Cantina Margò e il Fiero di Carlo Tabarrini

Ne ha fatta tanta di strada in salita Carlo Tabarrini fino ad oggi.

Da bambino aiutava il nonno e suo papà che coltivavano la vigna per conto terzi. Nel tempo libero il suo gioco preferito era il far fermentare l’uva nei barattoli. Il vino, in realtà non lo apprezzava per niente, fino al giorno in cui un amico, gli offrì qualcosa di straordinario. Erano gli anni 2000. Da quel momento avvenne la svolta, la vera passione per il vino esplose in lui. Cominciò la ricerca per la realizzazione di un sogno; una vigna tutta sua da allevare per riuscire a produrre il suo vino. Il suo desiderio era di riuscire a produrre un vino sano, puro e artigianale, che avesse soprattutto caratteristiche territoriali di provenienza.

Carlo Tabarrini

Carlo Tabarrini

 

Cantina Margò, vigna

Cantina Margò, vigna

Inizialmente si avvalse dell’appoggio di cantine che seguivano una filosofia che supportava il lavoro in cantina, fatto di tecnicismi, correzioni, e supporti chimici. Da questa esperienza, si accorse presto che quell’approccio non avrebbe portato i risultati sperati. I vini erano snaturati dalla tecnica e dalla chimica, non soddisfacevano ne realizzarono il vero sogno di Carlo. La tenacia per fortuna non l’abbandonò, oggi Carlo Tabarrini, giovane viticultore, è riuscito a realizzare una cantina tutta sua, malgrado ad accompagnarlo nel suo tortuoso percorso siano stati più dolori che gioie. Intuì presto che il lavoro in vigna deve interagire in perfetto equilibrio con l’ecosistema, che è fondamentale per un vero e proprio scambio comunicativo e collaborativo con la terra, con quest’orientamento rispettoso è certo che in cantina, lui e le uve si riconosceranno, e sostiene che:
“Non può esserci passione con un estraneo”.

Margò è la sua “micro cantina” questo è il termine con il quale la definisce, si trova a Sant’Enea in provincia di Perugia, in Umbria e il suo credo è la coltura biodinamica. Il Trebbiano, il Grechetto e il Sangiovese, sono i vitigni con i quali produce poche bottiglie, denominate “Fiero”. Tutta la produzione compie macerazione sulle bucce, i suoi vini non fanno in tempo a venire al mondo che li ha già venduti alla sua già nutrita schiera di appassionati degustatori. Vini per nulla consueti, a volte anche scontrosi, ma che giungono ai nostri calici con caratteristiche di veridicità autentiche e tipicamente territoriali capaci di emozionare.  Ho avuto la gioia di assaggiare i campioni dell’intera produzione “Fiero”: il Bianco, il Rosato, il Rosso, il Passito e il Muffato.
Dal Grechetto, Carlo produce un ottimo bianco secco, è il Fiero Bianco.

Fiero Bianco

Fiero Bianco

Il vino ha un bel colore dorato, i profumi al naso nell’immediatezza, ricordano i sentori di carbone e zolfo, poi lentamente si apre a profumi di erbette aromatiche di maggiorana e di erba cipollina. Pochi minuti di sosta al calice, ed emergono in armonica sintonia, le delicate rose canine e gli agrumi. In bocca c’è esuberante agilità successa dalla vibrante freschezza. Alla deglutizione una persistenza lunga, chiude con la mineralità dell’esordio. E’ il millesimo 2012, giovane e scalpitante, ma già di grande carattere e finezza, assolutamente da riassaggiare.

Il Rosato Fiero, è prodotto da uve Sangiovese, . Al calice è un vino rosso scarico,possiede profumi eccentrici, la frutta rossa si mescola sentori di fumo e funghi. In bocca è ordinato e fragrante, lievemente tannico di ottima beva.

Fiero Rosato

Fiero Rosato

Il Rosso Fiero 2010, Sangiovese, ha un colore rosso fosco, al naso non è affabile nell’immediato, i profumi sono in combutta tra loro per confondermi. Emerge un vortice di sentori vinosi, fumosi, fruttati e vivacemente speziati, tra tutti capto il curry, sono seguiti da profumi di pellame(selvatico). In bocca è sapido, tannico e di buon corpo. Alla deglutizione persiste l’aroma della ricca mistura di natura selvaggia.

Il Vendemmia tardiva Fiero 2011, si presenta rosso rubino intenso, al naso affiorano le more e tutti i piccoli frutti rossi maturi successivamente i sentori virano verso tendenze boschive e balsamiche. Caratterizzano questo passito le spezie, assiste ancora il curry insieme alla cannella e agli umori selvatici. In bocca è pieno, dolce e vellutato, con sufficiente freschezza e sapidità.

Muffasanta Fiero 2011 (non tutti i mali vengono per nuocere).
Da Carlo Tabarrini mi urge farmi raccontare tutta la procedura per vinificare il Muffasanta Fiero, un vino a dir poco straordinario.
Nasce da una vendemmia tardiva iniziata a novembre da un vigneto di trebbiano posto a 300 sul livello del mare. Questa eccezionale vendemmia, ha un percorso carico di problematiche e di accadimenti che io definisco, fortuiti.

L’uva di trebbiano raccolta e diraspata, ha compiuto una macerazione sulle bucce di circa trenta giorni a tini aperti. In seguito, il mosto è stato pressato a mano, e ha iniziato una fermentazione in botte scolma all’aperto che si è protratta per quarantacinque giorni invece dei trenta previsti da Carlo, poiché un’abbondante nevicata gli ha impedito di recarsi in cantina. Sciolta la neve, torna in cantina, temendo sia accaduto il peggiore dei disastri, Carlo assaggia il vino, e scopre invece che il freddo ne aveva in qualche modo preservata la vitalità. I profumi emergevano intatti e piacevoli, ma all’assaggio il vino era totalmente assopito, i vitali profumi gli lasciavano presagire però buone speranze, cosi ricolma e chiude la botte. Non resta che attendere la primavera. Il Muffasanta, alle tiepide temperature primaverili, ricomincia a fermentare, la turbolenta fermentazione oltre a far saltare il cocciume che scolma la botte, esaurisce tutti zuccheri. Il vino a contatto con l’aria, da origine a ossidazione, quello che per certi vini è universalmente considerato un difetto,-a volte a sproposito- ecco che in questo vino l’ossidazione ne amplia il corredo aromatico rendendolo a mio parere eccezionale per singolarità. Il Muffasanta è un muffato secco, ha solo 1gl di residuo zuccherino. Il colore è un caldo oro ramato.  Il vino non presenta i tipici sentori dolciastri e mielosi di passiti da uve botritizzate, si evincono invece percezioni vivide e intense di erbe aromatiche, fiori freschi e frutta agrumata.

Sono incontenibili i sentori di rabarbaro e china, principali temi che si percepiscano subito al naso, accostati ai fiori di camomilla e a un’ouverture di erbe aromatiche simili all’origano, l’alloro e all’aneto. In bocca, è pieno, la soave morbidezza si amalgama a percezioni di acidulo che ricordano il lime e il mandarino, offrendo complessivamente un piacevole ritmo gustativo. Alla deglutizione la nota verde aromatica, è scalzata da saporita uva sultanina e da deboli fragranze legnose di castagno. C’è una soddisfacente complessità in un corpo di notevole struttura ed eleganza. Lunga è intesa la persistenza, chiude con una piacevole sensazione flautata di dolcezza. Unico neo riferisce Carlo su questo vino è l’abbinamento.  Un vino cosi insolito presume possa avere difficoltà nell’abbinamento al cibo. Ma se l’uomo non vive di solo pane, voi e il Muffasanta siete già un ottimo abbinamento.

 

 

Cantina Margò
via Settevalli 669
06129 Perugia loc. Casenuove
Perugia (PG)
Tel.+39.347.69.76.464
email:info@cantinamargo.com
http://www.cantinamargo.com

 

 

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