Elevare la quantità minima di frutta nei succhi dal 12% al 20% è un piccolo atto di civiltà. Inusuale per il nostro paese.
L’emendamento in commissione Agricoltura della Camera è passato anche grazie all’astensione dei deputati del Movimento 5 Stelle.
In effetti chiamare succo di pera o succo di arancia qualcosa che contiene l’88% di altro è un’oscenità.
Eppure la produzione industriale ci ha abituati a questo.
Oggi mangiamo le crostate artificiali dei mulini invece di quelle vere fatte dalle nostre mamme, scongeliamo quattro salti in pentola, e ci ingozziamo di pane sempiterno del supermarket.
E ovviamente beviamo dell’ottimo vino industriale.
Le motivazioni a difesa del decadimento della nostra società sono sempre le stesse: l’economia, la concorrenza, i posti di lavoro (sembra quasi che le famigle italiane possano campare solo grazie ai trucchi dell’industria alimentare).
In realtà le uniche motivazioni realmente economiche sono quelle che portano ingenti quantità di denaro nelle tasche di pochi monopolisti, in affari e in combutta con i nostri politici.
I quali distribuiscono prebende e noccioline alle scimmie ammaestrate che stanno tra i giornalisti e gli informatori sistemici.
Quanto questo sistema possa giovare ad un’economia che invece sarebbe realmente in grado di produrre eccellenza non si sa. Però lo si può immaginare: meno di zero.
Probabilmente monopolisti e scimmie ammaestrate capiranno i loro errori solo quando vedranno la terra sprofondare sotto i piedi, come avvenne ai dinosauri 65 milioni di anni fa.
Proprio così. La razza di predatori più potente e forte mai esistita sulla superficie terrestre si estinse in pochissimo tempo. Estinti insieme alle loro famiglie, le compagne di giochi e le scimmie ammaestrate. Oops, no. Queste ultime non si sono estinte, veleggiano ancora tra noi.
Adesso vedremo se sarà possibile fare ulteriori piccoli passi in direzione della civiltà, per esempio con un’etichetta trasparente e informativa per il vino.
Poter chiamare succo di pera o succo di arancia qualcosa che contiene l’80% di altro, se questo è il senso, continua ad essere un’oscenità.
@Nic Marsél, vero è 🙂 Spero sia solo un inizio. E un esempio per le etichette dei vini
@Nic Marsél, anche perché si sotterra e si distrugge un enorme quantitativo di frutta ed è meglio metterla piuttosto tutta nei succhi.
Sono convinto anche io che la filosofia del mangiar sano non deve essere limitata al vino ma piuttosoto estesa a tutta l’alimentazione cercando di boicottare tutti i prodotti industriali.Per questo apprezzo molto queste rubriche anzi visto il vostro livello di informazione proporrei di fare anche delle rubriche dedicate alle farine ,all’olio extravergine e il controllo delle semenze di Monsanto così da poter influenzare positivamente anche altri lettori del vostro blog.
@Alessandro, ottima idea. Se vuoi puoi anche proporci qualcosa tu
@Massimiliano Montes, mi piacerebbe che si parlasse di più dell’olio extra vergine di oliva che è un ‘altro fiore all’occhiello tutto italiano e sopratutto delle regioni più mediteranee.Purtroppo sono tante le cose che noi comuni mortali non siamo tenuti a sapere sul mondo dell’industria olearia ,dalle sostanze estranee (tipo arachidi ) per finire al saccheggio che fanno per due lire di vaste zone deboli di gestione politiche che hanno ingannato per molto tempo i contadini (penso al mio paese nativo Canosa di Puglia)
Mi spiace che invece questo articolo, come tanti altri sull’argomento, faccia disinformazione:
i succhi di frutta sono una cosa.
Le bevande analcoliche a base di frutta un’altra.
La legge si riferisce alle “bevande analcoliche a base di frutta” (es.lemonsoda).
E’ la differenza che passa tra una spremuta e una limonata: la spremuta d’arance la beviamo così com’è, giusto? ma quando vi fate una limonata a casa non aggiungete acqua e zucchero?
Davvero cambierà qualcosa nel giovamento che avremo dal bere un soft drink con il 20% di frutta invece che il 12%? E tutto lo zucchero che viene aggiunto che invece? Quello sì che è pericoloso per la salute.
Mi chiedo soprattutto perchè questa modifica ora? Chi ne trae vantaggio? O forse, come spesso accade nel parlamento italiano, chi se ne frega degli Italiani e dell’Italia: l’importante è battere l’altra fazione.
@Michele, la notizia è stata presa dall’Agenzia ANSA, e comunque era solo un piccolo pretesto per parlare delle deviazioni della produzione industriale:
“Sale al 20% la quantita’ di frutta nei succhi”
http://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/orgagricole/2014/01/16/Sale-20-quantita-frutta-nei-succhi-_9907467.html
ho visto anche io. sono andato un po’ oltre il titolo. spero non dispiaccia
@Michele, assolutamente no. Per me succhi di frutta (come sembra recitare il titolo) e bevande analcoliche alla frutta erano la stessa cosa. Grazie della precisazione.