Il Cisterna Fuori 2011 di Ciro Biondi

La simpatia straripante di Ciro Biondi e la bontà del suo nuovo rosso, il Cisterna Fuori, sono una combinazione irresistibile.

Ciro e sua moglie, e socia in affari, Stephanie Pollock mi accolgono a braccia aperte e mi fanno trascorrere un pomeriggio a scorrazzare sul fuoristrada per i vigneti e a bere nuove e vecchie annate.

L’Etna è un territorio affascinante e mutevole. Provenendo dal versante nord ed avvicinandosi a Trecastagni, dove Ciro ha la cantina, si percepisce un sensibile mutamento climatico. Passeggiando tra i suoi vigneti, a 700 metri sul livello del mare, il clima è caldo e asciutto, diversi gradi centigradi in più rispetto a Randazzo.

Vigna Chianta

Vigna Chianta

 

Vigna Chianta

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vigna-chianta-terrazzamenti

Vigna Chianta, terrazzamenti

Impressiona vedere gli enormi terrazzamenti su cui sono impiantate le vigne di Chianta, Carricante. Impressiona l’impervietà dei terreni di Cisterna Fuori, raggiungibili con cautela solo con grandi auto fuoristrada.
Con una sorpresa finale, perché una volta giunti in cima all’altipiano che sovrasta le vigne, Ciro ha costruito un gazebo in stile eoliano, con colonne di sostegno bianche e lisce, dove invita gli ospiti a degustare la maggior parte dei suoi vini.

Ciro Biondi

Ciro Biondi

 

Ospiti: Giampaolo Gravina

Ospiti: Giampaolo Gravina

È qui che faccio la conoscenza del nuovo arrivato di casa Biondi. Il Cisterna Fuori è un classico uvaggio rosso etneo, in maggioranza Nerello Mascalese con una piccola quota di Nerello Mantellato (o Cappuccio).

La storia ampelografica del territorio etneo vuole che le vigne siano composte al 95% da Mascalese con piccole quantità di altri vitigni, in prevalenza Cappuccio. Ben lontani quindi dal 20% massimo di Nerello Cappuccio previsto dal disciplinare dell’Etna Rosso.

La differenza non è marginale. Il Nerello Mascalese è un’uva povera di antociani, le molecole coloranti, ma ricca di tannini, con un profilo aromatico austero. Tende a dare vini di corpo e struttura, nebbioleggianti, a dispetto dell’aspetto trasparente.
Il Nerello Cappuccio invece è ricco di antociani ma povero di tannini, con un profilo aromatico fruttato. Dà vini più immediati, pronti, fruttati e di facile bevibilità.
Un rosso tradizionale, con quantità di Cappuccio molto piccole, ha inevitabilmente colore e aromi diversi rispetto a un rosso che contiene il 20% di Nerello Cappuccio.

Cisterna fuori, calice

Cisterna fuori, calice

Il Cisterna Fuori ricorda molto i rossi etnei tradizionali. Di colore scarico, con l’unghia (ovvero la quota di vino più sottile quando si inclina il calice) tendente al granato.

Accostando il calice al naso si percepisce immediatamente l’impronta digitale del Nerello Mascalese, quel sottile sentore di cuoio e salamoia che fa da filo conduttore del sorso, e che a me piace tantissimo.

Roteando il profumo si espande, rivelando aromi di amarena, mora, ribes e liquirizia. Al palato è consistente e di buona acidità, la retrolfazione vira sul lampone. Ha un finale lievemente amaricante, che richiama l’amarena e gli aromi di apertura.
Come ogni vino che si rispetti col tempo muta, e dopo un’ora acquista tenui sentori di prugna cotta prima non percepibili.

Bisogna dare a Ciro quel che è di Ciro: ha avuto il coraggio di fare un vero Etna Rosso, senza lasciarsi tentare da pseudo-internazionalizzazioni del gusto con improbabili tagli al sapor di Syrah o di Petit Verdot oggi tanto di moda sul territorio etneo.
Chapeau.

Stephanie Pollock

Stephanie Pollock

 

Stephanie e Ciro

Stephanie e Ciro

 

 

Azienda Agricola Biondi
Cantina Corso Sicilia 20 – 95039 Trecastagni
Vigneti via Ronzini 55 – 95039 Trecastagni
ciro@levignebiondi.it – stef@levignebiondi.it
Cell. +39 3921179746
Skype: cirobiondi
http://www.levignebiondi.it

 

 

6 thoughts on “Il Cisterna Fuori 2011 di Ciro Biondi

  1. Davide Marrale

    A parte la bontà del vino su cui hai indugiato non poco, mi aspettavo qualche notizia in più sul metodo di allevamento della vite e soprattutto sulla vinificazione.

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    1. Massimiliano Montes

      Ciao Davide. Hai ragione, non volevo appesantire la descrizione ma quando ci vuole ci vuole 🙂
      Ciro alleva le viti ad alberello, sono tutti vecchi impianti. La vinificazione avviene in acciaio con macerazioni di 10-15 giorni. Dopo svinatura il vino viene trasferito in tonneaux (75%) e barriques (25%). Tutti i legni sono di almeno terzo o quarto passaggio (Ciro mi ha detto che sono tutti acquisti che risalgono al 2004). Matura in botte per dieci mesi e poi viene imbottigliato.

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  2. Davide Marrale

    Si…… ma vorrei sapere di più su un eventuale uso di sostanze di sintesi nel vigneto, piuttosto che, se c’è un ricorso a pratiche di levuraggio in vinificazione, etc., etc., etc.

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    1. Massimiliano Montes

      @Davide, Ciro è secondo me un produttore coraggioso da premiare. È uno che rispetta il territorio, fa un vino che, oltre a essere buono, è specchio della naturalità aromatica del Mascalese, e che non si è lasciato tentare da quelle derive pseudo-commerciali che oggi imperversano sull’Etna. Se assaggi tanti altri presunti rossi Doc sentirai note balsamiche, pepate, erbacee, di foglia di pomodoro, piraziniche, e chi più ne ha più ne metta.
      Alla cieca ci senti Syrah, petit verdot, nero d’Avola… e non Etna.

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  3. CIRO

    Davide
    La coltivazione dei vigneti e di tipo tradizionale:
    Sovescio con favino, potatura secondo le fasi lunari (luna decrescente),
    trattamenti: il primo intorno al 10 maggio con zolfo, gli altri con rame e zolfo, di media 3 o 4 ogni anno da maggio a settembre, dipende dall’annata.
    disserbamento meccanico (motozzappa).
    La certificazione biologica è visionabile tutti i giorni intorno alle 18:00 quando le vigne si riempiono di insetti (farfalle, coccinelle, ecc. ecc.).
    Spero che queste informazioni, anche se non esaustive, siano state almeno sufficienti.
    Grazie
    Ciro Biondi

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  4. Davide Marrale

    Innanzitutto ringrazio il produttore per aver risposto personalmente alle mie domande, il che lo trovo encomiabile da parte sua interagire con gli appassionati e frequentatori di questo blog. Poi tengo a precisare che le mie domande sono finalizzate solo al soddisfacimento di alcune curiosità che sono proprie dell’appassionato e quindi scevre da intenti polemici. Però quando si parla di Etna, viene quasi doveroso chiedersi come nasca un vino di terroir: lei (Ciro Biondi), m’insegna che il territorio etneo è di struggente bellezza ma anche molto fragile, per cui ancor più che in altri territori, i produttori hanno il dovere di salvaguardarlo e preservarlo. Ovviamente il vino si fa pure in cantina e qui il produttore finalizza tutto il lavoro di un anno, decidendo se fare un vino sull’Etna o un vino etneo, che ovviamente è cosa ben diversa.

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