Metà della corruzione europea è in Italia. Quanta nel mondo del vino?

C’è un ottava dell’Orlando Furioso dove Ariosto dice chiaramente che i potenti pagano i poeti per tesser loro elogi.

Omero Agamennòn vittorioso,
e fe’ i Troian parer vili ed inerti;
e che Penelopea fida al suo sposo
dai Prochi mille oltraggi avea sofferti.

E se tu vuoi che ‘l ver non ti sia ascoso,
tutta al contrario l’istoria converti:
che i Greci rotti, e che Troia vittrice,
e che Penelopea fu meretrice.
(Orlando Furioso, XXXV, 27)

Omero descrive i Greci vittoriosi e i Troiani vili e inerti, Penelope una santa che resiste alle insidie dei Proci.

Ma se vuoi conoscere la verità, tutta al contrario la storia inverti: i Greci sono vinti e Troia vincitrice. Penelope… una meretrice.

Oggi i poeti sono estinti ma ci sono i giornalisti. Ed i blogger più incalliti, che si vendono per poco, che ti chiedono più arditi “due bottiglie… è solo un gioco”.

Al di la dell’ironia, il vino è una cartina al tornasole della nostra società. Se è vero che metà della corruzione europea è italiana, il perché è facilmente spiegabile: l’italiano pagherebbe per vendersi.

Che non significa che non debba esserci onesto guadagno, anzi. Più serio e impegnativo è un lavoro, maggior retribuzione questo merita. Ma il concetto di profitto onesto non è cosi chiaro a tutti gli Italiani.

Può il vino diventare strumento politico e di riscatto sociale?
Nel mondo del vino accade qualcosa di strano, di diverso. Che non vediamo in altri settori commerciali.

Un manipolo di cocciuti dissidenti ostinatmente difende il territorio, le campagne, il proprio lavoro.
Un lavoro artigianale che cozza con la distribuzione di massa che negli ultimi anni ci ha conquistato, colonizzato e inginocchiato.

Distribuzione di massa significa omogeneizzazione dei prodotti, dalla produzione alla distribuzione. Abbattimento dei costi, abbattimento della qualità: la distribuzione di massa dei Centri Commerciali, dei Mall, che distrugge e demolisce il prodotto artigianale, appiattisce le differenze, umilia la qualità, il lavoratore e il consumatore.

Ma produzione e distribuzione di massa significa anche accumulo di denaro nelle mani di pochi, a discapito di chi produce con passione e a discapito del consumatore finale.

E chi ha soldi li spende innanzitutto per pagare poeti e trovatori, per magnificare una Penelope che in realtà è solo una volgare meretrice.
Per tessere le lodi di Grandi Vini che in realtà altro non sono che la prostituzione del gusto e del portafogli.

Il vino naturale oggi è un vino politico, forse involontariamente, a volte con cognizione di causa.
Il vino naturale è un baluardo alla colonizzazione che il nostro quotidiano sta subendo ormai dal dopoguerra, e all’erosione progressiva della nostra qualità di vita.

Se in tutti i settori commerciali accadesse un fenomeno simile a quello della “Resistenza Naturale” del mondo del vino?

Se imparassimo a premiare e a vendere le eccellenze, quelle vere, le tante che il nostro meraviglioso territorio è capace di generare, e non la meretrice Penelopea magnificata dal giullare di turno?

Impareremmo forse a costruire un’economia vera, ricca, non soggiogata al morso predatore del mostro che ci fa prostituire. Tutti insieme: un manipolo di artigiani, due blogger, un giornalista e un cineasta.

 

3 thoughts on “Metà della corruzione europea è in Italia. Quanta nel mondo del vino?

    1. Massimiliano Montes Post author

      @Rossella, ma no, le due bottiglie non sono il problema. L’importante è scrivere di un vino solo quando ti piace.
      La corruzione in Italia è ben altro, è un sistema predatorio che devasta la finanza pubblica, un infelice connubbio (un associazione a delinquere) tra pubblica amministrazione e grande impresa.

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