Perché loro non producono Chardonnay e Pinot Noir, ma “Meursault”, “Puligngy-Montrachet” e “Clos Vougeot”. Lo Chardonnay e il Pinot Noir lo lasciano fare agli altri: Sudafrica, Nuova Zelanda, Cile, e, perché no, anche a noi italiani.
Alla Francia importa poco se il resto del mondo chiama i suoi autoctoni “vitigni internazionali”. Tanto nessuno potrà mai produrre Vosne-Romanée o Nuits Saint Georges al di fuori dei suoi confini. E’ questa la chiave, è questo il trucco.
Parliamo di territorio, non di vitigni. Nessuno potrà mai imitare il territorio.
Chiunque in giro per il mondo può impiantare Nebbiolo. Nessuno può produrre Barolo. Il territorio langarolo, come al solito, è all’avanguardia.
Questo è quanto afferma il Prof. Mario Fregoni, agronomo milanese e membro dell’Accademia d’Agricoltura di Francia, alla Convention delle Città del Vino di Guardia Sanframondi (Benevento).
Per sostenere le sue tesi cita un episodio: “Mi trovavo in un ristorante della zona. Una signora chiede al cameriere un Taurasi. Il cameriere le propone un ottimo aglianico prodotto da una vicina cantina sociale. La signora risponde stizzita: ma no, io le ho chiesto un Taurasi!”.
Quest’aneddoto focalizza bene il punto: non parliamo di vitigni ma di territorio. Un vino che in etichetta porta il nome del territorio di produzione (Taurasi, in questo caso) diventa inimitabile.
Quindi d’ora in avanti, invece di tartassare gli italiani con soluzioni peregrine come le mega-Doc, inutile strumento di predazione di soldi pubblici, se si vuole veramente difendere il made in Italy, si operi una certosina zonazione dei territori e si consenta al produttore di indicare in etichetta il teritorio di provenienza.
condivido pienamente, è la mia battaglia!! per questo ho deciso di togliere il nome delle varietà da tutte le mie etichette, ad eccezione dei Moscati di Noto che riportano la varietà nel nome della Denominazione di Origine!!!
domani troveremo vino Nero d’Avola fatto in India, ma a noi cosa resta se non il territorio!! la mia etichetta più rappresentativa prende il nome dalla DOC di origine, Noto, il territorio dove nasce!!
i francesi in quanto a marketing e comunicazione sono sempre anni luce, per non parlare delle AOC fatte benissimo!!
solo in Italia si potevano inventare la DOCG ,per giustificare quello che non sonoriusciti a fare con le DOC. la DOCG non serve a nulla e i francesi fanno bene a prenderci in giro per questo!!!
@Pierpaolo Messina,
Bravissimo. A volte abbiamo l’impressione che certe scelte non siano casuali, ma finalizzate solo ad intercettare finanziamenti pubblici.
A molte personalità istituzionali (?) in realtà non interessa tutelare il mercato del vino . Altrimenti avrebbero orientato la produzione verso le piccole denominazioni di territorio (anche singoli Cru) piuttosto che in direzione di inutili mega-Doc
@Edith Di Salvo, questa tua conclusione è da incorniciare, c’è da farne bandiera, c’è da adottarla come programma. Brava!
@Mario Crosta,
Grazie 🙂
IN ITALIA E’ PIU’ DIFFICILE CAPIRE LE SIGLE DEL VINO
CHE LA FISICA QUANTISTICA.
PROVATE A FARVI SPIEGARE LE REGOLE PER L’ETICHETTATURA DEL VINO,
QUALSIASI COSA PUO’ ESSERE CONTESTATA DALL’ANTIFRODE.
TUTTO A VANTAGGIO DI CHI NON AMA IL VINO.
GRAZIE