Oliviero Beha_Crescete e prostituitevi

A grande richiesta (e con gran piacere) ripubblico: “Vini naturali e giornalisti comodi”

Ci sono parole e definizioni che generano inevitabili polemiche. Una di queste è “vino naturale”.

C’è chi sostiene che la definizione di vino naturale sia implicitamente  offensiva, in quanto sottintende l’idea che esistono vini che naturali non sono.
Parlare di vino naturale determina reazioni a volte anche eccessive da parte di aziende che si sentono chiamate in causa come produttori di vini non naturali, o comunque non conformi ad un’idea di vinificazione poco interventista.

Un’altra definizione che genera polemiche ed ironie è quella di “giornalista scomodo”.
Nel 2005, in occasione della presentazione del suo libro “Crescete e prostituitevi”, Oliviero Beha venne definito dal collega che lo intervistava “giornalista scomodo”. Pacificamente rispose che essere considerato “scomodo” significava che altri giornalisti erano invece “comodi”. Definire qualcuno “scomodo” implicitamente etichetta come “comodi” tutti gli altri.

E probabilmente è veramente così. Il caso di Renato Farina, l’agente “betulla”, giornalista che ha ammesso di aver pubblicato notizie false in cambio di denaro, è verosimilmente un caso indice.

Significativa è anche la vittoria in giudizio di Sandro Sangiorgi, ex collaboratore della guida dei vini del Gambero Rosso, citato dalla Gambero Rosso Holding che si sentì diffamata da un intervista durante la quale Sangiorgi rivelava che un’azienda era stata inserita in guida per motivi economici e non per merito. I giudici hanno dato torto al Gambero Rosso, supportati da testimonianze che confermavano la versione di Sangiorgi.

Un episodio raccontato dai testimoni, e riportato dai giudici in sentenza, è decisamente allarmante: durante un pranzo, Daniele Cernilli, condirettore della guida dei vini del Gambero Rosso, aprì la rivista Slow Food alla pagina pubblicitaria dell’azienda incriminata, e rivolto ai commensali li redarguì affermando che loro mangiavano anche grazie a quella pubblicità.

C’è un nesso tra giornalismo scomodo e vini naturali, o giornalismo comodo e vini convenzionali?
Torniamo al vino naturale, che tante polemiche genera. Per vino naturale si intende un vino che rispetta il profilo organolettico e biochimico originale dell’uva e del mosto da cui deriva. La legge italiana consente di utilizzare in cantina una miriade di prodotti chimici ed enotecnici, che, seppur legali, snaturano il profilo originale del mosto-vino. E’ possibile trattare il mosto con enzimi pectolitici, dolcificarlo con mosto concentrato per aumentarne surrettiziamente il grado alcolico, fermentarlo con lieviti selezionati ed aromatizzati, aromatizzarlo con trucioli legnosi pretrattati (le famigerate “chips”); si può addizionare il vino con gomma arabica o con tannini artificiali, lo si può deacidificare o acidificare all’occorrenza, si può stabilizzarne chimicamente il colore, filtrare ed ultrafiltrare fino a sterilizzarlo, e tanti altri procedimenti.
Ogni volta che beviamo un vino domandiamoci da dove derivano quel colore, quel profumo, quel sapore e quelle sensazioni al palato.
Oltre alle procedure di cantina ci sono anche i trattamenti chimici in vigna che contribuiscono a svilire ed appiattire il profilo aromatico di un vino: diserbanti, anticrittogamici, fertilizzanti. Tutto quello che altera l’equilibrio microbiologico modifica l’aroma del vino.

Produrre un vino con metodi naturali è sicuramente più difficile e non scevro da rischi. Bisogna conoscere bene le tecniche di vinificazione e saper prevenire e correggere eventuali errori con metodi fisici, per poter bandire la chimica dalla cantina. Bisogna saper ottenere il miglior risultato a partire dalla vigna, riducendo le rese e curando con attenzione quasi maniacale le viti.
E’ evidente che i metodi naturali sono più consoni ad una produzione artigianale che ad una produzione seriale da milioni di bottiglie. Il produttore “industriale” vuole la sicurezza di un profilo aromatico certo e riconoscibile, non vuole rischiare di commettere errori che possono causare danni economici potenzialmente ingenti. E per ottenere questi risultati è disposto a utilizzare tutti gli strumenti che la legge gli consente.
E’ questa la differenza tra vini naturali e vini convenzionali.

E’ altresì evidente che la potenza economica di un produttore seriale gli consente una presenza sui mezzi di comunicazione di massa al limite dell’invadenza. Manifestazioni enoiche, informazione di settore, giornalisti e blogger. Tutto un mondo che ruota intorno al vino convenzionale ed ai produttori seriali.
Il nostro modesto desiderio è quello di dare maggiore visibilità ai più piccoli, a coloro che rischiano di perdere una vendemmia per avere deciso di non usare prodotti chimici, ai produttori innamorati del loro lavoro che riescono a creare un capolavoro senza violare il vino, il mosto, l’uva e il territorio.
Chi prova un buon vino naturale non torna più indietro. Il fascino di una inusuale ampiezza aromatica, la profondità, la bontà, ma soprattutto l’emozione che un buon vino naturale sa comunicare non si dimentica più.

Ciò non significa che parleremo solo di vini dichiaratamente naturali. Parleremo di tutti i vini che ci sono piaciuti e ci hanno emozionato, anche perché tanti vignaioli onesti producono vini eccellenti senza dichiarare ufficialmente una “naturalità” nel processo di produzione, pur vinificando con il minimo intervento sia in vigna che in cantina.
Cerchiamo solo di dare un contributo alla libera circolazione delle informazioni nel settore enogastronomico, svolgendo un lavoro al servizio di chi ci legge.

*

42 thoughts on “A grande richiesta (e con gran piacere) ripubblico: “Vini naturali e giornalisti comodi”

  1. Stefano Cinelli Colombini

    Ma quando troveranno un nome meno offensivo di quello? Se loro sono naturali è ovvio che io, che non faccio il vino come loro, sono innaturale. O non naturale. Scusate, ma faccio il mio lavoro con coscienza e rispetto natura e ambiente, per cui ritengo il mio vino naturale quanto il loro. Mica è Coca Cola, cavolo!

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    1. Massimiliano Montes Post author

      @Stefano Cinelli Colombini,
      Stefano, tu, come Fattoria dei Barbi, rientri tra coloro che rispettano le vigne e la cantina 🙂

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  2. Silvio Rossi

    E i blogghe? E i mille blogghe “comodi” alla Emilio Fede?
    Fanno a gara a chi lecca di più, magnano a scrocco.
    Poi ci sono i blogghe che usano l’arma dei vini naturali per alzare il loro prezzo 😉

    Colombini, “io, che non faccio il vino come loro”… perché, tu come lo fai? Sono curioso

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  3. Stefano Cinelli Colombini

    Come faccio il vino? In modo assolutamente naturale, ma non con le modalità stabilite dai protocolli biologici, biodinamici e simili. É innaturale usare anidride solforosa?

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    1. Christian Bucci

      @Stefano Cinelli Colombini, Buongiorno Stefano, sempre e solo per la chiarezza, anche se immagino che lei saprà benissimo che nessun protocollo biologico o biodinamico vieta l’uso di solforosa. Nessuna polemica, solamente una precisazizone

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      1. Stefano Cinelli Colombini

        Vero. Allora diciamo che uso la lotta guidata in vigna e, se il meteo annuncia pioggia molto probabile e quell’anno ho le bucce sottili, pure l’antimuffa. Ma non mi ritengo un viticoltore non naturale.

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        1. Armando

          @Stefano Cinelli Colombini,
          e in cantina 😉 ?
          Enzimi? Stabilizzatori? Aromatizzazione? Chiiiips?

        2. Stefano Cinelli Colombini

          Uso sangue di cinghiale maremmano per la struttura e pipì di gatto soriano a strisce per i profumi. Ho provato i chips di quercia della polinesia, ma sapevano troppo di tartaruga e ho smesso.

        3. Massimiliano Montes

          @Stefano Cinelli Colombini,
          lo sentivo sauvignoneggiante… hai fatto un rosso della Loira 🙂

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  6. cernilli

    Non è affatto vero che la rivista Slow Food era edita dalla Gambero Rosso Holding. E’ sempre stata pubblicata da Slow Food Editore che non ha mai avuto nulla a che vedere, societariamente, con Gambero Rosso. Come ho avuto modo di spiegare più volte io non ho potuto testimoniare al processo che ha visto Gambero Rosso contro Sangiorgi, per scelta aziendale e non mia. Altrimenti alcune sciocchezze, come quella che lei afferma qui, non sarebbero state dette. Se lei intende farmi passare come giornalista “comodo” ha proprio sbagliato indirizzo.

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    1. Massimiliano Montes Post author

      Gentile Cernilli,
      il significato del mio post non è riferito al passato, e neppure a lei in relazione alla sua ormai trascorsa esperienza al Gambero Rosso.
      Il senso del post si riferisce alla critica enogastronomica attuale (e futura), in relazione ai vini naturali.
      La citazione che la riguarda è assolutamente parentetica e marginale. Lei c’entra poco insomma.
      Grazie per la sua precisazione sull’edizione della rivista Slow Food, le preciso però che l’episodio da me riferito compare sulla sentenza d’appello qui allegata:
      http://www.gustodivino.it/allegati/Sangiorgi_sentenza_di_appello.pdf

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      1. cernilli

        @Massimiliano Montes, Allora, visto che come dice lei c’entro poco, non mi citi più in futuro in relazione ad aspetti della deontologia professionale poco edificanti e che non hanno nulla a che fare con la mia persona e con la mia attività.

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        1. cernilli

          @cernilli, E, a proposito, io non redarguii proprio nessuno: Feci una battuta ironica proprio sul fatto che sulla rivista Slow Food appariva una pubblicità di un’azienda che non mi pareva così coerente con la filosofia del “buono, pulito e giusto” e che aveva determinato la rottura fra Slow Food e Sangiiorgi, non fra il Gambero Rosso e Sangiorgi, con il quale non c’erano rapporti lavorativi.

        2. Massimiliano Montes Post author

          @cernilli,
          la citazione dalla sentenza che ho allegato è virgolettata, è stata rilasciata dalla Sig.ra Costalunga nel corso del dibattimento, e recita testualmente così: “… il Sig. Daniele Cernilli, vice direttore di Gambero Rosso, mi aprì la rivista Slow Food alla pagina pubblicitaria dei vini S. Margherita e rivolto a me e al Sangiorgi ci disse che noi mangiavamo anche grazie a questo”

        3. cernilli

          @Massimiliano Montes, La signora Costalunga, che è l’ex moglie di Sangiorgi, all’epoca moglie a tutti gli effetti, e madre dei suoi figli, e che è stata accettata fra i testimoni con grande leggerezza da parte del giudice, visto che era parte in causa. Per di più Sangiorgi non c’era a quel pranzo ed io feci una battuta ironica sulle contraddizioni di Slow Food, e non certo perché sostenessi l’opportunità di quella pagina pubblicitaria. Non è la prima volta che i giudici prendono cantonate, mi pare.

        4. Massimiliano Montes Post author

          @Cernilli,
          sono daccordo. La legge però prevede che se il citato in giudizio non presenta domanda riconvenzionale, ovvero se a sua volta non chiede lui i danni all’attore, chiunque possa testimoniare. E mi sembra sia proprio il caso di Sangiorgi.
          Mi fa piacere comunque la sua disponibilità a chiarire la vicenda. La chiarezza fa sempre bene, la torbidità mai 😉
          Per correttezza bisogna dire che ci sono anche altre testimonianze, tutte concordemente a favore di Sangiorgi, oltre che quella della Sig.ra Costalunga.

  7. Manilo

    Il mio primo intervento in Gustodivino, complimenti Massimiliano.
    Allora come al solito si fà polemica,non nominare mai l’innominabile, ma parliamo di vino e non di sentenze.
    Domenica passata sono stato al Fi.Vi di Orvieto e a quasi un anno da Navelli ho notato che la qualità si è alzata, perciò secondo me si stanno facendo dei progressi e noto che molti produttori innaturali cit:(Cinelli Colombini) vertono a ridurre gli interventi in vigna, anche perchè, ci sono due vantaggi uno sulla qualità ed uno sui costi, il problema nasce in cantina, quanti innaturali hanno il coraggio di rischiare?. Ci smanettiamo sulla solforosa, è tutto quello che c’è dietro che mette paura,ma questo problema non l’abbiamo solo sul vino, sapete quanta immondizia di olio gira, dei tanti grassi idrogenati che circolano nei nostri cibi, non è che lo scoperto io ma i solfiti li troviamo anche nei vari insacchettati, perciò chi vive nelle città e con i ritmi frenetici in cui viviamo, chi vive di precotti e di quattro salti, non gliene può fregare di bersi un Chianti di Poggio al Pino e di tutta la sua continua ricerca a migliorarsi, che secondo me è già un gran bel bere, pensiamo all’estremisti di Podere Pradarolo, alla loro Malvasia pensate che uno che vive nel logorio della vita moderna, abituato allo standardizzato possa recepire?
    Sig, Cinelli Colombini, apprezzo molto i suoi interventiin vari blog, sinceramente mi devo togliere dei preconcetti sul suo vino, prima o poi la verrò a trovare in cantina.

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    1. Massimiliano Montes Post author

      @Manilo,
      ciao Manilo, benvenuto!
      A breve leggerai altro su quello che in cantina si può fare al vino (di tutto di più 🙂 ).

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  8. Mario Crosta

    In Polonia, dove scrivo sia su carta stampata che sul web, mi ritengo un giornalista comodo, sicuramente. Scrivo di vino e siccome non ne scrivo mai male, perche’ mi piace (scrivo male solo di quelle porcherie spacciate per vino che arrivano in Polonia), so di fare sicuramente pubblicita’ a quasi tutte le DOC e le DOCG, a un sacco di produttori ed in genere agli importatori polacchi ed agli esportatori italiani. Sono fiero di essere percio’ un giornalista comodo e che Dio fulmini chi pensa che debba invece vergognarmene.
    Seconda cosa. Ci sono vini (di alcuni vitigni o di alcune tipologie in particolare), che non mi piacciono, chi mi legge spesso lo sa, non lo nascondo, ma scrivo sempre che e’ un’opinione personale, dipende dal mio gusto personale, sono giudizi tutti soggettivi e sfido chiunque a scrivere che esiste invece un’oggettivita’ assoluta, magari frutto anche di statistiche, peggio ancora di valutazioni di commissioni di “esperti”.
    Percio’ penso proprio che anche se fossi l’unico giornalista comodo rimasto, mi piacerebbe rimanere tale. Il buon vino ha bisogno di buoni ambasciatori, di buoni attaché, di buoni lacché. Per quel vino farei anche il lustrascarpe, se necessario.

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  9. Rolando

    Buon anno a tutti.
    Io personalmente non so se la definizione vini naturali sia giusta oppure no. Certo è servita per dare una identificazione ad alcuni vini, e, diciamocela tutta, anche una filosofia di produzione. Filosofia che i produttori industriali non si possono permettere di rispettare, fanno prodotti tecnicamente ineccepibili, senza rischi, tutti uguali. Industriali, appunto. Come i cinepanettoni, o i libri a scadenza annuale di qualche best-sellerista. Prodotti commerciali, che hanno il loro mercato, il proprio compratore di riferimento, che non si accorgerà mai se un 2007 è uguale ad un 2004, ed anzi ne sarebbe spaventato.
    Io non userei la definizione di Vino Naturale; piuttosto userei quella di Vino Industriale, e Vino Non Industriale, e poi lascerei che se la sbrigassero gli industriali e quelli con la cantina fatta dalle archi-star.

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    1. Silvio Rossi

      @Rolando, caro Rolando già si incacchiano perché usiamo il termine vino naturale, figurati se distinguessimo i vini in industriali o no. Succederebbe un putiferio!
      Auguri di buon anno anche a te.

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      1. Rolando

        @Silvio Rossi, si, ma dopo sarebbero i vignaioli naturali ad avere la risposta pronta: perché, cosa avete contro l’industria? 🙂

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    2. Massimiliano Montes Post author

      @Rolando,
      In effetti volendo essere precisi, si dovrebbe chiamare “vino” solo quello prodotto con uva e tecnica. Il resto è al massimo una bevanda al sapore di vino.

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    3. Mastroianni

      Vino Industriale e vino non Industriale. Con la maiuscola. Occhei, d’ora in poi Industrial-Vinitaly e altrove tutto il resto.

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  10. Wineaway

    Bel articolino con tanti punti a favore dei produttori dei vini naturali però con troppi pochi nozioni al consumatore che con tanti vini naturali non ha mai certezza di un vino BUONO!!!! Se poi costassero poco, ma al contrario si sentono aver diritto a costare di più perché oltre essere “naturali” sono artigianali. Insomma, produttore e giornalista da parte – facciamo parlare il consumatore!

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    1. Massimiliano Montes Post author

      Caro Wineaway, questo non vuole essere un post di approfondimento sui vini naturali, cosa che invece ho cercato di fare qui:
      http://gustodivino.it/home-gusto-vino/vino-naturale-biodinamico-o-biologico/massimiliano-montes/971/

      È piuttosto una considerazione sull’informazione enoica.
      Per quanto riguarda il costo dei vini naturali, Maule vende quello splendido vino che è il Sassaia a 8 euro.
      La bontà… non so cosa tu cerchi in un vino, ma le migliori bevute della mia vita sono di vini naturali: ricordo un Silex di Daugenau 2005, un Meursault di Leroy anch’esso 2005, un Soldera del 1998, il Brunate Le Coste di Rinaldi del 1996 di cui ho parlato nel post del Cave Ox, un barolo di Cappellano del 1998 bevuto con Jonathan Nossiter a Cerea l’anno passato, e tanti altri.
      Per non parlare del Romanée-Conti anch’esso vino naturale (e qui hai ragione, i costi lievitano).

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  11. rori

    ….forse potrei dare un consiglio a molti consumatori di vino , a chi lo beve davvero , non a chi gioca a fare il sommellier….molte piccole aziende e x aziende intendo pochi ettari di vigneto , sono alla ricerca di partenariato , investire assieme al proprietario del vigneto.
    il partenariato riguarda tutte le fasi di preparazione, attuazione, sorveglianza e valutazione dei programmi operativi ,stanziare una somma che servirà durante i periodi delle pratiche in vigna a fare tutti i lavori necessari affinche’ l’uva sia curata e coccolata nel migliore dei modi fino al momento della raccolta.una volta vinificato il partner avrà quello che gli spetta in mosto in base all’investimento iniziale.
    avrà risparmiato e sicuramente godrà di ottime serate invernali…….altro che bottiglie da 80€.

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  12. rori

    ..Nessun vino imbottigliato può fregiarsi dell’appellativo NATURALE è il disciplinare stesso che glielo vieta.!!!

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  13. ENoTech

    @Stefano Cinelli Colombini, sangue di cinghiale maremmano e un po di Merlot 😉

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