Molto marketing e poco arrosto. L’agricoltura ha un fortissimo impatto sull’ambiente (qualsiasi tipo di agricoltura) e quindi già si auto smentiscono.
I lieviti vengono trasportati da vespe e calabroni e quindi non è vero che sono tipici di una certa uva.
Dicono di non aggiungere additivi chimici… quindi altri additivi sono ammessi… No?
Dicono di fare pochi interventi in cantina ma poi fanno macerazioni lunghe secoli snaturarando il vino e intervenendo pesantemente su ciò che sarà il prodotto finale.
In conclusione è la solita furia e la stessa strategia di quelli che fanno i vini “industriali”: Solo chiacchiere aleatorie e distintivo. (semicit.)
@Robji, la tua risposta non ha alcun senso. Forse ho scritto male la domanda. Se come dici tu i calabroni e le vespe trasportano i lieviti, per quale motivo é così digffuso l’uso di lieviti selezionati? Ma soprattutto quale senso avrebbe questo utilizzo ? Mi sono spiegato ? Andrea
@andrea, perché c’è chi usa il lievito di birra al posto del lievito madre? o perché qualcuno usa i fermenti lattici per la lievitazione? Perché il mondo è bello perché vario ed ognuno fa le scelte in base alla convenienza, all’utilità, al risultato che vuole ottenere etc etc.
IMHO un vino rappresenta sempre e solo chi lo fa e non certo il territorio alla faccia delle grandi minchiate che vengono scritte e dette in proposito e questo vale in tutti i casi, vini naturali inclusi e aggiungo “per fortuna”
Massimiliano Montes
@Robji, veramente proprio Maule è contrarissimo alle lunghe macerazioni dei bianchi. Molti produttori di orange wine sono fuoriusciti da vinnatur per questo motivo.
Il vino naturale è semplicemente un vino da uve non trattate con antiparassitari e fertilizzanti di sintesi, senza additivi e coadiuvanti in cantina. Facile.
Con questi metodi ci hanno fatto il Romanée-Conti per duecento anni, vuol dire che si può.
@Robji, direi che anche tutti i convenzionali dovrebbero imparare da Romanée. E dovrebbero imparare anche a non fare vini piatti Tavernello style 😉
Robji
@Massimiliano Montes, ne conosco di “convenzionali” che sono molto meglio della media dei “naturali”
Massimiliano Montes
@Robji, molto meglio del Romanée direi
nicola
@Robji, condivido pienamente
si tratta solo di marketing ovvero far credere l’irreale, trasferire gli investimenti sulla credibilità aleatoria e stucchevole. I consumatori sono fortunatamente più coscienti e sanno che dietro a qualunque bella vista ci stanno speculazioni su finanziamenti a discapito di quell’agricoltura sana, pesantemente schiacciata dalle lobby.
Credo sia difficile non condividere il principio “meno chimica e meno pasticci in vigna ed in cantina”. Negli ultimi anni ho prevalentemente cercato ed acquistato vini prodotti secondo questa filosofia, soprattutto grazie all’entusiasmo suscitato in me da produttori come Maule e Camillo Donati. Tuttavia devo confessare che molte altre esperienze mi hanno riservato delusioni cocenti ed il contenuto di troppe bottiglie ha conosciuto la via del lavandino (quei fastidiosi sentori di “buccia di salame” o brett o simili). Non mi va di fare nomi (alcuni ahimè anche spesso osannati da più parti) anche perchè ho il ricordo di persone dedite con entusiasmo e passione al proprio lavoro. Però ho l’impressione che certa critica si sia un po’ appiattita in nome di una scelta ideologica e questa non mi sembra una buona cosa.
@Angelo Cantù, nessuno dei vini naturali da noi recensiti sa di buccia di salame, brett, ne tantomeno è da lavandinare. Se non vuoi avere sorprese inizia a provare quelli che ti suggeriamo noi, e poi ci dai la tua opinione.
Comunque ciò che tu dici è vero, esistono tanti brutti vini. Convenzionali e naturali.
Per questo vorremmo fare un piccolo elenco interattivo dei vini che noi abbiamo assaggiato e riteniamo meritevoli, magari come applicazione per iPad e cellulari. È un’idea che ci ronza in testa 🙂
@Robji, ma dire che un vino non sa di buccia di salame o di brett è un dato oggettivo, non un gusto.
Poi se a te piacciono i vini che sanno di fragola e a me quelli che sanno d’uva, questo si che è un elemento soggettivo.
Massimiliano Montes
@Robji, poi, oggettivamente, se non ti piacciono Germaine o Puzelat o Ganevat, o Rinaldi o Roagna o Tecce (alcuni esempi di vini naturali da noi recensiti) non bere vino 😉
Nic Marsél
oppure Dalzocchio 😉 Riassaggiato sabato confermo il mio entusiasmo. Per Ganevat ci stiamo attrezzando.
Ma è una meraviglia!
@Mario Crosta, sono completamente d’accordo: è un vero capolavoro!
Molto marketing e poco arrosto. L’agricoltura ha un fortissimo impatto sull’ambiente (qualsiasi tipo di agricoltura) e quindi già si auto smentiscono.
I lieviti vengono trasportati da vespe e calabroni e quindi non è vero che sono tipici di una certa uva.
Dicono di non aggiungere additivi chimici… quindi altri additivi sono ammessi… No?
Dicono di fare pochi interventi in cantina ma poi fanno macerazioni lunghe secoli snaturarando il vino e intervenendo pesantemente su ciò che sarà il prodotto finale.
In conclusione è la solita furia e la stessa strategia di quelli che fanno i vini “industriali”: Solo chiacchiere aleatorie e distintivo. (semicit.)
@Robji, se li trasportano i calabroni, perché quindi usare le selezioni aromatizzanti ?
@andrea, la sai quella della luna e del dito?
Tu sei quello che guarda il dito.
Aka hai fatto una domanda senza senso.
@Robji, la tua risposta non ha alcun senso. Forse ho scritto male la domanda. Se come dici tu i calabroni e le vespe trasportano i lieviti, per quale motivo é così digffuso l’uso di lieviti selezionati? Ma soprattutto quale senso avrebbe questo utilizzo ? Mi sono spiegato ? Andrea
@andrea, perché c’è chi usa il lievito di birra al posto del lievito madre? o perché qualcuno usa i fermenti lattici per la lievitazione? Perché il mondo è bello perché vario ed ognuno fa le scelte in base alla convenienza, all’utilità, al risultato che vuole ottenere etc etc.
IMHO un vino rappresenta sempre e solo chi lo fa e non certo il territorio alla faccia delle grandi minchiate che vengono scritte e dette in proposito e questo vale in tutti i casi, vini naturali inclusi e aggiungo “per fortuna”
@Robji, veramente proprio Maule è contrarissimo alle lunghe macerazioni dei bianchi. Molti produttori di orange wine sono fuoriusciti da vinnatur per questo motivo.
Il vino naturale è semplicemente un vino da uve non trattate con antiparassitari e fertilizzanti di sintesi, senza additivi e coadiuvanti in cantina. Facile.
Con questi metodi ci hanno fatto il Romanée-Conti per duecento anni, vuol dire che si può.
@Massimiliano Montes, Maule dovrebbe imparare da Romanée allora. Magari riuscirebbe a fare vini emozionanti oltre che “naturali”.
@Robji, direi che anche tutti i convenzionali dovrebbero imparare da Romanée. E dovrebbero imparare anche a non fare vini piatti Tavernello style 😉
@Massimiliano Montes, ne conosco di “convenzionali” che sono molto meglio della media dei “naturali”
@Robji, molto meglio del Romanée direi
@Robji, condivido pienamente
si tratta solo di marketing ovvero far credere l’irreale, trasferire gli investimenti sulla credibilità aleatoria e stucchevole. I consumatori sono fortunatamente più coscienti e sanno che dietro a qualunque bella vista ci stanno speculazioni su finanziamenti a discapito di quell’agricoltura sana, pesantemente schiacciata dalle lobby.
@nicola, qua siamo democratici e facciamo commentare chiunque… però tu stai dicendo un cumulo di caxxate 🙂
Credo sia difficile non condividere il principio “meno chimica e meno pasticci in vigna ed in cantina”. Negli ultimi anni ho prevalentemente cercato ed acquistato vini prodotti secondo questa filosofia, soprattutto grazie all’entusiasmo suscitato in me da produttori come Maule e Camillo Donati. Tuttavia devo confessare che molte altre esperienze mi hanno riservato delusioni cocenti ed il contenuto di troppe bottiglie ha conosciuto la via del lavandino (quei fastidiosi sentori di “buccia di salame” o brett o simili). Non mi va di fare nomi (alcuni ahimè anche spesso osannati da più parti) anche perchè ho il ricordo di persone dedite con entusiasmo e passione al proprio lavoro. Però ho l’impressione che certa critica si sia un po’ appiattita in nome di una scelta ideologica e questa non mi sembra una buona cosa.
@Angelo Cantù, nessuno dei vini naturali da noi recensiti sa di buccia di salame, brett, ne tantomeno è da lavandinare. Se non vuoi avere sorprese inizia a provare quelli che ti suggeriamo noi, e poi ci dai la tua opinione.
Comunque ciò che tu dici è vero, esistono tanti brutti vini. Convenzionali e naturali.
Per questo vorremmo fare un piccolo elenco interattivo dei vini che noi abbiamo assaggiato e riteniamo meritevoli, magari come applicazione per iPad e cellulari. È un’idea che ci ronza in testa 🙂
@Massimiliano Montes, magari includendo il commento di altri… se no sono solo opinioni di parte.. per dire, io non so se mi fiderei dei tuoi gusti 😛
@Robji, ma dire che un vino non sa di buccia di salame o di brett è un dato oggettivo, non un gusto.
Poi se a te piacciono i vini che sanno di fragola e a me quelli che sanno d’uva, questo si che è un elemento soggettivo.
@Robji, poi, oggettivamente, se non ti piacciono Germaine o Puzelat o Ganevat, o Rinaldi o Roagna o Tecce (alcuni esempi di vini naturali da noi recensiti) non bere vino 😉
oppure Dalzocchio 😉 Riassaggiato sabato confermo il mio entusiasmo. Per Ganevat ci stiamo attrezzando.