Peronospora: l’unico prodotto che non da resistenza è il rame (ma c’è poco da stare allegri)

Brutte notizie per i produttori convenzionali. Tutti gli agrofarmaci stanno sviluppando in misura più o meno maggiore fenomeni di resistenza alla Peronospora.

L’annata 2013 è stata caratterizzata da violenti attacchi dell’infestazione fungina della vite sostenuta dalla Plasmopara viticola. L’annata in corso sembra ricalcare in parte il 2013.

Già negli anni precedenti era stata evidenziata la tendenza a una resistenza intrinseca del fungo ai trattamenti antiperonosporici.

Nel Forum di “Gestione delle resistenze” svoltosi a Legnaro il 19 gennaio 2012 il Dott. Agostino Brunelli mostrava come la Plasmopara viticola si colloca al gradino più alto delle resistenze ai fungicidi (vedi pag. 9 dell’allegato).

Nella tabella successiva si legge invece come il rame abbia il più basso coefficiente di rischio di resistenza per le infestazioni da peronospora (vedi pag. 10 dell’allegato).

La situazione è tutt’altro che rosea. Il rame ha un suo profilo di tossicità e dei limiti di legge ben precisi che ne limitano l’uso. L’accumulo di rame nel terreno e la sua eventuale infiltrazione nelle falde è un rischio da evitare, inoltre è costoso per le aziende.

La gestione della peronospora assume quindi connotazioni quasi di emergenza. L’alternativa all’uso del solo rame potrebbe essere l’associazione ad induttori di resistenza (ne abbiamo parlato qui) e a vitamina B1. La tiamina (vit. B1) ha infatti dimostrato di potenziare le difese naturali della pianta.

Le coltivazioni biodinamiche e biologiche con un’ampia e variegata microflora e microfauna hanno rischi più bassi, in quanto l’inibizione competitiva da parte di altri funghi non patogeni inibisce la proliferazione della Plasmopara viticola che rimane naturalmente confinata.

L’umidità ambientale unita al rialzo primaverile ed estivo delle temperature stimolano comunque la vitalità del parassita, e alcuni trattamenti dovranno essere attuati.

In ogni caso è evidente che c’è bisogno di ricerca e sperimentazione anche in campo biodinamico.

 

Bibliografia:

Le resistenze ai fungicidi (Agostino Brunelli)

Stato della resistenza in Italia ai fungicidi

http://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/mondo-enoico/19169-difficile-il-controllo-della-peronospora-in-regime-biologico-o-forse-no.htm

 

5 thoughts on “Peronospora: l’unico prodotto che non da resistenza è il rame (ma c’è poco da stare allegri)

  1. Lorenzo

    Massimiliano,
    va fatta una doverosa differenza, altrimenti sembra che il regime di biologico/biodinamico sia la soluzione quando, purtroppo, ad oggi non lo è.

    La Peronospora è un fungo molto subdolo che risente in maniera sostanziale delle condizioni climatiche.

    Generalizzando, con il rame si può prevenire l’infezione in determinate condizioni, ancor meglio del rame è la cosiddetta “poltiglia bordolese” che include anche la calce e che, a seconda delle condizioni climatiche, può essere costruita basica o acida a seconda dell’effetto che si vuole.
    D’altronde la poltiglia bordolese fu scoperta per caso proprio per la sua efficacia contro la peronospora.

    Esiste un “però”, quando l’infezione è forte o raggiunge il secondo stadio e si ha la liberazione di un quantitativo iperbolico di zoospore che vanno ad attaccare il rachide del grappolo facendolo appassire nel corso del tempo. Quindi un grappolo apparentemente sano può morire in fase di allegagione.

    Qui non c’è trattamento di rame che tenga, esistono due scelte:

    1) si aspetta che cambino le condizioni climatiche e, ahimè, “si contano i morti”
    2) si sparano sporicidi chimico sistemici ad alto potenziale

    Vorrei proprio sapere quanti produttori riescono ad essere così bravi da prevenire (ti assicuro che sono pochi, i costi sono esorbitanti in un’annata piovosa), quanti attendono la conta dei morti e feriti e quanti, ahimè, passano direttamente al punto 2.
    E penso che questa mia riflessione sia il motivo dell’esito delle analisi effettuate e pubblicate negli articoli precedenti…

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    1. Massimiliano Montes

      @Lorenzo, è vero ciò che dici, ma sembra che gli sporicidi sistemici funzionino sempre meno. Il problema sono le resistenze.
      Negli ultimi anni si sono selezionati sempre più ceppi resistenti.Sembra che solo i fosfiti usati in lotta integrata funzionino un po di più e sviluppino meno resistenza. Per questo accennavo ad un emergenza emergente.
      In biodinamica (più che in biologico) l’inibizione competitiva da parte di altri funghi non patogeni da un lieve vantaggio, pur con tutti i limiti. L’equilibrio biotico è sempre un vantaggio.

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      1. Lorenzo

        @Massimiliano Montes,

        dopo 30 anni di sistemico siamo già finiti, l’emergenza c’è già stata. 🙁
        Mi ricordo che mio nonno mi diceva che bastava un pò di calce, un pò di zolfo giallo ed anche una pietra tritata di cui non ricordo il nome…
        Se incroci di dati oncologici delle zone rurali italiane vedrai che la quantità di linfomi è a percentuali superiori enormi…

        🙁

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    1. Lorenzo

      @Francesco Spadafora,
      Mi scusi se rispondo solo ora ma sono stato fuori per lavoro.
      Non ho vigna, sono un biologo genetista appasionato di vino.

      … la domanda me l’aveva posta per… ?

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