Mi accade raramente di non riuscire a trovare subito dei descrittori per un vino, e questa è una di quelle volte.
L’assaggio del Tuderi 2001 di Dettori è stato spiazzante. Sapevo che era un buon vino, avevo assaggiato annate più recenti, ma non avrei mai immaginato tale bontà in questo millesimo di 12 anni compiuti.
Spiazzante è la sensazione di vellutata suadenza che ti da al naso e al palato. Di una fruttosità carnosa, senza segni di ossidazione o cedimenti dovuti all’età. In perfetto equilibrio tra tannini morbidi ed alcolicità avvolgente.
Se proprio vogliamo descriverlo iniziamo dal colore intensamente granato, già caldo alla vista. Parliamo della sua fine torbidità che affascina e che rende cangianti i colori sotto la luce.
Calore che si conferma negli aromi e nei profumi: ciliegia sotto spirito, melagrana, fragola matura, liquirizia, confettura di mirtillo (o di frutti di bosco, fate voi).
Spesso e consistente, ampio nel sorso, in retrolfazione ritorna tutto il frutto senza mai scadere in ruffiane piacionerie tipiche di altri vini. La persistenza è intensamente lunga e piacevole.
Questo Tuderi è uno dei tre cannonau dell’Azienda Dettori, insieme al Tenores e al Dettori.
Alessandro Dettori affianca il papà Paolo nella gestione aziendale, una gestione di chiara impronta naturale, che mira a preservare il territorio, la tradizione, l’uva e i profumi e i sapori originali del vino.
Così Alessandro descrive sul suo sito web la vinificazione in casa Dettori: “Selezione manuale di tutti i grappoli fatta da me e mio padre su un tavolo in acciaio costruito appositamente. L’uva viene diraspata ma non pigiata e viene lasciata a macerare nei tini di Cemento senza aggiunta alcuna di solforosa. La durata della macerazione dipende dalle caratteristiche del mosto. Può durare dai due ai venti giorni. Macerazioni più lunghe non appartengono alla nostra cultura. La svinatura avviene sempre a mano per preservare la buccia. Il mosto prosegue il suo cammino nelle piccole vasche di cemento sino al suo imbottigliamento, di solito dopo due – tre anni.
In Cantina non è stato utilizzato alcun prodotto di chimica di sintesi oltre allo zolfo. Non sono stati aggiunti lievi, enzimi ed ogni altro coadiuvante della vinificazione e maturazione del vino. Non filtrato, non chiarificato, non barricato. Lasciare riposare dopo il trasporto, lasciare ossigenare nel bicchiere, eventuali residui e CO2 sono naturali. Ogni bottiglia può essere diversa. Non usiamo vitigni – vini internazionali per addomesticare i nostri vini”.
La produzione totale annua va dalle 20.000 bottiglie alle 45.000, in relazione alla variabilità climatica e senza forzature tecnologiche.
Il territorio è quello della Romangia, nel nord-ovest della Sardegna, in particolare Badde Nigolosu, nel comune di Sennori in provincia di Sassari. Un anfiteatro naturale che guarda il mare sopra Marina di Sorso, con l’isola dell’Asinara come sfondo naturale.
Su un terreno prevalentemente calcareo, sono impiantati i vigneti ad alberello sardo, senza irrigazione, con una densità d’impianto di 5.000 – 7.000 ceppi per ettaro.
Complessivamente Dettori produce i seguenti vini: il Dettori Bianco (Vermentino), tre diversi Cannonau, il Tuderi, il Tenores ed il Dettori; il Chimbanta (Monica), l’Ottomarzo (Pascale), il Moscadeddu (Moscato).
I vini vengono lavorati in purezza: 100% Cannonau, 100% Monica, 100% Pascale, 100% Vermentino, 100% Moscato.
L’estensione del vigneto da cui proviene il Tuderi è 2,89 ettari lavorati in biodinamica. Età media del vigneto di oltre 40 anni. Produzione media per ettaro, 35 quintali.
Tenute Dettori
Località Badde Nigolosu
07036 Sennori (Sassari).
Tel +39 079 512772
Agriturismo +39 348 333 0900
info@tenutedettori.it
http://www.tenutedettori.it



Cosa vuoi che ti dica di più, Massimiliano? La vigna è coltivata con gli stessi metodi del nonno e il vino è vinificato nello stesso identico modo del nonno. Di diverso c’è il tavolo per la cernita delle uve (invenzione di Alessandro), un’imbottigliatrice moderna (ma quella manuale è ancora ben nascosta e sempre pronta in un angolo) e un asino. Non io, che potrei anche somigliarci ma ho due zampe. Il nuovo ospite della tenuta, innamorato perfino della cantina, che ne ha quattro, cioè tutte al posto giusto. Ho in memoria cannonau degli anni ’60 e ’70 e ti devo dire che questo me li ha ravvivati tutti, dunque è proprio di una tradizionalità evidente. Una sola accortezza, consiglierei a chi lo vuol gustare meglio. Apritelo un paio di giorni prima e non scaraffatelo. Come faceva il nonno di Alessandro, come fa ancora lui con l’ottima “spalla” di Fabio D’Uffizi.
@Mario Crosta, ti aspettavo 🙂
So che non si dice… ma questo vino è stato commovente
@Massimiliano Montes, commovente è la parola giusta, perché ci si commuove mentre lo si beve, di gioia per gli aromi e i sapori di quella terra, che ti entrano nel sangue, per il ricordo di amici che non ci sono più come Mariu “o sole mio”, per i figli e i nipoti che verranno a giocare anche loro fra le viti. Non vorrei esagerare, ma in quel vino si sente la famiglia in senso stretto e in senso lato, ci si sente parte di una comunità, di un popolo… e si parte per la tangente, appunto con la commozione.
@Mario Crosta, ciò che mi dispiace è non riuscire a trovarlo in enoteca nella mia città. Queste bottiglie erano un residuo in giacenza, finite le quali… nisba.
I vini che noi recensiamo sono generalmente difficili da trovare, e questo è un problema.
@Massimiliano Montes, lo sai bene che fa poche migliaia di bottiglie e non possono dunque arrivare in tutte le regioni. Se volesse, farebbe almeno cinque o sei volte tanto, vestite anche con la DOC, ma non sarebbero di questa naturalità. Quest’anno, siccome non usa spruzzare niente di chimico, la peronospora gli ha distrutto il 50% del raccolto, quindi anche dove lo si trova di solito se ne troverà la metà. A fare vini senza chimica di sintesi in vigna si rischia anche questo.
2001 ??? che invidia… Dettori produce alcuni tra i migliori vini del mio piccolo insignificante mondo 🙂
@Nic Marsél, “soltanto” 2001 perchè le bottiglie dovevano essere trasportate in continente dalla Sardegna, quindi “mosse” e “scosse” durante il viaggio. Ma non ti dico quale effettiva capacità d’invecchiamento hanno il Tuderi e il Tenores, sennò ti spaventi o mi prendi per scemo. Fattelo dire da Fabio D’Uffizi, che ne ha assaggiati anche di molto, ma molto più vecchi. Del resto, non dovrebbe essere un mistero, visto che anche i migliori cru di Borgogna, anch’essi prodotti con gli stessi criteri e le stesse rese, lo dimostrano.
@Mario Crosta, mi fa piacere questo paragone con i migliori cru di Borgogna. Dettori se lo merita.