Le tartarughe Ningxia e gli affari cinesi: Robert Parker vende Wine Advocate a un consorzio di Singapore

Jancis Robinson sul Financial Times ci aveva già ammonito a settembre su quella che sarebbe stata l’espansione del mercato del vino in Cina.

Invitata al Ningxia Wine Festival, nell’omonima provincia cinese, rimase meravigliata dalla presenza di importanti gruppi industriali, come Riedel, per esempio, che aveva preceduto la Robinson di diversi giorni per piazzare le sue collezioni di calici. Nel maggio 2011 c’era già stato l’annuncio della più grande multinazionale del lusso LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy S.A.), proprietaria del brand Moet Chandon, di una joint venture con “Ningxia Farms Agribusiness Group” per produrre il primo vino frizzante cinese, venduto col marchio “Chandon”.

In questi giorni giunge la notizia bomba. Il Wall Street Journal, Decanter e Grape Wall of China scrivono che Parker avrebbe venduto la maggioranza delle quote della storica rivista a tre soci in affari cinesi, per 15 milioni di dollari. Il principale investitore sarebbe Soo Hoo Khoon Peng, business-man di Singapore, che assumerebbe la direzione del gruppo, insieme ad altri due soci di minoranza legati a Deutsche Bank e Goldman Sachs.
La notizia è sconvolgente, non solo per l’imminente pensione di Parker e del suo bull dog che lo accompagnava fedelmente durante le degustazioni enoiche, ma per le travolgenti previsioni di sviluppo del mercato orientale. Investimenti di tale portata, insieme ai campanelli d’allarme di alcuni dei più importanti critici del settore, non ultima Jancis Robinson, fanno immaginare un deciso spostamento del baricentro degli affari del vino verso oriente.

Chissà se negli anni a venire ci troveremo a recensire bordolesi cinesi di Ningxia in comparazione con Supertuscan, Cileni e Australiani. Altro che tartarughe Ningxia, qui siamo di fronte a un’accelerazione degna del “piè veloce Achille”.
Ciò che mi consola sono le parole di una giornalista cinese conosciuta alla prima edizione del “Simposio Internazionale sul Nero d’Avola” organizzato dalle cantine Gulfi a ottobre: “Voi siete convinti che a noi cinesi piacciano i vini poco acidi e poco tannici. In realtà le posso dire che è l’esatto contrario, noi troviamo i vostri vini non molto tannici e non molto acidi”.
Vuoi vedere che la salvezza dal parker-style arriverà dalla Cina?

10 thoughts on “Le tartarughe Ningxia e gli affari cinesi: Robert Parker vende Wine Advocate a un consorzio di Singapore

  1. Pontifex Maximus

    Per la precisione Parker continuerà a scrivere su Bordeaux e Rodano e sarà “chairman” della nuova società.
    Ci libereremo difficilmente di Parkerone e del suo cane scorreggione immortalato da Nossiter in Mondovino.

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  2. Claudia

    Grande Cina. E’ il nome del ristorante sotto casa mia, ma credo che tra poco sarà il nome di uno dei più importanti Chateaux del mondo 😉

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      1. Massimiliano Montes Post author

        @gianpaolo,
        Credo che i cinesi abbiano gusti migliori di quello che crediamo. Quella giornalista al simposio mi ha veramente stupito: per lei il nero d’avola è poco tannico! Inoltre non amava i vini “oaky”, legnosi.
        Potremmo avere delle gradite sorprese dall’oriente.

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        1. Francesco Spadafora

          @Massimiliano Montes,
          Ah, che simpatico leggerti stupito !
          Il Nero d’Avola é poco tannico ,tranquillo non é cambiato , ma ,tranne quello prodotto nell’Eloro e siccome tu bevi solo quello ,ti sei stupito !!!
          Sarà che la Cina fa passi da gigante e rapidi ,ma ,secondo me , saremo ancora a discutere di questo anche fra tanti anni . Per ora sono attestati su consumi di basso livello e ,come tutti i paesi emergenti ed asiatici , quello che è Francia e considerato buono .

        2. Massimiliano Montes Post author

          @Francesco Spadafora,
          Ma no… bevo anche il tuo! Lo trovo schietto…
          Come avrai letto, durante quel simposio abbiamo fatto tre verticali di nero d’avola Gulfi, nero Ibleo, nero Maccari e nero Sanlorè.
          Ti assicuro che erano tannici a sufficienza.
          Il fatto è che i cinesi non hanno un gusto “americano”, anzi tutt’altro. Se il mercato cinese prende campo mi sa che molti enologi dovranno ricalibrare i loro parametri 😉

  3. Mauro Caroli

    Parker ha deciso di godersi la vecchiaia con i soldini accumulati. I soldini nostri (che abbiamo comprato le bott) e dei furbetti che lo hanno pagato per recensire i loro vini

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  4. Alessandro

    Adoro, adoro, adoro. la grafica di questi commenti in stile old intravino.
    Arridatemi il vecchio intravino! Tomacelli giuro che se non cambi grafica commenterò solo quiiiiii

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