Tre grandi vini in due giorni successivi sono un carburante sufficiente per arrivare al fine settimana.
Barolo La Rocca e La Pira Riserva 1993, Barbaresco Pajé 2004 e Barbera d’Alba 2006 sono un ottimo ripasso per non dimenticare (qualora fosse possibile) che cosa è il vino secondo Roagna.
I Roagna sono una delle famiglie storiche delle Langhe. Le loro vigne sono state impiantate in larga parte tra il 1937 e il 1955.
Pur senza clamori mediatici si possono ascrivere tra i fieri oppositori delle nuove tendenze baroliste che prevedono un uso spregiudicato del legno con un profondo stravolgimento del profilo aromatico del vino.
Se cercate vini dolciastri, con quei tipici aromi di resina e vaniglia conferiti dal legno, andate altrove… Roagna non è per voi.
Il Nebbiolo è un vino con un’importante struttura tannica. Tradizionalmente i tannini del nebbiolo vengono smussati con lunghe macerazioni, che ne addolciscono naturalmente le sensazioni astringenti. Lo stesso discorso vale per la Barbera, pur con le dovute differenze.
Roagna vinifica in grandi tini di legno, niente barrique o botti piccole. Non fermenta spontaneamente, ma inocula una selezione di lieviti isolati dalle proprie vigne, e lo dice apertamente senza nascondersi dietro a un dito.
Le fermentazioni si protraggono fino a 10 giorni con macerazioni che nelle migliori annate raggiungono i 100 giorni.
Viene usata la tecnica della macerazione a cappello sommerso. Il cappello è costituito dalle vinacce che normalmente galleggiano sul mosto. La tecnica del cappello sommerso consiste nel mantenere forzosamente le vinacce immerse sotto la superficie del mosto con assi di legno o grate metalliche durante la fermentazione e la macerazione.
L’uva proviene da vigneti gestiti con minimi interventi, quel poco di trattamenti di superficie con zolfo e rame che l’annata richiede oltre ai trattamenti obbligatori per legge, nessun fertilizzante di sintesi, inerbimento dei filari e biodiversità.
Il Barolo La Rocca e La Pira Riserva 1993, tra i tre, è senza dubbio il vino che mi ha lasciato il segno più profondo: un monumento.
Sono consapevole che esistono margini di gusto personale nella valutazione del piacere che un vino può donare, però questo Barolo è quanto di più vicino al vino dei miei sogni, a quello che vorrei trovare in una bottiglia.
Complice una bottiglia perfetta, senza alcun segno di ossidazione o senescenza, l’emozione è stata grande.
Il colore rosso granato del nebbiolo è intenso e vivo, senza indizi di precipitazioni o perdite cromatiche.
Un frutto cupo ma ancora vivo, senza note di confettura o evoluzione eterica, è perfettamente bilanciato da aromi più austeri di cuoio e pellame. La tipica florealità del nebbiolo ancora non appassita viene segnata da venature selvatiche che fanno capolino dopo la roteazione del calice. Un sottobosco umido ed una mineralità terragna si bilanciano con un’acidità sottile, ma ancora palpabile, e dei tannini setosi, vellutati, ma presenti.
La retrolfazione ritorna verso i frutti rossi, cupi, intensi. La persistenza è piacevolmente lunga.
Che dire… è uno di quei casi in cui la fine della bottiglia viene segnata dal lutto e dalla speranza di trovarne ancora una uguale.
Il Barbaresco Pajé 2004 ha una differente caratterizzazione. Rosso granato nebbioleggiante, si presenta con chiari aromi di ciliegia sotto spirito, viola e prugna, con una timbrica classica, seppur con evidenti segni di evoluzione.
Roteando emerge un balsamico che ricorda l’eucalipto, foglia di tabacco, orchidea (o passiflora?), e dei sentori di foglia di pomodoro (altro indizio di un’evoluzione più rapida del precedente?).
La mineralità è più cheta in favore di un frutto e di un fiore che, pur seri ed evoluti, la fanno da padrone.
Al palato gioca sinuoso tra un tannino morbido, un’acidità palpabile ma non eccessiva e sensazioni alcoliche ben bilanciate col contesto. La retrolfazione ritorna sul tabacco e la ciliegia sotto spirito, la persistenza gustolfattiva è molto lunga.
La Barbera d’Alba 2006 è forse il più semplice, anche se quest’aggettivo mal si addice a questo vino: semplice se paragonato agli altri due, decisamente complesso se confrontato con quello che il mercato mediamente ci offre.
Rosso rubino intenso, apre subito con note vegetali, ebacee, balsamiche.
La roteazione e il tempo spostano il baricentro verso un amarena matura e la polpa dell’arancia rossa. Al palato è ampio e coinvolgente, di buona acidità, con una trama tannica sottile e vellutata. La persistenza è piacevole, di durata medio-lunga.
Roagna azienda agricola i Paglieri
Loc. Paglieri 9, 12050 Barbaresco (Cn)
Tel/fax +39.0173.635109
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