Il movimento del vino naturale nasce all’inizio degli anni duemila. L’eco della storia romanzata di un operatore di borsa che aveva iniziato a lavorare con JP Morgan, e che abbandonava tutto per dedicarsi alla campagna e al vino fondando un movimento naturalista di rinascita delle denominazioni e del territorio, faceva vibrare le corde dell’anima di vignaioli e opinione pubblica.
Il nome di quell’operatore di borsa è un nome destinato a rimanere nella storia. Nicolas Joly, fondatore della Renaissance des Appellations, ha influenzato il modo di intendere il vino di tutte le generazioni successive. La sua storia ha ispirato un bellissimo film con Russell Crowe “Un’ottima annata”, con la consulenza del giornalista e famoso enogastronomo italiano Sandro Sangiorgi.
L’idea di Joly era quella di abbandonare i metodi di produzione industriale, per recuperare il territorio, le varietà e i profumi originali del vino, rifacendosi ai principi della biodinamica.
Un manipolo di vignaioli artigianali, Fabrizio Niccolaini, motore principale, Stanko Radikon, Nico Bensa, Angiolino Maule, Dario Princic, Walter Mlecnik, Edi Kante, rimangono affascinati da Joly, che suggerisce loro di costituire un’associazione di produttori naturali italiani.
Nel 2004 nasce Vini Veri, la prima associazione italiana di vignaioli naturali. I soci fondatori sono Angiolino Maule, Fabrizio Niccolaini, Stanko Radikon e Giampiero Bea. Viene organizzata la prima manifestazione di vini naturali italiana, Villa Favorita. Grande eco ha in quell’anno l’intervista della trasmissione televisiva Report in cui Sangiorgi accusava la guida dei vini più nota di recensire positivamente in cambio di inserzioni pubblicitarie.
Ma il sogno dura poco. Gli attriti e gli scontri all’interno dell’associazione Vini Veri iniziano subito.
Il primo che sconfessa l’operato di Vini Veri è proprio Nicolas Joly, che sfiducia la leadership e incarica Stefano Bellotti di fondare una succursale italiana de La Renaissance des Appellations.
Gli attriti all’interno di Vini Veri sono solo all’inizio, e si trasformano in vere e proprie liti. I due protagonisti di questo clima burrascoso sono Angiolino Maule e Giampiero Bea (nella foto sotto al titolo, Bea a sinistra).
Angiolino decide di abbandonare l’associazione, seguito da altri vignaioli naturali. Nel 2006 fonderà VinNatur, che oggi con i suoi 140 iscritti è la più grande associazione europea di vignaioli naturali, e manterrà la gestione della manifestazione annuale di Villa Favorita, a Monticello di Fara.
Giampiero Bea viene nominato presidente “pro tempore” dell’associazione Vini Veri, incarico che ricopre tutt’ora. Organizzerà l’annuale manifestazione sociale presso l’Area Expo di Cerea, a sud di Verona.
Questa è stata la rottura più importante e pesante nel mondo del vino naturale. Le accuse tra i due protagonisti sono aspre e reiterate nel tempo. I vinoveristi accusano Maule di eccessivo dirigismo e di un’eccessivo controllo nei confronti degli iscritti. Angiolino Maule adduce la responsabilità della scissione esclusivamente a Giampiero Bea: in quest’intervista rilasciata a un periodico di enogastronomia, alla domanda diretta di quale sia l’ostacolo a una riunificazione, Maule risponde seccamente “Bea”.
Ma all’interno di Vini Veri i dissidi non finiscono. Un’altro drappello di produttori, insieme ai rappresentanti di Renaissance Italia, fondano Vi.Te. un’altra associazione che decide di organizzare la propria manifestazione annuale in un padiglione all’interno del Vinitaly, sede dalla quale unanimemente negli anni passati i produttori naturali si erano allontanati, in aperta polemica con una gestione meramente industriale e commerciale del vino. Nasce così il padiglione del Vivit, che vedrà nel suo primo anno di vita anche la partecipazione di Nicolas Joly.
Oggi la situazione è questa, tre associazioni e tre diverse manifestazioni.
VinNatur che associa vignaioli naturali provenienti da tutta europa. È l’unica associazione che oltre a richiedere un’autocertificazione analizza il vino dei propri iscritti alla ricerca di pesticidi, erbicidi e alte sostanze proibite per statuto.
Vini Veri, il cui presidente “pro tempore” è ancora Giampiero Bea. In realtà ha un numero limitato di associati, circa 24, gli altri vignaioli partecipano agli eventi sociali da esterni, semplicemente compilando un’autocertificazione.
Vivit, che occupa un padiglione dedicato all’interno del Vinitaly, che ha modalità di partecipazione simili a Vini Veri.
Capita spesso di vedere produttori scontenti di un’associazione, o allontanati da un’associazione, partecipare alle manifestazioni organizzate dalle associazioni concorrenti.
Sulla necessità di riunificare il movimento si potrebbe scrivere un capitolo (o un intero libro) a parte. Personalmente non ne vedo la necessità, anche perché per esperienza diretta ho visto diversi produttori colti con le mani nel sacco, un sacco che tanto “naturale” non era, riciclarsi in altre manifestazioni e confluire in altre associazioni. Forse la parola d’ordine per il futuro potrebbe essere “meno vignaioli naturali ma buoni”.
In realtà, l’obiettivo del movimento naturale è di più ampia portata. Da un punto di vista professionale dovrebbe essere quello di fungere da guida, da faro illuminante, per la viticoltura, e spostare gradatamente tutta la produzione artigianale e medio-piccola verso lidi di naturalità.
Da un punto di vista micro e macro-economico è quello di combattere un sistema di globalizzazione e appiattimento mercificatorio che spesso usa produttori e consumatori, alla stregua di pedine su uno scacchiere internazionale, solo per motivare guadagni e flussi di denaro verso i soliti noti. In totale dispregio della qualità delle merci e della salute del consumatore.
Quando dico “fare da guida per la viticoltura” intendo dire che il movimento del vino naturale, iniziando proprio da Maule e VinNatur, dovrebbe in qualche modo fare da scuola e trasferire nozioni e conoscenze ai vignaioli che si vogliono cimentare in una produzione naturale.
Fare i controlli sul territorio e le analisi sul vino è importante da un punto di vista della serietà, ma è altrettanto importante (ed eticamente giustifica anche il controllo) trasferire conoscenze che l’enologia ufficiale non insegna.
L’ignoranza non può essere considerata sempre una colpa, a volte il vignaiolo pur animato da buone intenzioni, materialmente non conosce le conseguenze di questo o quel gesto, specialmente agli inizi della sua avventura. Bisognerebbe provare ad aiutare e a insegnrare agli altri quello che si è appreso negli anni. Praticamente una sorta di scuola di viticoltura e vinificazione naturale.
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Mi fa piacere che c’è ancora chi ha memoria storica. Ottima ricostruzione anche se sintetica, bravo.
La pluralità in qualche modo costituisce una galassia al cui interno vi sono pianeti,stelle e satelliti . Tutti ,seppur criticamente, portano un messaggio positivo e diffondono la cultura del VINO al NATURALE. Il buono o cattivo ha in se l’essenza del relativismo . L’unico suggerimento che mi sento di presentare e’ che con le loro differenze potrebbero ,comunque insieme ,fornire una sorta di decalogo sui punti comuni che comprenda pochissime analisi ed un protocollo – stop
Ottimo riassunto sulla situazione vino indipendente italiano e Ottimo giornalismo Montes .
p.s. Per la Francia la storia inizia forse un pochino prima di Joly con alcuni protagonisti francesi meno noti…
On quale vino, ne quale tipo , ma qui c’è qualcuno che l’ha bevuto troppo. ..
Io?
mi cito( il che non e’ il massimo della dialettica elegante) dal mio blog…Nel 1978 Marcel Lapierre, un giovane produttore di Morgon, davanti al fatto che non riusciva a bere i propri vini provo’ a vinificare senza usare lo zolfo . Lapierre aveva saputo che un luminare e produttore di vino moderno,Jules Chauvet, non usava quel tipo di sostanza e decise di incontrarlo. Quella collaborazione a tre ovvero tra Lapierre , Chauvet ed il suo giovane assistente studente Jacques Neauport cambiera’ l’approccio alla viticultura ed al modo di trasformare l’uva in vino dopo anni di artifici tecnici e sofisticazioni.
Anche in questo caso guelfi e ghibellini ovvero Chauvettisti e Neauportiani crearono rivalità e divergenze.
@Eretico Enoico, è vero Giuseppe, ma non esisteva nessuna associazione di produttori naturali e/o biodinamici prima di Joly. Quelli erano fermenti, germogli, importanti ma nulla di più. La prima azione concreta, con tutti i suoi limiti, è stata la costituzione de la Renaissance des Appellations. La prima associazione di produttori biodinamici, che ha innescato un movimento che ha portato anche in Italia alla nascita della prima associazione di produttori naturali.
Ciao Massimiliano, bell’articolo, ma Gravner e Cappellano non li mettiamo nella storia?
@Nic Marsél, messi da parte… 🙂
Ho voluto citare solo i quattro soci fondatori di Vini Veri, per concentrarmi più sul filo storico della vicenda. Inoltre vorrei cercare di recuperare “storicamente” la figura di Fabrizio Niccolaini, che a mio parere è uno dei veri padri fondatori del vino naturale italiano.
Non si capiscono però i motivi delle liti tra Maule e Bea
@Francesco, i particolari non li conosco
Siento escribir en castellano, pero mi italiano o frances es muy malo.
El problema es que para que el vino natural sea un verdadero lobby en Europa necesita de un reunificación, al menos en puntos comunes y en un espacio superior a las fronteras, donde todos los vigneron artesanos hablemos con una misma voz y podamos hacer frente a la competencia desleal que supone la legislación europea. Y yo creo que esto solo se hará con la simplificación, o sea. Etiquetado claro de los vinos con lista de ingredientes. Mas facil imposible.
Buen articulo Massimiliano.
Salud y buen vino
¡gracias! Samuel Cano de la Mancha. “Etiquetado claro de los vinos con lista de ingredientes” es la solución.