sassaia-2007-la_biancara

Come si cambia. Il Sassaia 2007 de La Biancara ritrovato.

Rovistando dietro i salami nella parte bassa del frigorifero le mani mi cadono su una bottiglia: che cavolo è sta cosa? Ora la butto.

Ma che buttare e buttare. La guardo, ed è una bottiglia di garganega di Angiolino Maule, il Sassaia, millesimo 2007, chissà come dimenticata per dieci anni in frigorifero, e sopravvissuta a spostamenti, pulizie, rinnovi di provviste e quant’altro.

sassaia-2007-la_biancara_retroetichetta

Sassaia 2007 La Biancara, retroetichetta

La guardo. La rimiro in trasparenza per cercare di scorgere precipitazioni o segni visivi di ossidazione: sembra perfetta. D’altro canto la conservazione a 3-4° in frigorifero le ha certamente garantito una longevità maggiore.

Approfitto di una serata con adeguati amici bevitori, ospiti del buon Stefano Bagnacani e di Franco Virga al Caffè Letterario Garibaldi di Palermo (enoteca naturale con piccolo bistrot annesso all’omonimo ex teatro), e restituisco a questa bottiglia gli onori che si merita.

Le aspettative non sono elevate, perché il Sassaia di Angiolino Maule, presidente di VinNatur, contiene pochissima anidride solforosa e i vini naturali godono della fama (immeritata? Lo vedremo…) di essere poco longevi, in special modo i bianchi.

Sassaia 2007 La Biancara, calice

Sassaia 2007 La Biancara, calice

Il sughero, estratto con cautela, ha un odore perfetto. Il vino nei calici è trasparente, lievemente opalescente perché non filtrato, ma senza alcun segno visivo di ossidazione.
Al naso è una sorpresa. Incredibilmente diverso da come lo ricordavo “da giovane”, diciamo che è invecchiato bene.

Un po’ come quegli attori che da “grandi” acquistano un fascino che solo l’età, ben portata, può dare, ad esempio Sean Connery o Richard Gere, il Sassaia 2007 recita alla perfezione il suo ruolo da mattatore.

Intensi e polimorfici aromi di evoluzione terziaria, senza alcuna nota ossidativa, trasformano questo bianco, che nasce come vino di vivace bevibilità, in un nettare da meditazione.
Gli aromi fruttati, ancora percepibili, che richiamano la susina, il litchi, insieme a sinceri profumi di uva bianca, si nascondono dietro un turbinio di note evolute che ricordano a tratti i legni esotici di un negozio indiano, altre volte gli aromi di olii essenziali alla frutta secca, e ancora sottili note tenuemente canforate che si intrecciano con aromi floreali che richiamano alla memoria il glicine e la plumeria.

La definizione migliore che posso dare delle sensazioni al palato è rispettoso. Non solo perfettamente equilibrato, ossia senza la prevalenza di aromi o sensazioni tattili più intense delle altre che potrebbero infastidire o stancare, ma assolutamente rispettoso del nostro olfatto e del nostro gusto. Nonostante l’inusuale profilo estremamente terziarizzato.

Si beve di gusto, senza alcuna stanchezza. Quando la bottiglia tristemente finisce, ringrazio mentalmente il mio frigorifero e la mia dimenticanza.

Angiolino-Maule

Angiolino Maule

Angiolino Maule, insieme alla moglie Rosamaria e al figlio Alessandro, gestiscono con dedizione sei ettari di vigneto sulle colline di Gambellara, Vicenza prevalentemente impiantati con garganega, l’autoctono bianco emblema del vicentino. Producono anche merlot, tocai rosso e cabernet sauvignon.

Inutile soffermarsi sul significato di vino naturale per Angiolino, è sufficiente leggere il disciplinare di produzione VinNatur.

La-Biancara-Angiolino-Maule-Vendemmia-2015

La Biancara, vendemmia 2015

Vale piuttosto la pena di rimarcare che, indipendentemente dalla naturalità produttiva, un vino di eccellenza è un vino che va saputo aspettare. Serbo un ricordo di quando ero bambino: mio padre aveva una piccola cantina, all’epoca non si parlava ancora di vino naturale. Però amava i buoni vini e le eccellenze. Sia lui che i suoi amici appassionati, usavano conservare le bottiglie acquistate per qualche anno prima di aprirle. Quando si stappava una bottiglia la si lasciava aperta almeno un’ora prima di berla. Questa era la prassi.

Oggi i produttori, purtroppo anche molti naturali, vogliono vendere il vino subito e vogliono un vino stappa e bevi: si prende la bottiglia, magari appena acquistata, si stappa, si versa e “ooohhhh, quant’è buono”. Questo non è il modo di bere il vino, ma le bevande e i succhi di frutta.

Ci sono vini che per loro tipologia sono, storicamente, di immediata fruizione e di facile bevibilità: alcuni frizzanti, alcuni bianchi, persino alcuni rossi.
Il desiderio di spostare nella direzione di una facile e pronta beva, vini che tradizionalmente richiedono tempo, è solo un’operazione di mercato, significa semplificare e sminuire qualcosa che meriterebbe maggiore cura.

Questo Sassaia 2007 ne è la prova: un vino fatto con seri metodi naturali, da rese non elevate, con una breve macerazione, non filtrato, è capace di illuminarsi d’immenso. Se solo gliene viene concessa l’opportunità.
Spero che i vignaioli abbiano una sensibilità similare, ed intuiscano che il vino non deve essere per forza di facile ed immediata bevibilità, ma che richiede i suoi tempi e la giusta attesa. Inoltre solo una corretta vinificazione da uve agronomicamente ben gestite, e l’assenza di filtrazione (il vino si può illimpidire anche per decantazione, certo ci vuole più tempo) possono gettare le basi per un grande risultato.

 

5 thoughts on “Come si cambia. Il Sassaia 2007 de La Biancara ritrovato.

  1. Nic Marsél

    Nutro enorme rispetto per i produttori che mettono in vendita i loro vini solo quando sono davvero pronti ma non posso condannare quelli che, soprattutto all’inizio dell’attività, devono cercare di rientrare dalle spese sostenute e che quindi spingono in direzione opposta. Per me l’immediata bevibilità parte da quando si stappa la bottiglia 😉 Ma devono essere già passati anni dalla vendemmia.

    Reply
    1. Massimiliano Montes Post author

      @Nic Marsél, è vero. I piccoli spesso hanno bisogno di soldi. Ma anche chi non ha necessità immediata a volte considera un vino “sbilanciato” solo perché subito dopo l’imbottigliamento non presenta caratteristiche di rotondità o di fluida bevibilità. Credo che nessun grande barolo o amarone o brunello sia mai stato equilibrato all’mbottigliamento. Ci vuole tempo 🙂

      Reply
    1. Nic Marsél

      @Nic Marsél, lo chiedo perchè la foto della retroetichetta è tagliata. Si intuisce qualcosa sotto 750 ml … peccato sia incompleta 🙁

      Reply
      1. Massimiliano Montes

        @Nic Marsél, si, c’erano un minimo di analisi. Ma non le ricordo tutte, bottiglia buttata 🙂

        Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *