“Alla virtuosità preferisco la purezza della semplicità, nella musica come nella cucina”
Ludovico Einaudi
Oggi abbiamo bevuto il vino di un contadino etneo.
Vendemmia 1989, carricante in purezza.
Fatta da un signor Nunzio, Rocco o Carmelo, chissà.
Un vino pirandelliano.
Il vino di uno, nessuno e centomila.
Il vino di un piccolo grande contadino etneo.
Difficile descriverlo con le parole, era un vino di suggestioni più che di sensazioni.
Era un vino bianco.
Un vino di palmento.
Un vino dell’Etna, sapido e salmastro, con quella tensione e nota minerale che solo il vulcano sa dare.
Era un vino saggio, con un po’ di anni alle spalle, un vino che aveva da dire e da dare.
Era il vino di un contadino etneo.
Di quelli che si assaggiano non solo con le narici, ma con l’anima.
Lascio i vini perfetti (e anche le donne/ uomini se é per quello) alle persone senza immaginazione.
Io amo i vini naturali, i vini contadini, nella loro perfetta imperfezione.
Li amo per le emozioni e le sensazioni che sanno regalare, che vanno ben oltre le loro caratteristiche fisiche.
Li amo perché sono pieni di vita.
I vini contadini rallegrano il cuore e sollevano lo spirito.
Sono vini senza filtri e maschere, a volte ruspanti, ma sempre autentici e veri. Vini sinceri.
No, non sono “i vini dell’enologo”, sono ben altra cosa, un’altra dimensione del vino.
E oggi, come diceva il grande Charlie Chaplin, più che di istruzione e intelligenza, abbiamo bisogno di cuore..
Il vino del contadino etneo veniva dal cuore, questo si sentiva.
Fatto non per essere venduto, ma semplicemente per essere bevuto.
Un vino dai gesti semplici, senza ideologie, costruzioni mentali, filosofie: cogliere l’ uva, pigiarla nel palmento per condividere la gioia del suo frutto con la famiglia e gli amici.
Un vino ingenuo e struggente.
Etereo e eterno,ma sopratutto, etneo , sapido all’apertura, dai sapori di fiori secchi e erbe selvatiche per poi distendersi, rilassato e sereno, verso note ossidative, incenso, frutta secca..
Un vino sacrale e primordiale.
Il vino di un vecchio contadino etneo senza faccia.
Perché lui, con la sua umiltà e saggezza sa bene- di fronte alla Natura siamo nulla.
Si, lui é uno, nessuno e centomila.
Il piccolo grande contadino etneo, pirandelliano e siculo fino alle viscere, frutto innocente di quella Sicilia peccaminosa che adoro, fatta di sole, sangue e sudore..
Il cuore pulsante del Mediterraneo.
Questo scritto é dedicato a lui con tutto il mio amore e rispetto,(anche senza baciarne le mani) per lui e per l’Etna, che arde dentro i cuori non solo di quelli che la popolano, ma sopratutto di quelli che la amano. Anche nel mio.
Un grazie speciale a Salvo Foti, custode di vecchie viti e di vecchie tradizioni, per aver reso possibile l’incontro con il vino del contadino etneo.
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Ha colpito anche me questo vino… Si potebbe definire di seplice complessità. Buonissimo.
“… gesti semplici, senza ideologie, costruzioni mentali, filosofie…” Mi chiedo: quando cominceremo a parlare di vino con parole semplici, senza ideologie, costruzioni mentali, filosofie?
“Il vino del contadino etneo veniva dal cuore, questo si sentiva” Ho qualche dubbio sul fatto che il vino era buono perchè è stato fatto da un uomo che ha un “cuore” . Se mi fermo un attimo e penso al mondo della letteratura, della filosofia o della musica trovo che molti uomini pur essendo stati dei grandi nel loro campo, nella vita privata e pubblica hanno fatto delle scelte poco sagge, sono stati degli stronzii, hanno trattato con violenza i loro compagni, si sono comportati come se non avessero un “cuore”
P.s. Condivido pienamente il il giudizio che dai sul vino. Saluti
@Francesco, io Tarzan tu Jane, vino essere buono.
Potremmo parlare anche così, ma io preferisco l’espressione passionale di Nicoletta (e di tanti altri) 🙂
Poi la spiegazione di perché quel vino fosse buono è facile: fatto bene, con amore (eh si, chiunque fa vino o conosce qualcuno che fa vino sa che chi lo fa ci mette amore), senza trucioli, staves e barrique.
@Massimiliano Montes, Forse mi sbaglio, ma ho avvertito un po’ di ideologia in questo articolo. Vedi Montes, per fare un esempio, T. S. Eliot con “The waste land” ha scritto un capolavoro, Pound ha scritto delle cose bellissime ecc, ma il loro cuore batteva per una ideologia alquanto discutibile.
Io, fra Tarzan, Jane e l’articolo di Nicoletta ho scelto il disincanto.
@Francesco, ma si scherza… Comunque nessuna ideologia, il vino era veramente buono, la descrizione appassionata. Tutto qui.
Nel momento in cui cominceremo a parlare del vino nei termini di ” io Tarzan, tu Jane, vino essere buono” non parleremo più di vino.
Il vino é suggestione, nella sua più pura essenza.
Non solo, ma anche.
” Il vino é la poesia della terra”, per citarne una delle definizioni più note..
Il vino é incanto di natura, ma chi sceglie il disincanto certamente é libero di farlo..
Vediamo quello che i nostri orizzonti ci permettono di vedere, nel vino come in tutto nella vita..
Nulla é veramente giusto, nulla é veramente sbagliato, tutto é relativo..