S.A.I.N.S. significa “Sans Aucun Intrant Ni Sulfite (ajouté)” ovvero “Senza Nessun Additivo Né Solfito (aggiunto)”. E’ un’associazione nata da una costola de “L’Association des Vins Naturels” francese con regole più restrittive relativamente all’uso di anidride solforosa in vinificazione.
L’Association des Vins Naturels prevede dei limiti massimi di solforosa totale all’imbottigliamento di 30 mg/l per i vini rossi e quelli effervescenti, 40 mg/l per i vini bianchi, 80 mg/l per i vini bianchi con zucchero residuo superiore a 5 g/l. Limiti già bassi, che taglierebbero fuori più della metà dei vini naturali italiani.
Ricordiamo che VinNatur ha come limite un valore di 50 mg/l (sia per i bianche che per i rossi) e Vini Veri un ben più alto 80 mg/l. Quest’ultima associazione però non effettua controlli sul vino degli associati, accontentandosi di un’autocertificazione.
ViTe, l’associazione che organizza il Vivit, il padiglione del vino naturale al Vinitaly, non pone alcun limite ai partecipanti, ma si affida ad un generico buon proposito di utilizzare meno solforosa possibile. Ad oggi al Vivit convergono anche i vignaioli de La Renaissance des Appellations, l’associazione di vignaioli biodinamici che consente un uso più ampio di solforosa in fase di vinificazione.
Dal sito de L’Association des Vins Naturels si evince che esistono tre categorie di produttori associati: quelli iscritti anche a Vins S.A.I.N.S. che non usano né additivi né solfiti aggiunti, quelli che dichiarano di non aggiungere solfiti in vinificazione, e quelli che si attengono alle disposizioni più generali dell’associazione, ovvero di avere non più di 30 mg/l di solforosa totale per i rossi e 40 mg/l per i bianchi, senza specificare altri additivi usati in fase di vinificazione.
L’associazione analizza ogni anno tutte le cuvée (etichette) prodotte dalle aziende, soltanto per la solforosa totale all’imbottigliamento, e pubblica i risultati.
Ci sono due viticoltori italiani tra le fila dei vignaioli S.A.I.N.S., Frank Cornelissen e Le Coste di Clémentine e Gian Marco Antonuzi.
Abbiamo fatto alcune domande a Catherine Vergé, presidente dell’associazione Vins S.A.I.N.S. di cui Gilles Vergé e Jean-Pierre Robinot sono vicepresidenti.
Da quanto tempo esiste l’associazione Vins S.A.I.N.S.
e qual è il suo proposito?
L’associazione dei Vins S.A.I.N.S. “Vini Senza Nessun Additivo Ne Solfito (aggiunto) in tutte le cuvee” esiste dal 2012. Quando è uscito il nuovo regolamento europeo sul vino biologico, nel 2012, non ho potuto sopportare una tale enormità! Il nostro proposito è quello di riunire i vignaioli che lavorano in maniera più naturale perche spesso sono estromessi dalle loro stesse denominazioni AOC (l’equivalente delle nostre DOC, n.d.r.), hanno diversi problemi con le certificazioni. Anche per i consumatori è un vantaggio, perché vengono rassicurati sulla “purezza” di questi vini.
Poca solforosa nel vino significa automaticamente vino naturale o ci sono altri requisiti da tenere in considerazione?
Per definire il vino naturale mi rifaccio alle regole base dell’AVN (L’Association des Vins Naturels), di cui io e Gilles facciamo parte: nessun additivo e una quantità di solfiti autorizzata, nessun trattamento chimico in vigna, vendemmia manuale. Poi c’è anche l’AVN Zero per i vignaioli che lavorano senza solfiti. Quindi, no, “pochi solfiti” non significa automaticamente che il vino sia naturale.
È possibile usare altri prodotti sostitutivi della solforosa?
Si, esistono altri prodotti per sostituire i solfiti, la gente gioca con le parole: certi prodotti sono considerati come “additivi”, altri come “coadiuvanti della vinificazione “; è questo il motivo per cui si parla di vini “senza additivi” oppure “senza solfiti” (o senza entrambi nel caso di S.A.I.N.S.).
Cosa pensa dei prodotti enotecnici, dai lieviti selezionati, alla gomma arabica, fino ai chips?
Non penso niente di tutti questi prodotti. Comunque, non possiamo farci nulla perché sono tutti autorizzati per la vinificazione. Però la nostra visione del vino l’abbiamo specificata nella ragione sociale della nostra associazione: “Il Vino: succo d’uva fermentato e … basta!”. Se il vigneto non è stato impiantato dove capita e il lavoro è stato fatto bene, non c’é bisogno di aggiungere nulla all’uva.
L’uso di barrique invece che di botti grandi cambia il profilo aromatico del vino?
Con Gilles facciamo solo Chardonnay, ogni parcella fa una cuvee diversa per riuscire a differenziare il profilo aromatico solo con il Terroir; quindi, niente invecchiamento in legno, nessun intervento; noi cerchiamo la purezza.
L’uso di barrique e di botti grandi può essere consentito per affinare il vino, mai però per dare “un gusto di legno” nuovo o vecchio che sia.
Il vino naturale si fa in vigna? Un vigneto condotto in biologico o in biodinamica è requisito fondamentale per un vino naturale?
Si, certo il lavoro in campagna è la base di tutto!
Se in cantina arriva uva brutta cosa si fa?
Niente, l’uva brutta rimane in campagna! Questo è il problema, non si fa vino con qualsiasi cosa.
(Si ringrazia Benoît Leblanc per la traduzione)
Vins S.A.I.N.S. – Association des Vins Naturels
http://www.vinsnaturels.fr
Carta d’approcccio all’elaborazione dei vini naturali AVN
Bellissimo articolo. I vini di Gilles Vergé sono uno schiaffo a chi ritiene che il vino naturale puzzi e che senza solforosa non possa durare nel tempo. Confesso che non sapevo dei limiti sull’utilizzo di SO2 imposti da VinNatur e ViniVeri: sono stati introdotti di recente?
@Nic Marsél, sono limiti storici in realtà. Sono scritti nel protocollo di Vini Veri sul loro sito internet. Quelli di VinNatur sono più bassi e li abbiamo già pubblicati diverse volte.
I Vergé sono bravissime persone e fanno ottimi vini. Credo che gran parte del significato di vino naturale si possa sintetizzare con l’ultima risposta di Catherine: “L’uva brutta rimane in campagna! Questo è il problema, non si fa vino con qualsiasi cosa”.
@Massimiliano Montes, vergogna (a me) … devo ripassare 🙂
@Massimiliano Montes, ok per ViniVeri ma limiti ufficialmente pubblicati da VinNatur?
@Nic Marsél, io ho un protocollo inviatomi per email da Alessandro Maule. L’ho già utilizzato per scrivere alcuni pezzi.
Però le analisi solo sulla solforosa sono un pò poco
@Francesco, non so se facciano altre analisi, pubblicano solo quelle sulla solforosa. I produttori che sono contestualmente iscritti a VinNatur, come Frank Cornelissen, sono sottoposti anche alle analisi incrociate di quest’ultima associazione, che cerca più di 120 principi attivi nel vino.
@Francesco, anche Jean-Pierre Robinot fa parte di VinNatur. E’ un grande 🙂