I vigneti a pergola abbruzzesi non hanno retto alla doppia nevicata tra il 26 e il 27 novembre e si sono schiantati. I tralci, le foglie e i cavi di tenuta costituiscono un buon piano di appoggio per la neve, che si è accumulata rapidamente in poche ore.
La Coldiretti comunica che le zone piu’ colpite sono San Valentino in Abruzzo Citeriore, Loreto Aprutino e Citta’ Sant’Angelo in provincia di Pescara. Ripa teatina e Bucchianico per la provincia di Chieti.
Nonostante la caduta delle impalcature non determini, in genere, la morte della vite, i danni economici per il ripristino delle strutture di sostegno dei vigneti è ingente. Sembra che le superfici interessate siano superiori ai 1200 ettari, e i costi di ripristino tra i 2.000 e i 4.000 euro per ettaro.

Un’anomalia tutta italiana. Negli Stati Uniti le aziende sono assicurate e in caso di calamità (tornado o nubifragi) le assicurazioni risarciscono i danni. Da noi si batte cassa sempre allo stato.
I contributi statali devono andare alla povera gente, non agli imprenditori. Gli imprenditori per definizione si accollano un rischio d’impresa. Se sono assicurati bene, se non lo sono falliscano pure. Si chiama democrazia, o capitalismo che poi è lo stesso.
Sig. Luciano Ferrari,
il suo discorso non fa una piega, e, in parte sono d’accordo con Lei. Il problema però è sempre quello: Negli Stati Uniti gli imprenditori sono rispettati e credo anche “coccolati” poichè qualsiasi impresa dovrebbe portare profitto e quindi lavoro, benessere e via dicendo…….
In Italia, al contrario, l’Imprenditore è visto, soprattutto dai politici, come un ricco nullafacente da spennare a via di tasse ed estorsioni più o meno legali!
Negli Stati Uniti si pagano la metà delle tasse e balzelli che ci sono in Italia, e la crisi non è forte come da noi e i servizi sono eccellenti!!!
Un Imprenditore Italiano oggi, soprattutto Abruzzese e quindi già segnato dal terremoto,fra tasse, balzelli, pizzo e quant’altro non riesce neanche a pagare gli stipendi dei dipendenti, e Le dirò di più, se anche fosse assicurato, per come vanno le cose in Italia l’Assicurazione lo risarcirebbe in minima parte o addirittura andrebbe a cercare il pelo nell’uovo per NON risarcirlo affatto!
Quindi, a meno che non sia un imprenditore del Gruppo Agnelli, Fonsai o Mps per dirne qualcuno a caso e su questi sono molto d’accordo con lei, altro non ha se non la speranza di ricevere un piccolo, minuscolo aiuto da uno Stato che non c’è mai e che lo sfrutta con le esose tasse (e non per offrire servizi ma per uso e consumo personale dagli stessi politici che lo governano).
Grazie per l’attenzione,
cordialmente La saluto,
Carlo Garaffo.
P.S.: Non si faccia trarre in inganno, sono un dipendente e non un imprenditore…….
Sig. Garraffo, il problema non è come i nostri squallidi politici vedono gli imprenditori. Il problema è che non si può scaricare il rischio d’impresa sulla collettività. Se un nubifragio distrugge la sua casa i contributi pubblici magari non arrivano, le si chiede di assicurare l’immobile contro i disastri (assicurazione divenuta obbligatoria).
Se poi in USA le assicurazioni pagano e qui in Italia no è questo il problema. La famiglia Ligresti ha saccheggiato 800 milioni di euro a Fondiaria Sai e i nostri squallidi e corrotti politici continuano a fare leggi in favore delle assicurazioni e dei ladri che le gestiscono.
Bisogna imporre per legge che le assicurazioni risarciscano interamente questi danni.
Ma i nostri politici che si spartiscono i soldi della raccolta con i proprietatari delle compagnie di assicurazione non lo faranno mai.
@Luciano Ferrari, se posso essere di aiuto a entrambi, senza entrare in un dialogo fra i massimi sistemi, quando c’è stata l’alluvione a Vallemosso, nel biellese, più di 40 anni fa, anche noi studenti maoisti, rivoluzionari, anticapitalisti siamo andati a spalare subito fango per aiutare quelle nostre popolazioni. Con i miei abbiamo cominciato subito da alcune case private (c’erano forse anche dei morti sotto il fango) per metterle in sicurezza ed evitare eventuali sciacalli, ma devo dire onestamente che né noi né i CC del colonnello Viviani abbiamo mai trovato nessuno a sciacallare, allora. Poi un gruppo di operai ci ha chiesto piangendo di aiutarli a rimettere in piedi le fabbriche, a pulire le macchine, che è vero che erano del padrone, ma se riprendevano prima a lavorare arrivavano anche prima quei loro stipendi che purtroppo erano stati sospesi dal disastro. Non ci abbiamo pensato due volte ad accollarci, come comunità, il rischio d’impresa e ad andare a rimettere in piedi le fabbriche. Senza lavoro, quei poveretti forse avrebbero goduto dopo qualche mese di pene e affanni di un miserrimo contributo dello Stato, invece col lavoro potevano riassicurarsi anche un futuro. Perciò noi che pure coi padroni ce l’avevamo a morte e che sapevamo che chi di loro era assicurato avrebbe preso un po’ meno della metà del valore dopo uno o due anni di causa, quindi avrebbe chiuso baracca e burattini, licenziando, ci siamo fatti un mazzo così. La collettività si assume sempre il rischio d’impresa, se è lungimirante, per coprire quello che le assicurazioni non pagheranno mai, perché i loro periti sono dei marpioni e lo si vede in qualsiasi causa per il rimborso. Scusate, eh… ma quando Mastroberardino ha avuto la cantina distrutta dal terremoto, se non c’era l’aiuto di altri imprenditori vinicoli e degli appassionati di vino che furono disposti a pagare 1.000 lire in più ogni bottiglia per destinarne il ricavato alla ricostruzione, questi discorsi sullo scaricare il rischio d’impresa sulla collettività non li ha fatti nessuno. E spero che non si cominci adesso. La solidarietà viene sempre innanzi tutto.
Gli imprenditori non sono mammolette. Gli mprenditori adescano con la corruzione il politico.
Imprenditori e politici hanno creato un sistema di corruzione che si basa sui soldi pubblici, noi paghiamo e loro mangiano. E anche le assicurazioni fanno parte di questo sistema.
E’ possibile che gli imprenditori agricoli dell’abruzzo sono già daccordo col politico di turno per i finanziamenti pubblici. Non credete a tutto quello che leggete.
… e la domenica, andando alla messa, ricordatevi di sputare dentro la cassetta delle elemosine, che i preti sono già d’accordo con i finti poveri di turno per dargli i vostri soldi in cambio di voti a chi vogliono loro… ma sì, vah… abbondiamo!
Facciamo il punto della situazione (anche per evitare che ci sfugga di mano).
Due lettori suggeriscono che lo stato non deve risarcire i danni causati dalle alluvioni o nevicate, in quanto sono rischio d’impresa o per motivi socioeconomici (corruzione?).
Mario sostiene che comunque l’attività d’impresa è un bene comune, che produce ricchezza per tutti e va aiutata.
Forse sono entrambe due verità.
L’Italia è ufficialmente un paese con un sistema economico di tipo liberale, ma con una tassazione da sistema socialista.
Qui dovremmo fare una scelta: se manteniamo le tasse così alte, con una pressione fiscale tra il 40 e il 50% dobbiamo di contro erogare ai cittadini la maggior parte dei servizi gratuiti. Come le socialdemocrazie nordeuropee, dove c’è un’elevata pressione fiscale ma istruzione (anche universitaria), asili, servizi pubblici sono gratuiti e di buon livello, compresa la sanità.
Viceversa in USA, sistema liberale di riferimento, la tassazione è di circa il 15%, però il cittadino deve stipulare una polizza sanitaria privata e pagarsi l’istruzione.
La mia impressione è che gli amministratori italiani siano furbetti. Ci impongono una tassazione come quella Svedese senza però erogare servizi al cittadino. O abbassiamo le tasse a livello americano o aumentiamo quantità e qualità dei servizi erogati come nei paesi nordeuropei.
Altrimenti la domanda lecita è: dove vanno a finire tutti questi soldi di differenza?
@Massimiliano Montes, in ogni caso, di fronte a catastrofi, anche cincischiare con le critiche ritarda la ripresa, che in alcuni casi riscatta da vere e proprie. E’ ovvio (come lo era a Vallemosso, dove il colonnello Viviani era l’autorità riconosciuta anche da noi ribelli, perché un’autorità garante ci deve pur essere e deve avere poteri forti) che i controlli devono essere fatti così bene che al ladro si debbano tagliare le mani e al criminale che fa lo sciacallo si debba tagliare la testa: in situazioni come questa gli occhi di tutti sono puntati su tutti e non la faranno mai franca i politici e gli imprenditori corrotti. Ma non si può dimenticare che ci sono anche quelli onesti e questi non devono rimetterci.
… riscatta da vere e proprie tragedie volevo scrivere…
@Mario Crosta, io sono un piccolo imprenditore. Sa cosa mi può importare dei suoi trascorsi maoisti?
@Massimiliano Montes, non crede che a pagare questi danni debbano essere le assicurazioni?
@Luciano Ferrari, si.
@Luciano Ferrari, siccome lei è un piccolo imprenditore saprà benissimo che, indipendentemente dal credo politico, dalla fede religiosa e dalla razza, l’aiuto sincero in casi del genere non lo si rifiuta mai, anzi spesso lo si va anche a cercare. perciò dei miei trascorsi (sicuro che siano soltanto tali?) so bene che a un imprenditore non gliene può fregare di meno. A maggior ragione, visto che lei è un piccolo imprenditore, saprà benissimo, per esperienza diretta o indiretta, che le Assicurazioni pagano i danni, dopo non si sa quanto tempo, ma li pagano. Nel frattempo, però, se sono ingenti e frutto di valutazioni contrastanti uno già fallisce prima che si arrivi al giudizio finale, spesso dopo anni. E poi come li pagano? Mai al 100%, perché le loro valutazioni e quelle della caterva di esperti che trascineranno in tribunale, dimostreranno che l’imprenditore esagera e vuole magari approfittarsene. Certo che sono d’accordo che le Assicurazioni debbano essere obbligatorie anche per la conduzione d’impresa e che le Assicurazioni paghino tutto il danno reale, ma a stabilirne la realtà non può essere il perito dell’Assicurazione, che ha un asso dalla sua parte: sa bene che se fa un’offerta intorno al 60% pagabile all’istante, almeno il 90% accetta, mugugnando ma accetta, pur di non affrontare 10 anni di contenzioso civile, di calvario, di parcelle di avvocati….
se lavori in un certo modo, se hai principalmente un’etica di lavoro prima di ogni obbiettivo economico, ci sono momenti, nello stato attuale delle cose… che non ti puoi nemmeno permettere un’assicurazione!
Dai va là… non prendiamoci in giro!! qui i piccolissimi imprenditore come me sono in pura R.Esistenza!
@Daniele Marziali, obbligatoria è giusto che lo sia, come quella contro gli infortuni e sulle malattie. Ma a pagarne i premi non è detto che debba sempre essere la singola piccola impresa. In caso di calamità, dovrebbe farsene carico appunto la collettività. Anche della riscossione dell’IVA e degli oneri fiscali, in caso di calamità, dovrebbe farsene carico la collettività. Io ho sempre creduto in un comunismo che diceva: a ciascuno secondo i suoi bisogni e da ciascuno secondo le sue possibilità. E tengo duro.
Gli imprenditori agricoli godono come forse non tutti sanno di un sistema fiscale agevolato vale a dire che non pagano le tasse sul reddito reale di impresa ma su base catastale quindi pagano a parita’ di imponibile lordo molte meno tasse di qulasiasi altro contribuente italiano !!!! Nonostante cio’ non fanno altro che lamentarsi e chiedere aiuti allo stato e quindi a tutti noi cittadini aiuti peraltro regolarmente concessi!!! In emilia romagna dove si paga ilticket in base alla fascia direddito agricoltori con decine di ettari di frutteto risultano piu poveri di una famiglia composta da due operai e sono esentati dal ticket ! E’ una vergogna io mi chiedo come il legislatore non abbia ancora posto fine a questa iniquita !!!!
Mi auguro che questa situazione spiacevole sarà risolto presto. Grazie per la notizia.