All’inizio ero lusingato: insieme a giornalisti professionisti e a un sommelier e degustatore professionista, invitare me, un dilettante, un semplice appassionato, un piccolo scrittore di vino.
L’invito è arrivato un paio di anni fa: “Ci farebbe piacere averti con noi, dobbiamo selezionare circa 4.000 campioni che ci hanno inviato, il tuo apporto è importante, lavoreresti insieme al curatore della guida che è un degustatore professionale e un sommelier”.
Lusingato e contento dell’invito mi presento il primo dei giorni prefissati in sala degustazione, e, dopo le presentazioni e i convenevoli, scopro che il campione di 4.000 vini era già stato ampiamente scremato e preselezionato, ed erano rimaste solo 200 etichette.
“Ma, chi ha scartato le altre 3.800?” chiedo, “Il curatore, che è un degustatore professionale e sommelier (aridaglie)” mi viene risposto.
Giro per le stanze e guardo sconsolato vini che ritenevo eccellenti scartati dal degustatore professionale e sommelier, e i vini rimasti molti dei quali a me sconosciuti, spesso provenienti da piccole aziende locali.
Iniziamo le degustazioni dei 200 vini rimasti. C’è un elenco numerico e ci vengono serviti alla cieca. Ma ho la netta impressione che il curatore della guida, nonché degustatore professionale e sommelier, sappia benissimo di che vini si tratta. Il suo foglio con l’elenco numerico è costellato di appunti, asterischi, numeri e nomi di aziende.
Sono perplesso ma proseguo la degustazione, tra improbabili aromi di menta piperita quando non di rosmarino o timo, oltre all’immancabile fragolina e vaniglia. Dopo una cinquantina di assaggi facciamo una pausa per mangiare qualcosa.
Colgo l’occasione per fraternizzare e senza alcuna malizia chiedo al curatore della guida, nonché degustatore professionale e sommelier, quali siano i migliori assaggi della sua vita, quali grandi vini lo abbiano colpito e in quali annate. Il desiderio di condividere ricordi di memorabili bevute con un degustatore professionale e sommelier è forte in me.
Lui dapprima sembra un po’ frastornato dalla domanda, poi mi dice che un ottimo vino è un cabernet sauvignon prodotto da una piccola cantina locale, nonché suo amico (azienda che lui segue come consulente, scopro poi).
Io sono altrettanto frastornato dalla sua risposta. Gli dico che, si, il cabernet sauvignon locale si potrà anche ascrivere alle bevute memorabili, ma volevo sapere altro. Per esempio qual è il Brunello di Montalcino che preferisce, e in che annata.
Il giornalista professionista coautore della guida, seduto accanto a noi, che fino a quel momento non aveva profferito parola, sbianca. Con un lieve cenno mi fa segno di smettere.
Io non smetto. Anzi, divento cattivo e insisto, voglio capire con chi ho a che fare: “Qual è il migliore Barolo che hai mai assaggiato e in che annata”.
Questa volta il degustatore professionale e sommelier balbetta. Mi farfuglia il nome di un’azienda a me completamente sconosciuta dicendomi “questo è buono”.
“Altri?” gli chiedo io. “No… ecco non ne conosco altri. Forse perché il Barolo a me non piace”.
“Ok, e degli stranieri cosa ti piace? I francesi? E di Riesling tedesco?”
Risponde lui: “Ehm, ecco, una volta ho assaggiato uno Chateauneuf du Pape, era buono. Il Riesling non lo bevo, a me le bollicine tedesche non piacciono”.
Ho terminato la piccola colazione, ho preso in disparte il giornalista professionista coautore della guida e gli ho detto che volevo andarmene.
“Ma come?” mi dice lui stupito “Non ti interessa avere il tuo nome accanto al nostro sulla guida? E’ una questione di prestigio…”.
“Appunto”, gli rispondo.
Buongiorno Massimiliano, una domanda ce l’ho io per te: ma chi frequenti? 😉
@raffaele marini, ehm… non sono cattive persone… 🙂
a parte il titolo alla wertmuller grande articolo 😉
@Francesco Li Muli, 😉
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Gentile Massimiliano,
pur rispettando la tua legiitima e compresibile scelta di non fare nomi credo sarebbe utile che tu spiegassi bene perchè hai scelto di non farne… non credi che sarebbe bene che cose del genere non accadano più?..non si tratta di denucniare nessuno, nessuno qui ha commesso un illecito, però dire che il curatore era tal mario rossi e la guida una tal guida vini di .. forse completerebbe il tuo interessante intervento..
@stefano pancera wine-zone, Caro Stefano, il mio vuole essere solo un esempio di come talvolta le cosiddette degustazioni professionali sono un po’ approssimative, e fatte da persone che non hanno il palato formato con i vini fondamentali.
La cosa importante però non sono i nomi (è una piccola guida locale, non influente a livello nazionale), ma il fatto che ci sono degustatori formalmente titolati (e plurititolati) che fanno parte di commissioni anche istituzionali, che magari usano criteri di confronto poco oggettivi nelle valutazioni.
Breve aneddoto:
incrocio un delegato provinciale AIS ad una fiera di prodotti alimentari francesi.
Lui dice “trovato qualcosa di interessante ?”
Io rispondo “c’è un Sancerre non male”.
Lui “beh, certo, quello è un’ottimo produttore.”
Sbiancato, saluto e ringrazio.
Ce ne sarebbero tanti altri da raccontare….
Poi ci sono persone tipo Riccardo Avenia che penso conosciate, che sono Sommelier e degustatori ufficiali AIS, e con grande conoscenza ed esperienza, ma questa è un’altra storia 😉
@Daniele Tincati, l’AIS così come l’ONAV sono a macchia di leopardo. Al loro interno ci sono personalità espertissime e grandi conoscitori del vino, e personaggi più opachi.
Il problema nasce quando nelle commissioni di degustazione, e magari nelle commissioni ministeriali, ritroviamo i personaggi più opachi invece di quelli più bravi.
Perfettamente d’accordo, magari non succede spesso, ma può capitare.
Attorno ai corsi, comunque, gravitano alcune persone che, seppur diplomate, hanno poco a che spartire con il vino.
Non tutti chiaramente, ma ce ne sono….
Complimenti per l’articolo. Sono d’accordo con tutto. In quasi tutte le guide (anche quelle famose) c’è sempre qualcosa che non funziona. Aziende piccole e buone completamente snobbate e altre super valutate. Sarà una questione d’interesse?
@diodato buonora, ma no…
Ottimo articolo, ho avuto più volte l’impressione che le guide, qualcuna almeno, facciano gli interessi di chi le scrive…
@Silvano De Lisa, qualcuna… 🙂
Ci sono anche cose più gravi, purtroppo. Per esempio quando degustatori, magari con un po’ di superficialità, nelle commissioni doc bocciano vini che non lo meritano.
Un operetta morale. Grazie Massimiliano.
Caro Massimiliano, anche se sono completamente d’accordo con te mi chiedo: perchè pubblicare un articolo di questo genere, qualìè la finalità, dov’è la notizia? Saluti
@Francesco, e poi… noi non facciamo cronaca, non diamo notizie. Siamo un blog, facciamo approfondimento. Se cerchi la cronaca devi andare su altri siti 😉 A volte si è costretti a ironizzare e far ridere per fare una precisa denuncia sociale.
Maddai, non ci posso credere: non mi piace il Barolo… una volta ho bevuto uno Chateauneuf… il Riesling non lo bevo…
Ma qual’è quest’azienda che si affida ad un consulente così.
@Giovanni, credici… 🙂
Sono davvero sconvolto da questo articolo al punto di dubitarne. Ma si può almeno sapere l’area geografica in cui opera questo degustatore? io voglio sapere chi sia, devo conoscere il nemico!
E il fatto che faccia il consulente davvero non ha prezzo…epic fail!
Grazie M.M. per aver condiviso questa tua singolare (almeno lo spero) esperienza.
Ad un recente banco assaggio, mi viene servito un passito. Chiedo al sommelier AIS quale fosse il residuo zuccherino, ritenendolo importante ma un po’ mascherato da una bellissima acidità. Dopo un momento di palese smarrimento, ha raccolto tutto il suo savoir faire, e con un tono convincente ha risposto:”Guardi, bassissimo. Il produttore ci tiene alla salute del consumatore…..”.
Articolo / denuncia molto bello ma vago. Sei arrivato all’appuntamento (professionale) carico e pronto al confronto con personaggi che hai ritenuto all’altezza della situazione . Purtroppo mi dispiace deluderti, non hai scoperto l’acqua calda, di situazioni del genere ci sono e ci saranno sempre, senza generalizzare. Non ti avvilire esistono anche molte persone preparate e professionali nelle varie associazioni.
Non so che guida fosse e chi è il plurimedagliato degustatore, ma credo che ormai ci sia una scarsa considerazione del lavoro altrui…io sono un piccolo produttore e come molti ho inviato qualche volta campioni a guide famose e meno. Nel 100% dei casi, ignorato completamente, quindi parte dei 3.800 vini “preselezionati”. Ma io dico…vuoi fare un lavoro? Lo fai TUTTO, 4000 vini? 4000 assaggi!
Io non poto solo le viti con i tralci più belli.
Peace
Flavio