Non so se a qualcuno dei nostri quattro lettori sia mai capitato di usare una bottiglia di vino per annaffiare le piante. A me si.
Se c’è una cosa che trovo intollerabile nel vino “innaturale” sono gli aromi di pasticceria. Per aromi di pasticceria intendo quella fragola sintetica che ricorda le chewing-gum o le caramelle, la ciliegia delle merendine pubblicizzate in TV, l’amarena del ripieno dei croissant da supermercato (una confezione da dodici 5 euro e 70 centesimi, per una colazione felice in famiglia).
E così, una bottiglia di rosato regalatami da un rivenditore, finisce tra alberelli e fioriere.
“Provala, è una nuova azienda gestita da quel famoso enologo. Fammi sapere come ti sembra”. A cena con un amico di vino decidiamo di stappare il rosato. Lo versiamo nei calici… e già l’amico mi guarda sorpreso. Accostiamo il calice al naso e… apriti cielo.
Le note odorose caramellose e spudoratamente finte danno la nausea. La cosa che impressiona maggiormente è proprio la spudoratezza dell’operazione commerciale: questo è un prodotto che non può evidentemente essere chiamato vino se non grazie a cavilli legali (si, perchè in questo caso la legge che consente di imbottigliare e vendere questo liquido chiamandolo vino è soltanto un cavillo).
L’altra domanda che ci facciamo è: ma chi compra questa cosa? E’ un’operazione commerciale vincente?
Addendum: dopo alcuni giorni un ciclamino annaffiato col rosato non ce l’ha fatta ed è deceduto. Sicuramente per una coincidenza temporale, probabilmente afflitto da altra triste e lunga malattia.
l’amico in questione sono io…che essendo un pazzo avrei pubblicato anche la foto della bottiglia con il nome del produttore in bella evidenza… quel vino era un crimine contro la bellezza e la poesia e colui che l’ha concepito è più sfigato del Governatore di Labuan e merita di esser appeso all’albero più alto della foresta di Sarawak…
P.S. il giorno dopo ho chiamato un produttore che mi ha confermato di conoscere questo procedimento e come la pratica di aggiungre aromi di pasticceria al vino rosato sia abbastanza diffusa tra i produttori convenzionali…
Ehm… intendevo aromi di pasticceria per analogia. Però hai ragione, anche a me un produttore ha rivelato che qualcuno usa aromi per uso alimentare, non licenziati per uso enologico. Anche in rossi e bianchi.
Sei un grande, Armando.
Per fortuna mia, ho partecipato alla cena successiva dove non è rimasto “liquido” con cui annaffiare le piante. Spero che l’orchidea “singapore”, sia una degna sostituta del mal capitato ciclamino.
P.S.
Caro Armando, sono sempre in attesa che l’amico Massimiliano, mi dia un tuo numero telefonico per poterti contattare.
Che poi gli aromi di fragola, ciliegia, lampone, amarena, non hanno alcuna corrispendenza con quelli della vera frutta. Ormai riconosciamo la fragola più nella sua imitazione sintetica che nel frutto vero e proprio. Comunque vino alle piante mai, piuttosto il lavandino,oppure lo si può sempre utilizzare per cucinare 😉
P.S. Tutto qui il resoconto del vostro memorabile simposio?
@Davide, la tratterò bene… anche se ho scoperto che non è un singapore…
@Nic, non si racconta, si partecipa 🙂
@Massimiliano Montes, sospirone … 🙁
Penso di ricordare da chi è stato offerto il vino in assoluta buonafede.
Un vino cosi non può uccidere un ciclamino, ne una preparazione gastronomica,ne nessun’altra vita, ma si può sempre provare nel lasciarlo diventare aceto per lucidare i capelli!