Il vino naturale non esiste, le certificazioni certificano il cartaceo e possono essere eluse, la biodinamica è fantasia… invece di continuare questo fastidioso chiacchiericcio distrattorio, giornalisti, blogger e scrittori vari dovrebbero reclamare a gran voce analisi chimiche direttamente sul vino.
Ormai è trascorso un anno da quando Alessandro Maule di VinNatur mi inviò questo certificato:
Dalla lettura si evince che un Coda di Volpe Igt Pompeiano certificato come Biologico aveva invece ben 7 pesticidi di cui 3 non in tracce ma in livelli addirittura superiori al limiti massimi consentiti!
In calce al certificato di analisi si legge “Il prodotto risulta NON CONFORME al D.M. n. 20804 del 23.12.2010” che nel frattempo è stato sostituito dal D.M. 2011.01.13 n. 309 inerente le contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili.
Ciò significa che secondo la legge la presenza di quei pesticidi in quelle dosi non dipende da una contaminazione accidentale ma da un trattamento volontario.
Il produttore in questione ovviamente è stato gentilmente espulso da VinNatur.
La situazione dopo un anno è cambiata? No, non credo.
I produttori espulsi da VinNatur perché il loro vino era contaminato hanno il coraggio di ammetterlo pubblicamente? No, non credo.
Invece dobbiamo assistere ogni giorno al chiacchiericcio di personaggi stupidi o prezzolati su vino naturale, biologico e biodinamico.
In realtà al mondo del vino convenzionale tutto ciò da profondamente fastidio, si vorrebbe continuare a parlare in maniera patinata del vino solo come un prodotto di moda. E assoldano schiere di comunicatori per costruire un mondo fantastico di lustrini e belle pupe invece di parlare di pesticidi e vinificazione.
Credo che la soluzione sia una sola, come da tempo sosteniamo noi di gustodivino: etichettatura obbligatoria con tutti gli additivi, controlli obbligatori su bottiglie in commercio prelevate a caso dagli scaffali.
D.M. 2011.01.13 n. 309 Contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili

Il problema in tutto questo è anche Slow Food. Che si preoccupa dei presidi e non dei pesticidi nel vino
@Luciano, slow-food ha interessi commerciali altrove orientati. Sfugge alle valutazioni che facciamo in questo post.
Per ulteriore precisazione: ad eccezione del Thiametoxan, che è un neonicotinoide, insetticida vietato per legge dal 2008, gli altri sono tutti ammessi in viticoltura convenzionale.
“Credo che la soluzione sia una sola, come da tempo sosteniamo noi di gustodivino: etichettatura obbligatoria con tutti gli additivi, controlli obbligatori su bottiglie in commercio prelevate a caso dagli scaffali”. Dove devo mettere la mia firma?
@Mario Crosta, l’hai già messa. Tutte le volte che parliamo di quest’argomento e anche sul blog di vinnatur 😉
Coda di Volpe Bio significa certificato biologico? Se è così questo tizio deve restituire una montagna di contributi (lo prevede la legge in caso di controlli positivi) e si merita una denuncia penale
Chiaro e semplice. E poi diverrà più facile parlare di pregi e difetti nel bicchiere. Non è solo una questione di ecologia e di salubrità degli alimenti. C’è chi raggiunge vette qualitative senza “trucchi” legali o meno. Queste eccellenze vanno assolutamente preservate, tutelate, sottolineate. I veri Cru dei migliori terroir, che non hanno bisogno di chimica.
@Frank Swordout, due anni di contributi indietro più denuncia 😉
@Luciano Ferrari,
si esce da una ass e si entra in un’altra….sempre bio vogliam restare che il nostro mescere fa male al re 🙂
@francesco, mi sa che è così
Totalmente d’accordo con Nic Marsél.
Le analisi sono una scelta coraggiosissima.
Credo invece che bisognerebbe agire al contrario; invece di scrivere cosa contiene il vino, accordarsi per un marchio comune a tutte le associazioni, un insieme di requisiti minimi a cui ogni produttore che vuole riportare quel marchio deve sottostare. Ed ogni associazione, come fa Vin Natur, dovrebbe fare le analisi.
@Wine Roland, conoscendo i nostri polli non la vedo come un’ipotesi facilmente praticabile 😉
E poi l’etichettatura con gli additivi non è una regola che deve valere solo per i naturali. Vedrei di buon occhio, piuttosto, un obbligo di legge per tutti i produttori: il vino è un alimento, e come tale chi lo commercializza deve essere obbligato a scrivere in etichetta tutti gli additivi e i coadiuvanti, e trattamenti effettuati in vigna.