dell’estate,le bottiglie dell’Eretico in versione bermuda. Scusandomi fin da ora per le omissioni e l’ordine (volutamente) sparso.
Il Rosè è la magia della bella stagione, è un viaggio nei racconti di J.C.Izzo, è avere negli occhi e nel naso l’ultimo angolo di Mediterraneo lontano dal mare, il Garda… è tanta seduzione femminile.
Chiariamo fin da subito per il lettore , giustamente dedito al bere e non allo studio,che il Rosè non è “mischiare il vino rosso con il bianco”(pratica illegale) ma vinificare una bacca nera sostanzialmente in bianco.
Detti anche”vini di una notte” perche’ le bucce di queste uve scure saranno a contatto con il loro mosto solo poche ore, giusto il tempo di regalare pigmento,fragranze gustolfattive di frutti rossi e donare un piccolo patrimonio di componenti organolettiche.
Il Rosè per me è Francia, Provenza su tutti e in Italia mi attengo alla tradizione (al contrario di cio’ che sostiene qualche relatore AIS) del Chiaretto del Garda.
A Villa Bertanzi, in Moniga del Garda, in Valtènesi, sulla riva bresciana del lago nel 1896, nelle cantine del palazzo, si ritiene sia stato “codificato” il Chiaretto, dal senatore di Salò, del Regno d’Italia, Pompeo Molmenti.
Il mio Rosè italiano è La Moglie Ubriaca Valténesi chiaretto doc dell’azienda La Basia, un vino che nel suo ambito ha riscosso molti riconoscimenti, vino rosato di ottima struttura, ottenuto unicamente da mosto fiore di uve Groppello, Barbera, Marzemino e Sangiovese, secondo la tipica tradizione territoriale. Caratterizzato da delicati aromi fruttati e floreali, vivace e fresco al gusto, di sorprendente persistenza, in grado di raccontare molto bene l’annata e le sue diverse espressioni.
Il Cerasuolo d’Abruzzo di Emidio Pepe (divinità vignaiola per l’Eretico), il rosato è ottenuto da uve 100% Montepulciano d’Abruzzo vinificate “in bianco”. Il risultato è un vino piacevole, di un rosa ciliegia piuttosto carico, fruttato, morbido e delicato. È un vino dinamico e versatile, che si abbina bene con una vasta gamma di piatti, dalla pizza al brodetto di pesce e al baccalà, perfetto da bere fresco nelle calde sere d’estate.
Aria di Sardegna con il Nieddera igt della Valle del Tirso di Contini. La Nieddera è un vitigno di antichissime origini, la cui diffusione è limitata alla bassa Valle del fiume Tirso, in particolare al territorio del Comune di Cabras. Un tuffo in Sicilia con Maque Rosé il Perricone 100% vinificato in bianco di Porta del Vento.
La Francia è il paese al mondo che consuma più Rosé e come tale è in grado di esprimere, a mio avviso, la qualità più alta per questa tipologia di vini.
La tendenza è dividere i Rosè tra “d’apéritif” e “de gastronomie” ovvero vini freschi,i primi,speziati e per la soif, vini che conservano una buona acidità. Vini piu’ vigorosi, i secondi, strutturati, complessi in grado di affinare bene per qualche anno.
Le AOC sono diverse ma su tutte spiccano Bandol, Tavel, cotes de provence, coteaux d’aix en provence, luberons, sancerres, languedocs e le corse patrimonios. Le mie preferenze vanno alla AOC Bandol ma eccovi alcune bottiglie che hanno placato la mia sete: La Bastide Blanche Bandol 2012 bella espressione del vitigno mourvèdre, Chateau de Pibarnon Bandol 2013, grande concentrazione di territorio in questo rosè, speziato, un riferimento. Questo per quanto riguarda i freschi.
L’Anglore Tavel 2012,intenso,aromatico,speziato,equilibrato, un vino del vigneron Eric Pfifferling,la gioia per gli appassionati del rosè francese. Chateau Simone Palette 2013,la famiglia Rougier produce forse il miglior vino rosso di questa AOC e il rosè viene ottenuto per saignée (salasso) direttamente dalle uve del rosso, grenache, mourvedre, cinsault portando intensità, persistenza, struttura ed un colore carico. Vini di struttura in grado di armonizzare i piatti piu’ complessi della cucina provenzale.
Una menzione a parte per un rosso che veste bene l’estate, un semiaromatico laziale, l’Aleatico cullato dal lago di Bolsena a Gradoli nella sua versione vinificata secca.
Il fuoriclasse di Andrea Occhipinti, Alea Viva igt Lazio rosso. Un rosso autoctono che si esprime sui terreni vulcanici di questo terroir unico. Andrea rispetta la natura e nel percorso della tradizione osa donando una nuova vita a questo interprete locale. Vino dal colore rubino tenue brillante che apre l’olfatto con rosa canina e piccoli frutti rossi (degustato alla cieca da esperti diventa un rebus perché meno voluttuoso di una lacrima di Morro e più mediterraneo di un Gamay di Morgon), fresco, fine, persistente, vino superbo. Una bottiglia che non affatica, proposta un paio di gradi più fresca che nella stagione fredda, vi mette in tasca il passaporto per un viaggio nella notte stellata estiva. Cercatelo insieme alla versione passita Montemaggiore igt Lazio rosso, Aleatico passito. Un romano o più in generale un laziale troverà in questo passito la gioia delle visciole di fanciullesca memoria e la colonna sonora dei grilli che fanno “cri cri”. Con questo passito e con la sua versione secca l’Eretico Enoico, grazie al lavoro del maestro Fulvio Rossi della torrefazione Hodeidah, ha aromatizzato una miscela di otto qualità di caffè arabica con risultati inaspettati ed unici.


Sono molto contento che anche Bertini si sia deciso a farci compagnia. Bell’articolo. A me, su tutti, piace Il Mimo da nebbiolo 100% dell’azienda Cantalupo di Ghemme, poi il rosato di Torreon de Paredes in Cile e via via tanti altri. Concordo che il Garda sia la zona che esprime alcuni tra i migliori gioielli di questo tipo, anche se in Sardegna trovo dei rosati stupendi, purtroppo sfusi o in bottiglioni, quindi da bere sul posto, in genere presso vignaioli molto piccoli, per consumo proprio. Non concordo con la superiorità della Francia. Ne ho bevuti di meglio dovunque, infatti non compro più francesi che, a eventuale parità di qualità, costano anche il triplo. Farei eccezione per l’Anglore: bravo tu a suggerirlo. Merita. Comunque benvenuto, eretico enoico. In questa gabbia di matti ci mancavi. Non ti aspettare carezze. Qui siamo sempre sinceri com’è giusto che sia. Ma riconosciamo il valore di appassionati come te, che stimo molto per via degli interventi che hai fatto spesso in questo blog. E’ un piacere leggerti, anche quando non si è d’accordo. Abbiamo bisogno di te. Chapeau.
@Mario Crosta, Giuseppe è competente e molto determinato 🙂
@Massimiliano Montes, infatti: tanto di cappello. Io sono soltanto un appassionato, ormai bevo soltanto a pranzo o a cena, niente più degustazioni dopo averne fatte centinaia. Largo ai giovani.
Rileggendo, però, mi accorgo che nel gruppo dei “vini rosa” definiti rosati comprendi anche i chiaretti e i cerasuoli. Ma i vini saignée sono una cosa diversa dai rosati e dai chiaretti, sono rossi ancora in fase evolutiva e spillati prima. Gli altri sono vinificati in bianco e la differenza si sente tutta. Ci sono quelli che praticamente non fanno macerazione e quelli che ne fanno da una notte a due. Secondo me bisognerebbe sempre distinguere tra le tre espressioni principali dei “vini rosa”, proprio a causa del metodo di vinificazione: rosati, chiaretti, cerasuoli.
@Mario Crosta, credo che sia la stessa cosa.
Il Saignee è l’asportazione di una quantità di mosto dopo poche ore dalla spremitura di uve rosse… è lo stesso, o lo levi tutto o ne levi una parte che cambia?
Per Cerasuolo in Abruzzo si intende il Montepulciano d’Abruzzo, che è un’uva rossa, vinificata in rosato.
@Massimiliano Montes, non essendo un tecnico, mi limito a riportare le definizioni di un testo di enologia:
I vini rosati sono quelli che si ottengono con la fermentazione in bianco delle uve rosse, cioè senza macerazione, ma con il breve contatto con le vinacce del mosto solfitato, travasato e fatto successivamente fermentare in bianco dopo averlo separatamente tolto dal contatto con le vinacce.
I vini detti cerasuoli sono quelli nei quali la macerazione si prolunga per più tempo che nei rosati e cioè fino a quando inizia la fermentazione tumultuosa. Per la loro composizione assomigliano ovviamente più ai vini rossi che ai bianchi. Nel caso ci si trovi di fronte ad uve di colorazione molto intensa per preparare i vini rosati si adotta la lavorazione in bianco. Se al contrario le uve rosse sono a scarsa colorazione, per ottenere vini rosati é necessario effettuare una brevissima fermentazione in presenza delle vinacce, svinare e quindi terminare la fermentazione del mosto fuori dal contatto con le vinacce. Trattandosi di un tipo di vinificazione adottata per l’ottenimento di vini fini, la linea di lavorazione di questi vini deve prevedere attrezzature all’avanguardia; occorrono, infatti, pigiatrici diraspatrici che lavorino con molta delicatezza, del tipo a rulli pigianti rivestiti con gomma e con diraspatore lento. Con questi si effettua una semplice rottura dell’acino e non si rompono i raspi, il pigiato cosi ottenuto viene inviato nei tini di fermentazione dove subisce la macerazione che deve essere brevissima (24 – 48 ore), la solfitazione moderata al fine di non impedire la disacidificazione naturale e ridurre al minimo le sostanze tanniche; occorre anche provvedere alla immediata spremitura della vinaccia con sgrondo-presse per avere la massima quantità di mosto di primissima qualità.
Vinificazione in chiaretto. E’ un tipo di vinificazione che si effettua vinificando in bianco i 3/4 dell’uva rossa; l’uva viene immediatamente pressata ed il mosto fiore viene subito avviato ai tini di fermentazione, a questo mosto di uve rosse vinificato in bianco, si aggiunge poi 1/4 dell’uva pigiata e diraspata rossa. Si tratta quindi di una vinificazione mista in presenza di una quantità di vinacce molto inferiore a quella della vinificazione normale. Si termina poi con la svinatura.
Bell’articolo complimenti, i gusti non si discutono, nella mia cantina i rosati non mancano mai neanche d’inverno, oltre a qualcuno di quelli citati sono molto amante dei rosati Calabresi e Pugliesi. In queste regioni i rosati sono sempre esistiti. Prima delle mode passeggere e prima che i francesi imparassero a fare il vino meglio degli italiani.
Per citarne alcuni, Grayasusi Etichetta Rame – IGT Rosato, GAGLIOPPO 100% VAL DI NETO dell’Az. Ceraudo, , Puntalice DOP – CIRÒ ROSATO Cantina Senatore Vini, Librandi, Terre Lontane Val di Neto Rosato IGT, Casa Comerci Granàtu Rosato Calabria Igp, La Pizzuta del Principe, Calastrazza Rosato I.G.T. Magliocco in purezza. Puglia: Az. Carvinea, Salento IGP rosato “Merula Rosa”, Salento IGT Negramaro Rosè “Rosaro” 2012 azienda agricola Feudi di Guagnano. Buon estate a tutti.
Bello, che sete! Oltre al Chiaretto del garda di cui sono ghiotto a me piace un sacco la leggerezza pepata del Bardolino tradizionale in rosso. Poi non scorderei il nordest con i Lagrein rosati e certi internazionali come il merlot in rosa di Armin Kobler o il Cabernet di Eugenio Rosi. Anche la schiava altoatesina, ben fresca, è da rivalutare. Mi piacerebbe assaggiare più Puglia perchè ad oggi nulla mi ha trafitto il cuore nonostante nomea e tradizione. In assoluto er mejo per me rimane il Rosato siciliano di Bonavita nell’annata 2009: un piccolo miracolo non più ripetuto (per il momento) da Giovanni Scarfone.Tra i rossi “estivi” oltre al già citato Bardolino metterei anche Cirò (non riserva) e Grignolino. Buono (a trovarlo) quello di Nadia Verrua, ultimamente ne ho assaggiata una bella interpretazione di Crealto. Il mio preferito è quello di Francesco Brezza della tenuta Migliavacca.
@Nic Marsél, con quelle meravigliose citazioni del principe dei bizzosi, cioè il grignolino, ti sei meritato un gradino più alto nella considerazione, già elevata, che ho dei tuoi gusti. Ricordati che quando andavo in bicicletta da corsa, una delle mie mete era il santuario di Crea. Leggi qui: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=11&IDNews=487
@Mario Crosta, grazie Mario, Gaudio mi manca e me lo segno accidenti! Ci vado di sicuro anche se non in bici 🙂
@Nic Marsél, allora puoi fermarti a Stazione Calamandrana a mangiare il lesso di carni piemontesi con le varie salsine e la mostarda…
@Mario Crosta, grazie Mario. Sono stato da Gaudio ma il “Bricco Mondalino” non l’hanno ancora imbottigliato e così ci siam dovuti accontentare del loro DOC. Mal comune mezzo “Gaudio” 🙂
Ringrazio il team di Gustodivino per lo spazio concesso alle mie personali incursioni ” cicalose ” nel mondo rosa. Essendo in viaggio in terre mediorientali non mi dilungherò … Rosati sono anche i chiaretti ,i cerasuoli e la tecnica ( semplificando) per ottenere vini detti in tutti il mondo “rosati” e vinificare una bacca nera in bianco tramite macerazione brevissima ( ore) o salasso …generalizzando .Felice di leggere nomi su nomi aggiunti perché il rosato se fatto bene e’ un gran vino.
P.s. Mario il Mimo e’ tra i miei amati rosati in cantina quindi alla tua
P.s.s. Viva il grignolino ,scarico di colore come rosso spesso viene accostato ai rosati ma e’ un signor rosso …Spertino e Tommaso Gallina ad esempio.
Ciao a presto
Giuseppe – Istanbul ( al momento poi non saprei)
Cindivido Bandol e Tavel, e anche Pibarnon. Per gli altri french, mah, li avrei messi più giù nella lista ;-))))) De gustibus…
Ehm, ma come mai non mettete mai uno Champagne? E’ rosato anche quello. E’vino anche quello :-)))
Dove la trovo La Moglie Ubriaca?
@Mike Tommasi, per le bollicine dovrebbe arrivare una nuova puntata dei vini estivi preceduta dai bianchi ,dai rose’ ,orange e appunto spumanti.Il numero uno dei rosati francesi ( non spumantizzati) e’ ( per me ) il Tavel di L’Anglore. La moglie ubriaca di La Basia ( Garda Bresciano) Valtenesi.
@Eretico Enoico, OK grazie. Per me world top 4 rosés = Tavel Domaine de la Mordorée, Bandol Tempier, Bandol Pibarnon, Bandol Tour du Bon. Non so in che ordine… 😉
alcuni li conosco altri un pò meno, qualcuno non mi fa impazzire, però de gustibus… a mio avviso è da provare EstRosa di Pietraventosa e il Rosato (scusate la maiuscola) de La Porta di Vertine
Bastide Blanche e Chateau de Pibarnon troppo caramellosi. Quando un vino mi ricorda le caramelle alla fragola che do a mio figlio mi chiedo come si fa a fare venire fuori questo sapore dall’uva, quale tecnica rende il vino caramelloso? 😉
@Marcello, al mondo ce ne sono anche altri di vini col sapore di caramelle alla frutta, i polacchi li chiamano landrynkowe. Il fatto che ce ne siano pochi o quasi nulla in Italia non significa che abbiano aromi ottenuti chissà come. E a molti, all’Est, piacciono perché ricordano molto i vini fatti in casa dalle nonne. Comunque, come a te, anche a me non piacciono i vini caramellosi.
Intervengo, segnalandovi questi rosati che ho trovato decisamente interessanti:
Sicilia, Rosamare di Nino Barraco
Sardegna, il rosato di Roberto Pusole ottenuto da uve cannonau
Calabria, il rosato di ‘A Vita
Abruzzo, il cerasuolo d’Abruzzo Tauma di Tenuta Pettinella
Abruzzo, il cerasulo d’Abruzzo Giuse di Terraviva
Toscana, il rosato di Istine, ottenuto da uve sangiovese
Buoni assaggi a tutti