Perché devo spendere 15 euro per una bottiglia di vino se al supermercato trovo un ottimo merlot a 1,50 euro?

Domanda vera, che mi pone un nostro lettore occasionale (che spero diventerà assiduo).

Il costo del vino è un argomento delicato e dibattuto. Tanto per cominciare faccio una breve ricerca internet per capire se il nostro lettore ha ragione, e scopro che ha torto ma in eccesso: in realtà al supermercato si trovano bottiglie in offerta anche a partire da 50 centesimi.

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Il quadro è desolante, e far capire perché spendere dieci volte tanto non sempre è facile. Partiamo dai costi vivi di vetro, etichette, tappo e capsula, che oscillanto tra i 60 e i 90 centesimi per le confezioni più a buon mercato. Molto più elevati sono invece i costi per le bottiglie più pregiate.

Già si comprende come le bottiglie in promozione da 50 centesimi non coprono neanche i costi del materiale. Inoltre a questi costi si dovrebbe aggiungere un margine di guadagno del produttore, uno del distributore e uno del venditore finale.

Consideriamo infine che dentro la bottiglia dovrebbe esserci vino, che ha dei costi intrinseci di produzione.

Facendo quattro calcoli si comprende come una bottiglia anche di scarsa qualità non potrebbe costare meno di 2-3 euro… rimanendo molto bassi come costi di partenza.

Abbiamo analizzato il prezzo del vino anche in questo post, per mostrare graficamente la composizione “economica” di una bottiglia.

A questo punto il quadro complessivo comincia a schiarirsi.
Se si produce vino acquistando uva senza possedere neanche un ettaro di vigna (e tanti lo fanno) si abbattono i costi di produzione e si può anche giocare al ribasso sul prezzo finale.

Se si vuole fare un buon vino prodotto artigianalmente, da vigneti biologici o biodinamici, basse rese in uva, raccolta manuale, vinificazione naturale, difficilmente una bottiglia può costare meno di 6-7 euro.

Se poi vogliamo un giusto guadagno per il vignaiolo che lavora con fatica superiore rispetto al produttore seriale industriale, il giusto prezzo si colloca su una fascia lievemente più alta.

Il resto lo fa il meccanismo di domanda e offerta generato dal mercato.

 

Leggi anche:

Quanto costa produrre una bottiglia di vino? Ed un collirio?

Qual è il costo di produzione dello Chateau Petrus?

http://www.risparmiosuper.it/alimentari/categorie/vini-rossi_40

 

33 thoughts on “Perché devo spendere 15 euro per una bottiglia di vino se al supermercato trovo un ottimo merlot a 1,50 euro?

  1. Angelo

    Al supermercato ci sono anche i fiaschi da tre euro però compro pure vino più costoso. L’ultima volta un cerasuolo di occhipinti. Non si può generalizzare.

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  2. Carlo Garaffo

    Condivido in pieno Massimiliano, l’altro giorno ne parlavo anche Sandro Di Bella (Cave Ox), avevo accompagnato un collaboratore in un ipermercato, non faccio naturalmente il nome, e, essendo un enotecnico ed un appassionato, curiosando ho visto bottiglie di Merlot a 1,59 € e Montepulciano D’Abruzzo a 1,39 €……. Senza parole.

    Io posso capire la crisi, ma può essere che certi consumatori credono veramente che dentro quelle bottiglie ci sia del vino?
    Allora compralo sfuso, dalle mie parti ancora c’è l’oste in un mini sgabuzzino che con due botticelle ti da del buon vino fatto da lui a 1,20 € massimo 1,50 €…….

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  3. Marilena

    Caro lettore, hai fatto una bella domanda, alla quale ti risponderò, a mia volta, con alcune domande.
    1) Perché dovrei comprare le scarpe ortopediche a mio figlio di due anni per un prezzo medio di 70 euro quando dai cinesi ne posso spendere solo 5?
    2) Perché dovrei comprare il pesce di mare a 30 euro al chilo quando le orate di allevamento, alimentate con ormoni e farine di origine animale, mi costano soltanto 16?
    3) Perché dovrei andare in vacanza alle Maldive spendendo almeno 2.500 euro quando per una settimana a Fregene me la cavo con 500?

    Tutte domande lecite, e le risposte non sono affatto scontate, perché in base alla scelta che facciamo rispondiamo, in realtà ai nostri bisogni più profondi.

    – Una madre che compra le scarpe ortopediche al figlio può ritenere di volerlo proteggere in una fase molto delicata dello sviluppo del suo piedino e scegliere di dargli un’opportunità di farlo crescere sano e forte.
    – Acquistare alimenti sani e nutrienti invece di alimenti condizionati da processi industriali invasivi può essere una scelta consapevole per mantenerci in buona salute, oppure semplicemente una scelta di gusto.
    – Desiderare di visitare luoghi lontani ed esotici può indicare un desiderio di conoscenza, di fare nuove esperienze, di confrontarci con culture diverse dalla nostra, o semplicemente di mostrare il nostro status.

    In tutti questi casi, è una scelta che dipende dalle nostre motivazioni e dai nostri bisogni.

    Acquistare un vino ad 1,50 euro anziché a 15 (o più) dipende dai nostri bisogni: dal gusto, da una valutazione sulla qualità intrinseca del prodotto e delle sue caratteristiche nutrizionali, dal valore “politico” che il nostro acquisto può assumere e – anche, a volte – dal nostro desiderio di mostrarci esperti e competenti in materia.

    Io scelgo prodotti artigianali, dove il lavoro dell’uomo viene valorizzato, dove l’ambiente viene tutelato e protetto, dove le lavorazioni sono accurate e riflettono il genio creativo del suo artefice.
    A maggior ragione quando è un alimento che deve nutrirmi oltre a darmi piacere, tendenzialmente scelgo prodotti sani che non danneggino la mia salute, che siano facilmente digeribili e che non alterino il mio metabolismo, accumulandovi sostanze nocive che, nel tempo, potrebbero farmi ammalare.
    Siccome credo nel valore del lavoro umano, scelgo prodotti che diano valore a chi li fa e che remunerino nella maniera più equa possibile quanti partecipano alla sua realizzazione.

    Sono scelte quotidiane, che ci appaiono routinarie, e che riflettono non solo i nostri bisogni, ma la nostra visione della vita. La prossima volta che ti troverai a farne una, pensaci.

    Baci,
    M.

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  4. Alberto Rossi

    Massimiliano, bell’articolo. Mi trovi in totale accordo su tutto, davvero. Però mi chiedo, criticamente: siamo sicuri che a un produttore che fa 2/3 milioni di bottiglie, la singola bottiglia abbia un costo di 60/90 centesimi? Cioè, il mio dubbio è che, purtroppo, molti ci guadagnino anche a vendere a 1 €…
    Alberto

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    1. Mario Crosta

      @Alberto Rossi, infatti, se leggi i calcoli che ho fatto l’anno scorso e che ho pubblicato qui in un commento più avanti, vedrai che c’è chi imbottiglia vini DOC reperiti sfusi sul mercato a meno di 1 euro di costo complessivo per ogni bottiglia, quindi ci guadagna anche con 1 euro (ricordiamo: 1.936 lire circa…) nel recuperare e vendere quei vini che venivano una volta avviati a quella distillazione (con contributo di circa 400 lire al litro) che oggi non si può più fare, ma che sono sempre in giro ad ogni vendemmia.

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  5. Massimiliano Montes

    Marilena tu sei troppo buona a confrontare certi vini con l’orata di allevamento a 16 euro 🙂
    In realtà un vino a 50 centesimi è come acquistare pesce congelato a 1 euro al kilo.
    Alberto hai pienamente ragione… e la cosa mi spaventa. Cosa ci sarà dentro quelle bottiglie per ricavarci, nonostante tutto, un guadagno?

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    1. Mario Crosta

      @Massimiliano Montes, se vai a leggere i prezzi al quintale delle partite di vini DOC delle ultime annate venduti sfusi, reperibili presso i siti web di tutte le camere di commercio, ti accorgerai che molti sono sotto i 50 centesimi al litro. Dentro quelle bottiglie ci sono vini DOC passati al vaglio delle commissioni di assaggio. Ghigliottiniamo i loro componenti?

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  6. Claudio Rossi

    A ben vedere le immagini pubblicate il fragolino costa più del merlot. Un motivo ci sarà

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  7. Paolo Carlo

    Quoto in pieno l’amica e stimata collega Marilena,
    La filiera ha spezzato il contatto atavico fra chi produce e chi ne gode i frutti sostituendo buon senso e conoscenza con prezzo e marketing spesso al limite della decenza.
    Disinformazione, vita frenetica e scarsi valori culturali uniti alla pigrizia dell’acquirente hanno contribuito a far crescere l’abitudine al consumo di prodotti che sono passati, nel tempo, dall’essere nutrizionalmente irrilevanti all’essere potenzialmente poco salutari pur rispettando le normative.
    Se, per alcuni decenni, questo è potuto accadere lo si deve principalmente alla dilagante ignoranza del pubblico che ha finito per convincersi che il marchio, il nome, la TV potessero essere in qualche modo sinonimo di qualità, di garanzia. Sulla scia di questa tendenza il profitto è diventato l’unico fattore trainante dell’offerta. Oggi però, la cosa non è più giustificabile ne tollerabile perché i mezzi per informarsi ci sono e sono alla portata di chiunque abbia a cuore la sua stessa vita e salute e, ancora più rilevante ha una etica personale che lo porta a fare scelte che salvaguardano l’intero ecosistema.
    Noi agricoltori, che viviamo del frutto della nostra terra, siamo gli ultimi tenaci combattenti che salvaguardano, tutelano e tramandano i beni più preziosi dell’umanità che sono la terra e la sua fertilità, le tradizioni e la cultura che derivano da millenni di evoluzione.
    Inoltre non è secondario il fatto che tutto ciò che si risparmia oggi si spenderà domani, magari in medicine e nel frattempo si conduce una vita triste, priva delle più semplici soddisfazioni come quella di poter godere del frutto sano della terra e della sapienza dell’uomo che la preserva.
    Ciao, Paolo

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  8. Gianni Pignatelli

    Il costo minimo in offerte per un vino anonimo imbottigliato no può essere inferiore a 2,50 euro quando poi si indica un vitigno o una miscela di uve ……. se si va direttamente nella cantina che produce con il contenitore proprio allora ….

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  9. A3C

    infatti, la presenza in un supermecato del Cerasuolo di Occhipinti indica che quello è un vino da supermercato..lapalissiano ma vero

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    1. Massimiliano Montes

      @A3C, Armà me lo devi fare incavolare? Tu sei quello che ha recensito un vino da gdo 😉
      @Claudio Rossi, a ben vedere il fragolino costa anche più del Montepulciano Doc (1 euro)

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      1. Nic Marsél

        @Massimiliano Montes, mi sa che il Fragolino è imbottigliato come “Bevanda a base di vino”

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        1. Massimiliano Montes

          @Nic Marsél, mmhh… perché molti “vini” in commercio cosa sono?

        2. Nic Marsél

          @Massimiliano Montes, almeno quello è dichiarato in etichetta che NON è vino

  10. A3C

    anche la nipote adesso che superato le 150.000 bottiglie fa ottimi vini da supermecato con uve acqusitate …davvero bravi …

    a me pare che Arianna abbia perso il filo…

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    1. Massimiliano Montes

      @A3C, ti sei messo d’impegno? 😉
      continenza… continenza please

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  11. Francesco Fabbretti

    Non entro nella querelle Occhipinti perché è un poco fuori tema, mi limito a dire che preferisco lo zio alla nipote. Mi urge molto più sottolineare come il cliente che compra il vino a 1,50 euro abbia ragione su tutta la linea. Si tratta di un alimento, come altri, e al suo gusto non solo è sufficiente, ma piace. Nessuno ha il diritto di rimbrottare il poco avveduto acquirente per nessuna ragione. Il vino è un ALIMENTO non un fenomeno culturale e come tale va trattato. E’ lecito fare cultura enologica ma dopo aver discusso della storia e dei miti arcaici da cui trae origine l’attuale nome syrah (dal mesopotamico “shrn” citato nel 3000 a.c. nel poema del Gilgamesh) della storia della sua diffusione delle due diverse rotte (mediterraneo meridionale dalle popolazioni di origini semite, e europa centrale da Urriti, Ariani e Ittiti) della prima volta che troviamo quel nome di vitigno in Italia (in quel di cortona dove sorgeva il giardino botanico dei Medici e vi erano le suddette piante) non abbiamo bisogno di bere un sirah per capire meglio ciò che ci è stato detto prima: fare cultura è atto eminentemente intellettuale, bere vino è atto gustativo. Nè vale la tesi “contra salute” (ma sai le schifezze che ci sono dentro???) poichè allora dovremmo impedire di fumare a ogni persona che vediamo spippettare. Vale solo la necessità e il gusto dell’acquirente che trova godimento gustativo sufficiente nella bottiglia incriminata come magari troverà simile godimento in snack, fast food, bibite dolci e porcherie varie. Ha tutto il diritto ad avere un’educazione gustativa pressoché inesistente e, chge io sappia, nessuno degli intervenuti è stato nominato d’ufficio “precettore del gusto altrui”. Lasciatelo perdere e godetevi il gusto che vi compete …. o avete paura di scoprire che se togliamo tante seghe mentali al vino magari una bottiglia da tre euro rischia di piacerci??? (pensiero di enotecaro di nicchia e costoso)

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    1. Massimiliano Montes Post author

      Ciao Francesco. Non stiamo bacchettando chi compra un vino a 1,50 (o anche a 0,50 in offerta), stiamo semplicemente esponendo il punto di vista di chi pensa che un vino possa costare anche più di tale cifra. Non ci permetteremmo di bacchettare nessuno.
      Vorremmo solo entrare nel merito dei meccanismi commerciali di composizione del prezzo, e spero di averlo fatto senza troppi errori.
      Far capire perché un vino può costare 15 euro anziché 1,50.
      Ovvero che la differenza non è “un furto” ma è motivata.
      Poi, se un vino costa 150 o 1500 euro le cose cambiano, come si dice in un altro post citato a piè pagina… in quel caso la differenza non è giustificata da alcuna tecnica produttiva, ma solo dal mercato.
      P.S. Quando voglio alimentarmi io mangio un piatto di pasta.

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    2. Massimiliano Montes Post author

      @Francesco Fabbretti, nel post dico “Partiamo dai costi vivi di vetro, etichette, tappo e capsula, che oscillanto tra i 60 e i 90 centesimi”, di questo che mi dici? Come si conciliano certi prezzi con inevitabili costi?

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  12. yoel

    Mi permetto solo di aggiungere al topic (molto interessante) che non vi è, in questa logica di mercato (grande distribuzione) la mera logica del profitto a breve termine (produco=ricavo), cosa che tutti hanno dato un po’ per scontata, adducendo ad infimi costi di produzione e sfruttamento della filiera.
    Spesso il vino (e non solo nella gdo) viene deflazionato volontariamente per molteplici motivi, il più comune quello di attirare un cliente nel proprio punto vendita.
    Il suo valore rimane comunque molto più alto dei 1,50 euro pagati. Ma come diceva Francesco Fabbretti essendo questo un alimento, ed aggiungo io un alimento deperibile, si preferisce svendere piuttosto che buttare (costa anche quello eh, almeno a livello di bilancio).
    Ma basta guardare dove vanno gli scarti delle macellerie, i prodotti quasi in scadenza o già scaduti (caso Cremonini docet) o anche solo sentir parlare il rappresentante di turno in questa stagione che “siccome gli stai simpatico” su quella etichetta pregiata ti offre un bel 5+5, aspettando il 5+10 e 5+100…

    Reply
      1. yoel

        @Massimiliano Montes, il fatto che non lo si dica non vuol dire che sia una prassi consolidata quella di svuotarsi magazzini ed evitare una palese incommerciabilità del prodotto…

        Oppure tu bevi novello toscano 2004? 😀 (grande annata..)

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  13. Francesco Fabbretti

    La prassi delle trattativa nel canale gdo è molto diversa rispetto a quella del canale ho.re.ca. per il fatto che vi subentrano alcuni dettagli di non piccola importanza. i vini più economici sono il risultato di una trattativa standard che parte dal contenuto delle bottiglie. Non è un segreto che il vino rimasto sfuso nelle cisterne d’acciaio vada smaltito, con un costo di 10 centesimi il litro circa. Il produttore tutto vuole tranne che dover pagare anche per farsi bonificare i silos per la vendemmia successiva. Andare in pari nelle eccedenze gli sta benissimo. Il costo delle bottiglie ad esempio fatte in cina sta sotto i 50 centesimi (ma se ne trovano anche italiane) tappo siliconato 20 centesimi, etichetta in sé 20 centesimi (costa la creazione e l’istallazione automatizzata dell’etichettatrice, poi ha il costo di una fotocopia a colori), diciamo 10 per la capsula e siamo a un euro tondo tondo. se io le mie uve le faccio pagare 10 centesimi (e così ne ricavo 20e perché evito la bonifica dei silos) non resta che aggiungere la provvigione dell’agente che in g.d.o. va dal 2 al 5% e le spese di trasporto che, in ogni caso, sono davvero basse e quella boccia arriva al supermercato di turno a 1,25. la vende a 1,50 e son tutti contenti. Questi sono i costi. Poi ci sono i patti: il produttore vuole una posizione ben visibile per vendere bene e in quantità, il gestore del supermarket vuole vendere a meno azzerando il suo profitto e quello del produttore, e andando sottoprezzo a 0,90. come si chiude una trattativa del genere? Il gestore concede al vino in questione il livello distributivo eye-line o hand-line in testata di gondola o immediatamente prima o dopo, in cambio riceve l’ok da parte dal produttore ad andare sotto prezzo su volantini promozionali 4 volte (di un mese l’una) in un anno.

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    1. Mario Crosta

      @Francesco Fabbretti, per la precisione, l’anno scorso ho calcolato i costi di produzione industriale delle bottiglie economiche (escluso il vino contenuto), presso una ditta che fa almeno 5 milioni di bottiglie dello stesso vino.
      bottiglia = 0,12 €
      tappo = 0,10 €
      capsula = 0,02 €
      etichetta, controetichetta e collarino = 0,03 €
      imbottigliamento = 0,04 €
      impacchettatura = 0,04 €
      vinificazione, pulizia, sterilizzazione = 0,03 €
      Totale costi indiretti = 0,38 €
      Costi manodopera indiretta = 0,08 €
      Ammortamento capitali/macchine = 0,02 €
      Spese generali conduzione cantina = 0,06 €
      Totale costi gestione = 0,16 €
      TOTALE ESCUSO IL VINO = 0,54 €
      Ecco: se tieni conto che un Orvieto sfuso usato per imbottigliarlo nella stessa bottiglia, per esempio annata 2010, costava 0,37 euro (750 ml), il COSTO totale veniva 0,91 €…..

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      1. Mario Crosta

        mi dispiace per la perdita degli allineamenti, che rende confusionaria la lettura, (due totali parziali non si distinguono per nulla dalle singole voci di costo), comunque il totale generale finale è quello giusto.

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  14. Eretico Enoico (Giuseppe )

    …lana caprina?Assolutamente no ,trovo utile analizzare il quesito posto in partenza ma la tentazione di fornire metafore forti e’ tanta.
    Vorrei sottolineare che la domanda iniziale era perché spendere ( da consumatore ) più di 1,50 circa per una bottiglia di vino e non se chi la vende ci guadagna.
    Ecco in un sito naturalista che si fregia del nome” gustodivino ” l ‘unica risposta per il lettore sarebbe dovuta essere : trattasi di vino solo da un punto di vista legale ovvero di un fermentato alcolico da mosto di uve fresche( sarà poi vero ?) e in quanto tale per noi non ha parametri minimi per essere considerato “il vino” da ingerire dopo averci fornito un minimo piacere gustolfattivo stop.
    Superfluo ricordare che per dissetare l’organismo esiste l’acqua di rubinetto e se si è cercano gli effetti dell’alcol per intimo autolesionismo esistono distillati più efficaci in relazione al prezzo / quantità.
    p.s. la gdo spesso,molto spesso vende prodotti in perdita
    p.s.s la occhipinti junior e’ un positivo esempio di pensiero enoico ma i suoi vini sono decisamente più un fenomeno( preppy) mediatico che un capolavoro enologico ipercitato.
    Buon cartone aromatizzato e pastorizzato a tutti…( scherzooooo )

    Reply
  15. Massimiliano Montes Post author

    @Eretico Enoico (Giuseppe ), tu mi vuoi fare querelare 😉 Ci siamo arrivati per approssimazioni successive… va bene così.
    @Mario de Robespierre, sto lucidando le lame. Procederemo aiutati dal nostro Danton Trecaffé. Vostro max Marat.

    Reply
    1. Eretico Enoico( Giuseppe)

      @Massimiliano Montes, nessuna azione legale anzi ho valutato con il mio ufficio legale la compatibilità delle mie eresie in relazione anche alle ultime sentenze sulla diffamazione a mezzo social network…scherzoooo ,preppy non è offensivo equivale all’abbastanza AIS.
      Love and wine mr. M.M.

      Reply
  16. Il Duca

    Se il tuo lettore beve bene, a suo dire, con 1,5 euro ha ragione lui. Poi ognuno è libero di farsi male come meglio ritiene.

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  17. Francesco

    C’è da dire che ormai le varie denominazioni (doc, igt, igp, ecc.) esclusa la DOCG, non hanno più i controlli di qualità sul vino e sulle uve, l’unica denominazione che può dare ancora un minimo di garanzia sulla qualità del prodotto è la DOCG. Ciò non toglie che ci siano ottime bottiglie di igt e doc, ma ovviamente i prezzi lievitano.

    Socio AIS.

    Reply

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