L’impatto dell’incremento delle temperature mondiali sulla produzione di vino

Uno studio pubblicato dal Dr. Lee Hannah su “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America”, il periodico dell’Accademia Nazionale di Scienze degli Stati Uniti d’America, rivela scenari inquietanti.

L’incremento delle temperature mondiali è un processo ormai irreversibile.
Questo studio, condotto da un team di scienziati provenienti da sei Università USA, mostra delle proiezioni di quanto accadrà entro il 2050, con particolare riferimento alla viticoltura e alla produzione di vino.
Lo studio esamina sia l’andamento delle temperature nel tempo che quello delle precipitazioni atmosferiche negli anni a venire.

Rappresentazione grafica dei mutamenti climatici su scala mondiale

Rappresentazione grafica dei mutamenti climatici su scala mondiale

Le conclusioni sono che entro i prossimi 37 anni le aree adatte alla viticoltura si sposteranno progressivamente verso i poli, laddove aree precedentemente vocate tenderanno alla desertificazione. Mediante proiezioni basate su due diversi modelli, uno più ottimista e l’altro più pessimista, sembra che le aree adatte alla coltivazione della vite si ridurranno dal 19% al 73% nelle regioni poste a latitudini più basse (in Europa le regioni mediterranee meridionali), e si estenderanno progressivamente verso latitudini settentrionali.

In alternativa la viticoltura interesserà territori a quote sempre più elevate, fino ad oggi caratterizzati da un diverso ecosistema.
Tale evoluzione interesserà tutto l’ecosistema mondiale, con una redistribuzione delle acque dolci e delle precipitazioni atmosferiche, e una modificazione delle specie vegetali spontanee e coltivate.

Il quadro non è sicuramente di quelli apocalittici, ma merita una riflessione. Territori in quota, fin’ora a vegetazione spontanea o utilizzati per la coltivazione della frutta, diventeranno nel corso degli  anni candidati eccellenti alla vinificazione. Viceversa le vigne meridionali a livello del mare subiranno stress idrici sempre maggiori.

 

“Climate change, wine, and conservation”
Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America

 

8 thoughts on “L’impatto dell’incremento delle temperature mondiali sulla produzione di vino

  1. Mario Crosta

    Da quando sono in Polonia ho verificato di persona che sono ritornati i tempi adatti alla coltivazione della vite da vino di circa 400 anni fa, infatti ci sono gia’ un sacco di vigneti in diverse zone del Paese che fanno vino e non solo al confine con la Slovacchia e la Germania, ma anche a nord e a est. Anche nelle tre repubbliche baltiche si fa vino d’uva e pure in Svezia. Non sono produzioni eccelse, ma sono perlomeno esenti da chimica varia e percio’ piu’ naturali del solito. In genere, pero’, sono incroci tra cloni di vitigni precoci europei occidentali e radici della vitis selvatica, sperimentati in Germania, Canada, Inghilterra, Siberia. In occidente non si puo’ piu’ piantare a casaccio, secondo le mode. Bisogna piantare nelle zone adatte i vitigni adatti, facendo intervenire anche le universita’ per le ricerche del caso. Bisogna privilegiare le coltivazioni a minor impatto ambientale e il minor uso di sostanze aggiunte.

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    1. Massimiliano Montes Post author

      Ci sono le Alpi, gli Appennini e l’Etna. Vorrà dire che invece delle nocciole coltiveremo Nerello e Nebbiolo

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        1. Mario Crosta

          @Patrizia, il Riesling sta benissimo a guardare dall’alto i grandi fiumi freddi del centro d’Europa, ci sono anche dei cloni a maturazione precoce, secondo me dovrebbe guadagnarci. Anni e anni fa ricordo che gli esperti più concreti, in Oltrepo, vedevano proprio nel Riesling Renano la possibilità di una svolta importante, qualitativa, dei bianchi oltrepadani, non certo nel Pinot Grigio. E’ un vino che a me non piace molto, ma ne sto bevendo tanti dell’Alsazia a prezzi anche molto interessanti e devo dire che cominciano a piacermi per la straordinaria ecletticità di abbinamento ai cibi e sarà uno dei vini che il cambiamento del clima favorirà certamente.

  2. Mario Crosta

    Il cambiamento è sempre una chance.
    Pensa a com’era il vino nell’epoca dell’antica Roma (con il miele, oppure con l’aceto, oppure con l’acqua di colatura delle acciughe salate) oppure anche soltanto nel medioevo.
    Guarda che bei vini fanno a 2.000 metri d’altezza in Argentina o in Cile.
    Fatti passare la paura, Patrizia. Se si piantera’ con criteri scientifici e si abbatteranno gli additivi berremo sicuramente un vino migliore. Ci saranno sempre dei cru eccezionali, semplicemente un po’ piu’ in la’ di quelli attuali, ma sara’ il vino di base, quello quotidiano, che potra’ guadagnarne.

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  3. LIVIO

    Se possibile vorrei sapere come è il tempo nei giorni 29/30 Novembre e 1 dicembre 2013 a Norimberga e Monaco

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