La Guardia di Finanza di Bari ha sequestrato circa 400 tonnellate di olio di oliva, per un valore commerciale di circa un milione di euro, stoccato in due depositi di Andria, Puglia, e Petilia Policastro, Calabria.
Secondo il magistrato che conduce l’indagine, attraverso la falsificazione dei documenti di acquisto, venivano spacciati per olio extravergine di oliva e olio biologico prodotti stranieri che non lo erano.
Cosa ci possa essere dietro un olio di oliva extravergine è ormai risaputo. Quello che non si comprende è perché l’autorità giudiziaria si ostini a perseguire le falsità nelle certificazioni piuttosto che fare analisi a campione sui prodotti in commercio. Basterebbe sequestrare campioni di olio di oliva extravergine dagli scaffali dei supermercati e analizzarli.
Probabilmente questo approccio scoperchierebbe truffe ben più importanti, e svelerebbe qualche segreto inconfessabile nascosto dietro le verdi velature dell’olio. Diceva Solone che la giustizia è come la tela di un ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi.
Per la precisione le indagini hanno riguardato tutto il meridione d’Italia, non solo da noi in Puglia.
Ho un piccolo negozio di prodotti biologici selezionati da me stesso, in base alla mia esperienza e fiducia. Queste cose che accadono danneggiano noi rivenditori onesti. I nas dovrebbero veramente fare controlli sui prodotti degli scaffali dei siupermarket, altrimenti la gente non capirà mai perchè un olio da me costa tre volte quanto lo trovano nel supermercato.