Grillo 2010 Barraco

Grande. Raramente capita di gustare un vino e poterlo istintivamente definire in questo modo, ma il Grillo 2010 di Nino Barraco (nella foto) lo merita: è un grande vino.

Degustato in anteprima in occasione dell’incontro con Jonathan Nossiter svoltosi ai Cantieri Culturali della Zisa il 3 maggio 2012, si è rivelato a dir poco sorprendente. Già in passato i vini di Barraco avevano stupito per le emozioni che erano capaci di suscitare, ma questa volta Nino ha superato se stesso. Complice anche la splendida annata ha creato un piccolo capolavoro.
Di colore giallo dorato intenso, complesso già alla vista. E’ un vino che ti parla, comunica con te al primo sguardo, ti attrae e cerca imperiosamente la tua attenzione. Prendi il calice in mano, lo rigiri, lo ammiri, e cominci a chiederti con curiosità crescente che profumi potrà mai avere quel liquido così intenso e caratteriale.

Grillo 2010

Grillo 2010

Al naso è perfetto, in preciso equilibrio. Si apre, con note minerali profonde, intense. Mai scorbutiche o eccessive, di quella mineralità complessa ma composta che si spera sempre di riconoscere in un vino. Minerale, parola sovente abusata, che nei bianchi suggerisce quelle note vagamente idrocarburiche e salmastre, e poi di terra bagnata e selce.
La salinità tipica delle epoche di maturazione precoci del Grillo è, in questa annata, ridotta ai minimi termini. Verosimilmente a causa dell’ottimo andamento climatico che ha accompagnato il ciclo vitale della pianta e di una vendemmia effettuata su uve che avevano raggiunto un eccellente punto di equilibrio tra maturazione zuccherina (o tecnica) e fenolica.
La mineralità di questo vino è perfettamente bilanciata dal frutto, che si staglia deciso, con note di albicocca fresca, mellone giallo e guaiava, stemperate da una mandorla sottile, insieme ad una florealità di caprifoglio, biancospino e tiglio.
La bevibilità è veramente godereccia, quasi carnosa, con una lieve ma persistente acidità ed una retrolfazione che richiama in toto l’ampio spettro aromatico di apertura insieme a sentori vagamente salmastri.
Dopo aver deglutito ed inspirato col naso è inevitabile un sorriso e la promessa di berne ancora, tanto.

Il territorio.
Sul sito web “La Terra Trema (vini e vignaioli autentici, agricolture periurbane, cibo e poesia dalla terra)”,  sulla scheda dedicata alla propria azienda, alla voce “I miei principi e idealità di produttore”, Nino Barraco scrive: “produrre vini naturali e rappresentativi del territorio”.
La filosofia produttiva di Nino concretizza il suo modo di interpretare la vita: fare un vino senza trucchi, vivere senza trucchi. Il vino inteso come strumento attraverso il quale veicolare emozioni, territorio, aromi veri. Ma anche come portabandiera di un’etica, di un modo di vivere sano.
Il Grillo è figlio di una vigna di due ettari impiantata trentatrè anni addietro su una duna di sabbia, proprio davanti al mare di Triscina, a pochi passi da Campobello di Mazara. Terra rossa ricoperta da una fine sabbia dorata che sembra richiamare incredibilmente il colore del vino. Ad un altitudine di 10 m sul livello del mare,  2.800 piante per ettaro sono coltivate manualmente nel pieno rispetto dell’equilibrio microbiologico e dell’ecosistema del territorio. L’uso della chimica è bandito, ed i trattamenti si limitano a composti a base di zolfo e rame. Le uve vengono raccolte a mano a fine agosto.

Vigna

Vigna

 

Un particolare della vigna: sabbia marina

Un particolare della vigna: sabbia marina

La vinificazione.
In cantina i grappoli vengono diraspati e gli acini pressati con un torchio verticale. Le bucce vengono lasciate a macerare nel mosto per cinque giorni. La fermentazione avviene spontaneamente, senza inoculo di lieviti selezionati e senza controllo della temperatura. Inutile specificare che la vinificazione avviene nel pieno rispetto della varietà e del territorio, quindi senza prodotti chimici ed enotecnici che snaturano il profilo aromatico originale del mosto-vino.
Il Grillo si affina per otto-nove mesi in acciaio e per ulteriori cinque mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Ne vengono prodotte circa 3500 bottiglie.

L’Azienda.
L’azienda nasce nel febbraio 2004 con l’intenzione di differenziarsi dall’appiattimento verso schemi omologati dal gusto cosidetto “internazionale”. Quando Nino inizia a produrre vino con metodi naturali questa definizione è sconosciuta alla maggioranza dei consumatori. Il vino naturale era un vino d’avanguardia, in un mondo enogastronomico ancorato allo stile “barricato” degli anni ’90: dal vino barricato al vino di Barraco il passo non è breve.  L’azienda coltiva otto ettari di cui sette a vigneto ed uno ad uliveto. Oltre al Grillo produce Catarratto, Zibibbo secco, Pignatello (o Perricone), Nero d’Avola, ed il “Milocca”, uno squisito vino rosso dolce da uve Nero d’Avola surmature. Complessivamente 18.000 bottiglie circa.
Per concludere, mi piace citare un’altra frase di Nino, un suo pensiero sul vino e sul rapporto che lo lega a chi lo produce: “Il vino è frutto della personale e territoriale cronistoria del suo produttore, tale intimo rapporto non permette l’interferenza di tecnici in fase di vinificazione”.

Vini Barraco
contrada Fontanelle 252
91025 Marsala (Tp)

Tel. (+39) 389 7955357
(+39) 329 2073935
info@vinibarraco.it
http://www.vinibarraco.it

 

Parzialmente pubblicato il 12 maggio 2012 su cronachedigusto.it

2 thoughts on “Grillo 2010 Barraco

  1. nico speranza

    “Il vino è frutto della personale e territoriale cronistoria del suo produttore, tale intimo rapporto non permette l’interferenza di tecnici in fase di vinificazione”.

    …allora aboliamo, pure, dagli atenei i corsi di laurea in enologia!!!

    Reply
    1. Massimiliano Montes Post author

      @nico speranza,
      beh, forse uno potrebbe studiare e farsi il suo vino.
      Magari li lasciamo i corsi di laurea 🙂

      A parte gli scherzi, credo che Nino volesse dire che il vino deve rispecchiare il gusto e l’idea del produttore. Spesso ci sono persone che investono soldi a pacchi nel business del vino, ma che di vino non capiscono nulla, e/o non conoscono i vini, non hanno una propria esperienza gustativa.
      Allora chiamano l’enologo di turno e si fanno fare il vino. Cercando così di surrogare le proprie mancanze delegando le scelte a un tecnico.

      Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *