Nel profondo cuore del Pachinese c’è una moderna azienda biodinamica.
Arrivo nella prima mattinata, l’autostrada alle mie spalle è lontana, attorno a me adesso c’è la rigogliosa contrada Buonivini a Pachino (Sr) . Percorro la stradina poderale costeggiata da un bellissimo muretto a secco, recinzione di un florido uliveto, in fondo finalmente, la costruzione tipicamente sicula rossa vinaccia, me la ritrovo tutt’a un tratto davanti. E’ Pierpaolo Messina, titolare dell’azienda Marabino ad accogliermi, mi accompagna verso l’ingresso dell’edificio attraverso un imponente cancello che mi conduce all’interno di un tipico baglio siciliano.
Il baglio è un assolato cortile interno, con delle precise caratteristiche. Una è che il perimetro del cortile è abbracciato interamente da tutto l’edificio, l’altra, che la pavimentazione è interamente in pietra. Sono qui, in terra di vini rossi bellicosi, per conoscere di persona da dove provengono, e per comprendere anche il garbo e l’eleganza dei suoi vini bianchi.
Tutt’intorno è una distesa lussureggiante di vigneti “impupati”, l’arietta calda sciroccosa anima dolcemente le pampini che paiono salutarmi, cosi mi avvicino alle viti. I miei piedi, forse ho sbagliato le scarpe, ho le infradito, s’imbiancano di soffice e borotalcosa terra palomina. Cespuglietti di varie erbe aromatiche fanno da profumata cornice alle varie tipologie di vite. Un robusto carrubo posto sulla sommità più alta del dolce pendio, domina come un faro tutta la tenuta Marabino e l’estrema punta sud-est della Sicilia che è lambita dai due mari: lo Ionio e il canale di Sicilia. E’ uno spettacolo mozzafiato!
Il sole caldo è già alto, l’armonioso cinguettio degli uccellini s’intona vivacemente al frinire delle cicale, dando origine a una ritmica melodia che ci accompagna fino all’interno della cantina. Entro, la grande sala degustazione è fresca e luminosa, dalle tante finestre attorno filtrano i raggi del sole.
Mi viene incontro Anna disponibile e con un bel sorriso affabile. E’ la collaboratrice di Pierpaolo, si occupa amorevolmente dei visitatori, mi invita ad accomodarmi offrendomi subito dell’acqua fresca.
Mi emoziona il trovarmi qui, visitare la cantina e conoscere dove nascono i vini che più amo, prodotti in modo autentico senza artifizi ne intrugli, solo uva sana schiacciata e fermentata naturalmente, che segue fedele i dettami di Bacco.
Iniziamo la visita scendendo in bottaia. L’ambiente qui sotto è pulitissimo e fresco, l’odore dei legni è gradevolmente percettibile, la luce è fioca, la rassicurante frescura e il silenzio ovattato proteggono i nascituri, i futuri Noto e Archimede annata 2012. I vini stanno lentamente “crescendo” al sicuro nelle botti grandi, come bimbi nel grembo materno. Questa sensazione si accende in me quando ci raggiunge l’enologo, Salvatore Marino. Inizialmente è vigile e anche un po’ teso nei miei confronti, teme forse che la mia curiosità, possa disturbare la quiete dei loro vini. Ha lo stesso atteggiamento di un papà ansioso per l’incolumità dei propri figli. Mi sposto dalle botti e mi muovo con cautela. Intuisce che da me non ha nulla da temere, cosi si rilassa e inizia a spillare il vino dalle botti, prima il Noto e poi Archimede che con fierezza mi offre. Calici di vino rosso violaceo si susseguono. C’è chiusura olfattiva dico. Salvo aggiunge: Il vino è ancora immaturo, scomposto… Pierpaolo invece è stimolato da una bella sapidità. Anna interviene solo perché insisto affinché assaggi anche lei: io a quest’ora? No, è meglio di no! Ci confrontiamo e ne discutiamo ancora per minuti lunghissimi, sottovoce.
Tra tutti gli assaggi ce n’è uno che sembrerebbe già pronto, in cui dominano i sentori di frutta rossa soprattutto prugne, che si mescolano a un instabile sentore di ficodindia, poi la carruba e il sentore ematico, ma è la punta di balsamico che designa una bella profezia per questo vino. In bocca è acerbo ma strutturato, alla deglutizione la tannicità è ruvida e prevalente. E’ il Noto, vino base della produzione Marabino, Nero d’Avola puro, il campione d’assaggio ribadisco essere l’annata 2012.
D’altronde un futuro con il massimo dei criteri qualitativi, si costruisce proprio su delle buone basi.
Il mio giro in cantina mi porta all’area dedicata ai serbatoi in acciaio. Anche qui la pulizia e l’ordine sono oserei dire ; asettici. Questa non è solo la zona dei vini bianchi, prodotti con il moscato bianco di Noto, qui il Don Paolo, l’esclusivo, è prodotto in bottiglie limitate. C’è il Rosa di Nera, è il loro rosato, fine e aggraziato come una vera mademoiselle con i suoi delicati sentori di fragoline e amarene, il Don Pasquale, il più eccentrico.
Tutti i vini sopracitati sono prodotti con Nero d’Avola in purezza, ed effettuano sia la fermentazione che la maturazione, in vasca, mentre Archimede riserva e Noto vinificano in vasca, maturano in botti grandi e ritornano in vasca per l’imbottigliamento. Tutti i vini dell’azienda Marabino, compiono una macerazione più o meno lunga sulle bucce, per consentire una maggiore estrazione dei precursori aromatici delle uve. Del Don Pasquale, ho assaggiato i millesimi 2009, 2010, 2011, vini straordinari con profili organolettici coerenti e precisi, sebbene millesimi di annate diverse, l’impronta territoriale tipica del Nero d’Avola pachinese è netta e inconfondibile. Mi è piaciuto moltissimo il 2010. Nel Don Pasquale non è aggiunta solforosa, né durante il processo di produzione né durante l’imbottigliamento, il vino a dispetto di ciò, ha espresso parametri organolettici di sana vitalità, entusiasmandomi.
Per quanto riguarda i bianchi, il capostipite è certamente il Moscato della Torre, un eccellente vino passito da uve moscato bianco, sapido e delicatamente fresco, abbinabile con disinvoltura alla pasticceria tipica del territorio e non solo. Stupisce piacevolmente l’abbinamento con il variegato mondo dei formaggi, ne cito solo alcuni per darvi un’idea; gli erborinati, i formaggi a paste dura, cruda, cotta o filata del caciocavallo, ai formaggi speziati come piacentino ennese, e tanti altri ancora, fino ai profumatissimi formaggi di fossa: provate.
Segue un’insolita presenza nel mènage di autoctoni, si chiama Eureka, è uno chardonnay, atipico per il territorio pachinese. Il vitigno è allevato su suolo calcareo, possiede alcuni cloni che si sono perfettamente adattati al clima austero di Pachino, che varia da caldi e assolati dì, e notti fresche e ventilate. L’Eureka, vinificato e maturato in acciaio, all’olfatto, ha un’impronta d’impatto propriamente minerale, in seguito con il trascorrere dei minuti lentamente si apre deliziando il naso con sentori fruttati di fichi bianchi maturi, mele Smith e mandorle verdi.
Penetra le narici, l’acre e intenso profumo dei fiori gialli di colza. In bocca, l’acidità marcata e l’alcolicità eloquente non passano inosservati, sostengono insieme con abile equilibrio, la sua struttura possente. Non esagero nel riconoscere in Eureka una certa familiarità caratteriale con i blasonati chardonnay d’oltralpe.
Ultima nata, ma non per questo meno interessante, è la Muscatedda. Eccellente moscato bianco di Noto vinificato secco. Al naso spiccano avvenenti le delicate fragranze floreali e fruttate, emergono con finezza le erbe aromatiche di timo e rosmarino. In bocca, la suadente alcolicità, è stemperata da un’ammaliante verve fresca e minerale. Alla deglutizione lascia il ricordo di una personalità accattivante e decisa, che pareggia per similitudine al tipico carattere della “fimmina siciliana”. Donna “Muscatedda” con queste virtù, sta edificando attorno a se un futuro sicuramente raggiante.
Pierpaolo e tutta la squadra Marabino, coniugano perfettamente concetti di estrema naturalità a strumenti tecnologici avanzati, allevano le viti e curano il terreno secondo il rigoroso metodo biodinamico, ricorrono all’ausilio di un dinamizzatore in rame per miscelare i preparati naturali biodinamici che nutrono il terreno. Impiegano macchine di massima precisione, quali: una nuova pressa idraulica che schiaccia solo i chicchi con la massima accuratezza, grandi serbatoi in acciaio per la fermentazione monitorati da strumenti di altissima precisione. Infine, l’imbottigliatrice, è tutelata e schermata perfino dal seppur minimo pulviscolo aereo. Una serie di lampade a luce fredda, volute da Pierpaolo, scorta il percorso delle bottiglie in fase di riempimento per rilevare eventuali imperfezioni durante la delicata fase dell’imbottigliamento.
Otto vini compongono la prestigiosa rosa dell’azienda Marabino, per i rossi: Noto, Archimede riserva, Don Paolo, Don Pasquale e Rosa nera. Per i bianchi: Moscato della Torre, Eureka e Muscatedda.
Questa bella esperienza, mi fa pensare alla famosa citazione di Molière: “Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro e un buon amico.” Riprendo l’autostrada per tornare a casa, e mi sento davvero fortunata.
Società Agricola Marabino
C.da Buonivini – 96017 Noto (Sr) – Italia
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Muscatedda: sbilanciato il rapporto morbidezza/durezza a favore della prima – tonalità, calda e dorata priva di vivacità – probabile ossidazione