L’incontro con questo vino dolce frizzante è stata una sorpresa. Bevuto la prima volta a Villa Favorita, annata 2009, occhi sgranati e bocca spalancata!
Ovviamente non mi riferisco a strane caratteristiche del vino, ma alla mia espressione dopo che Davide aveva versato e io avevo accostato il calice al naso. Di colore giallo tendente all’oro antico tenuemente velato, ti conquista subito con intensi profumi di crostata di abicocche, calda, appena sfornata, gelsomino, miele di castagno, albicocca fresca; le bollicine sono sottili e raffinate, la retrolfazione regala delicate note dolci-amare di mandorla stemperate da una dolcezza palpabile ma mai stucchevole, ha una lunga persistenza gustolfattiva.
Il Dolce Racrei è una Garganega dolce frizzante rifermentata naturalmente in bottiglia. Al termine della prima fermentazione alcolica Davide imbottiglia e aspetta. In primavera, con il risveglio della natura e l’incremento delle temperature, il vino prende nuova vita e fa una coda di fermentazione che gli regala le bollicine.
E’ un metodo talmente naturale che nel 2011 2010 la rifermentazione non si è avuta, e Davide non ha fatto nulla. Ha semplicemente saltato l’annata. Qualcun’altro avrebbe usato tecniche alchemico-enologiche, lui no.
Davide Spillare gestisce tre ettari di vigne sulle colline intorno a Gambellara. La conoscenza con Angiolino Maule lo ha stregato, e gli ha fatto scoprire l’agricoltura biodinamica “ragionata”, e la vinificazione naturale.
Biodinamica “ragionata” perché abbandona rituali magici e pratiche per cui non esiste dimostrazione di utilità, per dedicarsi a una sorta di coltivazione biologica potenziata. In cantina vinifica senza uso di coadiuvanti enologici o additivi chimici, e con metodi fisici poco invasivi.
Oltre al Dolce Racrei produce il Bianco Rugoli, Garganega in purezza, il Vecchie Vigne, Garganega in purezza da vecchi impianti, il Bianco Crestan, Garganega e trebbiano, il Rosso Giaroni, Merlot in purezza.
Davide merita di essere seguito, perché la sua volontà di naturalità produttiva è encomiabile. Il Dolce Racrei merita la palma d’oro, perché è forse il miglior vino dolce frizzante rifermentato in bottiglia naturalmente.
Az. agricola Davide Spillare
via G. Zanella 9, 36053 Gambellara
Tel. +39 3403522318
info@davidespillare.it
http://www.vinnatur.org/produttore/spillare-davide-az-agr


Grande, veramente. Ho bevuto il 2010 a garganella, era buonissimo. Una boccia io e lei in un ora
@massimiliano montes, sei un trascinatore, hai fatto sbagliare anche me. E ora che cavolo di annata ho bevuto? E chissenefrega, lei si è stesa. E anche io
In Sicilia con una cassata di quelle da sballo sparirebbe anche in meno di cinque minuti…
Confermo. Con la cassata sta divinamente…
Questo vino non lo conosco ma la tua descrizione mi apre un mondo … Come si gestisce la rifermentazione in bottiglia in modo che rimangano zuccheri residui e non esploda la bottiglia? Pensavo fosse impresa tecnicamente impossibile.
La rifermentazione non e` avvenuta nel 2011, ma dell’annata 2010. A Villa Favorita di sicuro hai bevuto il 2011 Massimiliano… devi bere piu` solfiti che mantengono giovani anche i neuroni, fidati!
😉
Nic, il vino ha talmente tanti zuccheri residui che sarebbe impossibile che li sviluppi tutti, solo una parte riesce a mangiarsi, poi anche l’alcool fa la sua parte: oltre i 12,5% di solito i lieviti fanno fatica ad andare avanti.
Vedo di coinvolgere Davide nella discussione, che di certo ne sa piu` di me!
Intanto, per chi lo cerca: http://www.vininaturali.it/products_page/e-store/dolce-racrei
Francesco, il barbera di Camillo Donati fa 15 gradi. Sottovalutare di 2,5 gradi lo sviluppo in bottiglia non potrebbe generare una bomba ?
@Nic Marsél, si`, ma la Barbera del Camillo non ha tutti quegli zuccheri! lui fa anche la malvasia dolce, che resta a 5-6 di alcool con rifermentazione naturale (altro che moscati in autoclave che si spacciano per naturali!) e taaaanto zucchero dentro!
Quello e` un mosto parzialmente fermentato, ma la dinamica mi sa che e` la stessa. Spero che il buon Spillare stasera intervenga!
Ciao
@Maule Francesco, Mah, non so mica se quella malvasia rifermenti in bottiglia. Di sicuro ci arriva ben filtrata (vecchio metodo della filtrazione a sacco) proprio per interrompere la fermentazione ed evitare brutte sorprese. Comunque mi servirebbe un bel ripasso (non di valpolicella) direttamente da Camillo. Ora di tornare sulla via emilia 🙂
@Francesco Maule,
Hai ragione. Ho controllato le mie fotografie (non avevo preso appunti) e ho bevuto il 2009 a Villa favorita 2012. Il concetto era incentrato sulla naturalità produttiva, non è importante l’annata.
Per i solfiti basta che accetto una delle tante proposte economiche che continuamente mi fanno… mi sa che un giorno o l’altro cedo alla tentazione.
@Massimiliano Montes, è vero che il concetto era la naturalità produttiva, ma un grande vino merita anche grande precisione. Assumi piuttosto una bella segretaria per prendere appunti più adeguati e da sobria, se da solo vuoi anche lascisrti annegare in qualche calice di troppo (e non fai certamente male, anzi!), ma non penalizzare un grande vino con delle piccole, anche se perdonabilissime, imprecisioni. Con tutta la fatica che fanno per farsi conoscere da un pubblico che spacca i capelli in quattro, come Maule ti ha fatto giustamente notare. Non volermene, fratello, è capitato anche a me, da ragazzo…
Hai ragione e chiedo venia a Davide, ma in quelle giornate si fanno centinaia di assaggi ed il mio ricordo è stato fallace. La segretaria non puoi farmela neanche tu, perché saresti ciucco presto… devo portarmi una collaboratrice astemia, di bell’aspetto e con buona grafia.
@Massimiliano Montes, ma portatela! La mia mi ha lasciato quando si è accorta che bevevo poco, secondo lei, perciò non avevo bisogno delle sue note e adesso è a Londra a fare la wine writer di successo fra ubriaconi peggio di me (e di te, evidentemente). Ricordo, però, che i recioti di garganega dolci e frizzanti la intrigavano assai, con le cassate siciliane, appunto. Perciò incornicio questo tuo post fra quelli che fanno sognare. Se il produttore sapesse quante il suo vino ne ha messe incinte…
La cassata con alcuni vini dolci (tra cui lo splendido passito di Salvatore Ferrandes e la meravigliosa malvasia di Paola Lantieri) te li farò gustare quando ci vedremo 😉
@Massimiliano Montes, beh si` non ha importanza. E` un vino semplice, con un bel stile, simile ogni anno; a volte pero` in effetti le bottiglie scoppiano (o scoppiavano, ora ha sia il tappo corona che quello di sughero) o rimangono dolci, appunto perche` si segue comunque un protocollo collaudato (gia` il nonno ne faceva e lo smerciava in zona 60 anni fa), ma a volte la natura fa sorprese!