Don Quijote

Andiamo con ordine. Cominciamo dalla fine: dalla famosa & famigerata cena georgiana. Attesa, sognata, sospirata…l’appuntamento imperdibile per abbeverarsi alla fonte della conoscenza. Nicoletta Bocca controlla gli ingressi, Lady Foradori una e trina (Cerea, Villa favorita e ViVit) dispensa benedizioni agli adoratori, Cappellano junior se la ride di gusto: lui che nel pomeriggio ha ordito uno scherzo diabolico spacciando il Tavernello come vino naturale ad una serie di pseudo-intenditori bloggari.

Cappellano junior

Cappellano junior

Insomma, l’atmosfera è quella giusta: sana allegria agevolata da robuste dosi di enogioia, una lunga tavolata e bottiglie georgiane pronte ad essere scolate.
Accanto a me siede uno spietato bloggher palermitano che conosce la Georgia come Mondello, di fronte un bell’uomo di una certa età riservato ed elegante come la signora al suo fianco.
I piatti si avvicendano con fiera sicurezza caucasica: zuppa di fagioli, pecorino stagionato stufato di montone iperspeziato. Cominciamo ad azzannare e tracannare fieri e sprezzanti…Pergole torte? Bevitelo tu… Barolo di Rinaldi? Roba banale…Noi beviamo solo il Saperavi maturato in anfore interrate a mano da monaci secolari (o erano le anfore ad essere secolari?)…oppure il mitico Rkatsiteli del Kakheti: vini da uomini veri che non cadono nelle trappole di Cappellano.

Arriva lo stufato

I robusti georgiani cominciano a randellare sistematicamente gengive & palati – già provati da giorni di degustazioni – neanche si trattasse di invadere l’Ossezia e in men che non si dica con l’ausilio del robusto montone speziato inducono alla resa anche i bevitori più incalliti. Lingue penzoloni, labbra gonfie…incominciamo a guardarci intorno con aria perplessa, mentre intorno a noi poco alla volta – con fare indifferente – gli altri commensali incominciano a prelevare campioni dal tavolo dove vengono lasciate le bottiglie aperte a fine giornata.

Esitiamo anche noi, arriva un rosso: troppo tannico, ancora non ci siamo..; con questa cucina ci vorrebbe un bianco fresco, poco tannico ma sapido e minerale…magari un Fiano di Avellino ben fatto, meglio ancora se prodotto con metodi naturali dal simpatico signore seduto proprio di fronte a noi: Pierluigi Zampaglione, che implorato in ginocchio è andato prenderne una bottiglia in macchina. Pierluigi produce da pochi ettari un vino delizioso e facile al tempo stesso, sontuoso e bevibile. Un Fiano coltivato sulle colline di Calitri ad 800 metri sul livello del mare, su una terra brulla come la Castiglia dove le vigne sono l’unica macchia verde in mezzo ai campi di grano.

Pierluigi Zampaglione

Pierluigi Zampaglione

Un vino affilato e verticale proprio come il personaggio di cui porta il nome: Don Chisciotte.
Lasciate perdere l’abbinamento per tradizione, sono tutte storie inventate: la cucina caucasica vuole il Fiano mentre sono sicuro che le sarde a beccafico sarebbero perfette con il Saperavi.
Per adesso abbiamo in programma una visita a Calitri, per Tblisi ci stiamo attrezzando.

 

 

Azienda Agricola Pierluigi Zampaglione
Strada Statale 399 km 6 – 83045 Calitri (Av)
Tel e fax 0827 38851 cell 339 3494135
http://www.ildonchisciotte.net

 

3 thoughts on “Don Quijote

  1. Nic Marsél

    Peccato essere arrivato tardi ma anche il dopo cena è stato interessante. Ho in cantina ancora un paio di don chisciotte 2007 ma nessun negozio nei paraggi per acquistare specialità georgiane… che fare?

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    1. Mario Crosta

      @A3C, prova un bianco leggermente abboccato da uve Tsolikauri della zona di Tvishi con sfoglia farcita di paté, anche con gamberetti di fiume in salse delicate, oppure con prosciutto e melone e infine con la pasticceria secca. Prova un rosso abboccato da uve Alexandreuli e Mujuretuli della zona di Kvanchkara con spiedini di carne alla brace con cipolla bianca conditi con confetture e passati di frutta a basso tenore zuccherino e serviti con chicchi di melograno, oppure con carni d’agnello cotte in zuppa con un bel cucchiaio di diavolicchio piccante fresco e tritato finemente.

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