Senza parole

Leggo su un post di enoiche illusioni, il blog del bravissimo Jacopo Cossater, la seguente conversazione tratta dalla trasmissione “La prova del cuoco”, che abitualmente non seguo. La riporto integralmente e mi pongo soltanto una domanda…

Il 12 ottobre 2012 a ora di pranzo, su Rai 1:

Antonella Clerici: “Com’è torbido ‘sto vino..”

Luciano Mallozzi: “Oooh, volevo un po’ buttare un sasso nello stagno. Questi sono.. Ehm.. Stanno andando un po’ di moda i vini cosiddetti naturali ma in questo c’è una torbidezza dovuta al fatto che viene prodotto con i lieviti un po’ come lo spumante, come il metodo classico..”

AC: “Mai visto un vino così torbido io..”

LM: “È frizzante perchè i lieviti sono dentro e non li tolgono, restano lì.”

AC: “Ma è buonissimoooo.”

È frizzante perchè i lieviti sono dentro e non li tolgono, restano lì.
La domanda sorge spontanea. Ma chi è Luciano Mallozzi?
Riporto di seguito le sue informazioni personali tratte dai social network:

Sommelier dal 1990. Docente ai Corsi Professionali dell’Associazione Italiana Sommelier, ai Corsi Master di Analisi Sensoriale, Commissario d’esame nazionale Ais,

Redattore della Duemilavini – Il libro guida ai vini d’Italia, Redattore della Rivista Bibenda.
Ambasciatore del vino italiano in Giappone (1999 – ciclo di conferenze in 11 città).
Consulente di Enogastronomia.
Ha collaborato con le seguenti trasmissioni televisive: “Mi Manda Lubrano”, “Eat Parade”, “Uno Mattina”.
Ha collaborato con la trasmissione “La Prova del Cuoco” dal 2002 fino al 2005. Nel 2006 e nel 2007 ha collaborato con la Rubrica Gusto del TG5.
Nel 2007 e 2008 ha affiancato nella conduzione Adriana Volpe in “Percorsi DiVini” rubrica dedicata alla valorizzazione della vitivinicoltura e dell’enologia italiana all’interno del programma “Mattina in Famiglia”.

Senza parole…

http://www.enoicheillusioni.com/2012/10/non-li-tolgono-restano-li

 

 

 

20 thoughts on “Senza parole

  1. A3C

    Luciano Mallozzi è un grande…lo consosco personalmente, è stato uno dei miei insegnanti ed è uno dei sommelier meno impacciati, ingessati, sussiegosi… ed eccessivamente diplomatici della banda bibenda (anzi diciamo che contrariamente agli altri non lo è affatto)… è coraggioso (nelle degustazioni) ed acuto …è simpatico e scalda la sala quando parla in pubblixo …ha sparato una cazzata per precipitazione e voglia di semplificare…e voglio vedere quanti di noi avrebbro potuto spiegare melgio in pochi secondi la faccenda della torbidezza di un prosecco colfondo…il fatto stesso che abbia osato portare un colfondo dalla Clerici depone a suo favore…Grande mallozzi forever

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    1. Massimiliano Montes Post author

      Sono daccordo. Parlare in tv è difficilissimo, così come coraggioso è proporre un vino naturale.
      Forse per questo, avrebbe dovuto trattare l’argomento con un po’ più di precisione e cognizione di causa. Una corretta descrizione dei vini naturali avrebbe giovato a tutto il mondo del vino.
      Dire che “I vini cosiddetti naturali stanno andando un po’ di moda” non è proprio il massimo…

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      1. TanninoME

        @Massimiliano Montes, ciao Massimiliano, le mode esistono in tutte le tipologie di vino, inoltre ho visto il video su youtube e la conversazione termina con una frase tipica (che vale per tutti i vini) “alcuni sono cattivi, molti sono buoni”.

        Secondo me dovremmo partire tutti quanti dalla nostra passione ed il nostro amore per il vino, senza avere preconcetti. C’è gente come me, un neofita, al secondo modulo AIS, che non ama la politica nel vino. Spesso è sconcertante leggere insulti ad un’intera categoria (non parlo di te, anzi ti seguo con interesse) perchè magari Ricci se ne esce con qualche uscita spiacevole.

        Siamo tanti, tanti sono gli appassionati senza alcun preconcetto, io prima di aprire una qualsiasi bottiglia di vino sono emozionato che essa sia naturale, biologica, biodinamica o quant’altro, non amo il termine “vino industriale” perchè la storia ci dimostra che in Francia certi metodi in cantina sono sempre stati utilizzati ed esistono bottiglie ancora buone che hanno più di un secolo. Inoltre non credo sia una colpa possedere 50 ettari di terreno vitato, piuttosto che 2 ettari e leggere che “i vini industriali” sono tutti identici ed omologati è un altro concetto che non capisco.
        Parliamo dell’amore di chi produce il vino, che esso sia un piccolo produttore o un ricco possessore con radici dal sangue blu e prendiamocela un po’ di più con il legislatore che in Italia ha creato tanti danni e tanta confusione… parliamo di quei produttori che fino al 1994, costretti a seguire un disciplinare arcaico scritto da Bettino Ricasoli, facevano finta di utilizzare uva a bacca bianca per produrre un Chianti qualitativamente migliore e quindi si inventarano il tristemente famoso “Galestro” perchè non sapevano cosa fare dei vitigni a bacca bianca inutilizzati. Insomma apriamo le nostre menti a tutto, senza creare fazioni. Esiste il buon vino, di qualsiasi tipologia o metodo, parliamo di quello.

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        1. Massimiliano Montes Post author

          Daccordissimo con te!
          Io amo il vino, e mi piace parlare più di vino che di persone.
          E, ovviamente, mi piace il vino buono.

          Sul termine “vino industriale” bisogna precisare. Per vino industriale si intende un vino fatto con prodotti industriali (lieviti selezionati, enzimi, additivi aromatizzanti e quant’altro).
          L’uso dei prodotti industriali per fare vino è relativamente recente. Dubito che ci siano vini francesi di 50 anni fatti con procedimenti industriali 😉
          Il vino lo si faceva anche prima dell’avvento della chimica in enotecnica, ti assicuro. E forse veniva meglio.
          Certo saper fermentare e gestire una cantina senza l’aiuto della chimica è più difficile, ci vuole bravura. Non è per tutti.

          Il vino naturale, per contrappasso, non è solo quello dei produttori iscritti alle associazioni naturali, ci mancherebbe.
          Il vino naturale è qualsiasi vino fatto rispettando la materia prima, la vigna e l’uva.
          Tantissimi produttori non usano metodi industriali per fare vino, i migliori vini sono “naturali”. Anche se non lo sbandierano pubblicamente.

        2. TanninoME

          @Massimiliano Montes, avevo letto su un libro che laboratori per la creazione di lieviti selezionati furono creati già nel 19esimo secolo, ma forse ricordo male io.
          A presto e non trattateci troppo male, non siamo tutti uguali 😛
          viva la casalinga ed il vino 😉

        3. Massimiliano Montes Post author

          “Dubito che ci siano vini francesi di 50 anni fatti con procedimenti industriali”
          E infatti non credo che nel 19′ secolo usassero procedimenti industriali.
          Basta assaggiare un tanto vituperato bordolese… però di 20 anni fa, per comprendere come il decadimento del vino sia un fenomeno recente: acidità, scarsa concentrazione, grado alcolico ridotto, sentori selvatici tipici dei pied de cuve a fermentazione spontanea. Questo era Bordeaux.

  2. TanninoME

    Luciano Mallozzi è un docente più che preparato. La gaffe è sicuramente dovuta al fatto che andava di fretta, non se ne sarà nemmeno reso conto.

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  3. Patrizia

    @A3C, non sono d’accordo, lei lancia razzi in suo favore e la comprendo, ma non si trovava ad un pranzo privato in casa della Clerici! Uno che ha un nutrito curriculum come il suo, non può permettersi in PUBBLICO di mostrarsi sempliciotto con nessun vino, deve avere la correttezza e le facoltà per comunicare un prodotto in modo chiaro e visti i tempi televisivi anche conciso.

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  4. A3C

    cara Patrizia…le ho già detto che Luciano ha sbagliato…ma l’accuratezza nei dettagli non è il suo punto forte… ne ha altri..molti altri (che ho già elencato) sbertucciarlo per una leggerezza è sciocco..e gratutito… tantopiù che alui quel vino piaceva…

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    1. Massimiliano Montes Post author

      Non lo stiamo sbertucciando 🙂
      Stiamo solo facendo notare che l’AIS è incomprensibilmente lontana dal mondo del vino fatto con l’uva.
      E che quella era un’ottima occasione per chiarire cosa sia il vino, in generale, che forse è andata sprecata

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    2. Patrizia

      @A3C, L’essere un personaggio pubblico ha i suoi pro e suoi contro e quest’atteggiamento da qualunquismo non può passare inosservato specie in ambito AIS. Io non ho il privilegio di conoscerlo bene come lei, prendo atto di quello che leggo pertanto l’unica cosa sciocca che avverto, è il modo in cui si pone prima nei confronti della conduttrice poi nei confronti del vino in questione.
      Un caro saluto A3C (senza livore)

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  5. Mario Crosta

    Io ricordo anche un’Adua Villa di qualche anno fa che presentò un Freisa frizzante dicendo che era un famoso vino dell’Oltrepo Pavese… perciò capisco che davanti alle telecamere in diretta ci possano stare anche delle imprecisioni certamente non volute. Certo che se portare un vino naturale in TV nell’ora di punta solleva così tanti distinguo e puntualizzazioni proprio fra chi dovrebbe esserne perlomeno contento, chi glielo fa fare? Tanto vale portare un vino convenzionale e piacione, almeno anziché polemiche si suscitano consensi. Non sarei perciò così stizzito dall’imprecisione di una volta su cento di un sommelier, che non è un Dio, ma un uomo (o una donna) come tutti gli altri, davanti a lampade brucianti e a una folla di tecnici che il pubblico non vede, tra cui quelli che ti fanno segno “stringi” o “sbrigati” e altri che ti fanno piombare addosso tre telecamere per riprenderti su tre piani diversi. Giusto far rimarcare la cosa a Mallozzi, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra…

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    1. Massimiliano Montes Post author

      C’è da dire che i commenti della Clerici sono stupefatti: “E’ buonissimo!” ripete con gli occhi sgranati… Le è piaciuto veramente, tanto!
      La casalinga che cucina invece si chiede giustamente “ma se ci avete sempre detto che un vino torbido è fatto male, come facciamo a capire se è torbido perché è brutto o perchè e buono?”
      E’ ovvio che lo stile tradizionale AIS cozza con la naturalità del vino. E ingenera confusione in tanti che per anni hanno seguito l’AIS come il Vangelo…

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      1. TanninoME

        @Massimiliano Montes, non capisco perchè “lo stile AIS” debba cozzare 😉
        proprio all’AIS durante una degustazione di un bianco un po’ torbido della nuova doc Tullum del Feudo Antico, i docenti hanno sottolineato come il colore debba essere valutato in base al metodo di vinificazione, oppure abbiamo degustato un metodo classico senza che fosse stata effettuata la sboccatura delle fecce ed il discorso sull’analisi visiva del vino è stato lo stesso. L’importante a mio parere è sapere cosa si va a bere. Poi sono d’accordo se mi dici che c’è tanta confusione, ma questo è un altro discorso. Al ristorante capita di assistire a scene assurde con clienti impreparati ma anche sommelier 😉

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        1. Massimiliano Montes Post author

          Alla casalinga Luciano Mallozzi risponde: “Ti faccio un elenco io” 🙂

        2. TanninoME

          @Massimiliano Montes, ahahahhahahahah lol 😀
          ho appena rivisto il video facendo attenzione alla casalinga e sono stupende le sue espressioni perplesse. Comunque si, chi è al di fuori da mondo del vino non sa proprio di cosa stiamo parlando. Qui a Roma mi è successo di andare in enoteche blasonate ed essere guardato male alla richiesta di determinati vini naturali che non vendono proprio.

  6. A3C

    …io sono sommelier AIS e mi piacciono i vini naturali….buoni…l’AIS è come la chiesa cattolica…c’è Bertone e Don Ciotti…

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