Se ci fosse bisogno di conferme queste arrivano quotidianamente.
Bottiglie di aziende note e bottiglie da supermercato. La commistione tra vino biologico e vino naturale diventa allarmante.
Abbiamo aperto qualche bottiglia di vino biologico in batteria con altre di vino naturale di tipologia simile. I risultati sono sconcertanti.
Inquieta sentire al naso l’odore delle mie chewing-gum preferite, o in bocca il sapore delle caramelle al latte e vaniglia. Vino biologico, anche proveniente da note aziende vicine al mondo del naturale, che sembra una caramella gommosa alla frutta.
Vini piatti, privi di acidità, dalla bevibilità simile a un succo. Inutile parlare di persistenza perché in questi casi è meglio che le sensazioni aromatiche svaniscano prima possibile, senza lasciare ricordi, che comunque è bene rimuovere per evitare incubi notturni.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che anche tra i vini naturali ci sono furbetti che naturali non sono. Allora mi chiedo, vignaioli naturali, associazioni, cosa aspettate?
Non vedete che senza porre rimedio, in tempi rapidi, il lavoro di anni potrebbe andare perso?
L’ideale a mio avviso sarebbe quello di indicare alcune regole precise di gestione delle vigne e soprattutto di vinificazione (chiamiamolo disciplinare o chiamiamolo come volete poco importa): vino da vigne biologiche e biodinamiche, senza uso di alcun additivo e coadiuvante in cantina.
In alternativa imporre l’obbligo di legge di indicare in retroetichetta tutti gli ingredienti e la tipologia di uve usate (lo sappiamo, il popolo italiano non fa nulla spontaneamente, senza imposizioni, anche se fosse la cosa più ragionevole).
E voi, associazioni, presidenti, vicepresidenti, segretari e famiglie varie: ma i vini dei vostri associati li assaggiate? O li iscrivete ad occhi chiusi? Li riassaggiate ogni anno?
Il rischio della fine del vino naturale, così come profetizzato anche da ex guru in pensione col pannolone, esiste ed è tangibile.
Pienamente in accordo, in questo modo anche i vignaioli più attivi nell’ambito del naturale rischiano di essere assorbiti nel calderone e cadere in quella che potrebbe sembrare una mossa commerciale furbetta.
Ovviamente i consumatori attenti non cadranno nella trappola, ma sicuramente inciamperanno, mossi da curiosità, in vini quasi naturali o diversamente naturali. Le associazioni hanno fatto tanto per portare sotto gli occhi di tutti le lavorazioni artificiose, che esulano dalla naturalità della bevanda vino che pare un peccato buttare al vento tanto lavoro e tanta educazione al bare sano, proprio nel momento in cui il vino artigianale sta prendendo piede.
@Denis, credo che sia giunto il momento da parte del movimento naturale di fare qualche passo in più. Anche a costo di perdere qualche associato.
@Denis, leggendo l’articolo e in alcune parti il tuo commento si denota una totale assenza di una normativa una regolamentazione una classificazione e delle regole precise con vari comma per specifici territori, e artigiani come li chiami tu, CREDO che basta lavorare bene e onestamente e sei già artigiano, he un campo troppo vasto e in grande espansione a livello globale che he necessario creare delle regole a livello appunto globale che si restringono e si specificano man mano che il territorio si restringe
@graziano, un minimo di regole. Senza perderci in codicilli e commi che sono un’intollerabile gabbia, però un minimo di regole generali valide per tutti i produttori che si vogliono dichiarare naturali ci vuole. A loro tutela.
Il problema è che la normativa sul vino biologico consente l’uso di troppi additivi e coadiuvanti, molti dei quali aromatici. Pur se legali tali additivi modificano sensibilmente il profilo aromatico e chimico-fisico naturale del vino:
Regolamento di esecuzione UE n. 203/2012 dell’8 marzo 2012 (vino biologico)
http://www.gustodivino.it/allegati/Regolamento%20di%20esecuzione%20UE%20N.%20203_2012_Vino%20biologico.pdf
Regolamento CE n. 606/2009 (trattamenti enologici consentiti)
http://www.gustodivino.it/allegati/Regolamento%20CE%20n.%20606_2009.pdf
Ciao Massimiliano, sarebbe davvero il momento che il verbo messianico dei disciplinari desse luce a questo quesito che, ormai è più che stagionato, diciamo, per rimanere in tema, che inizia a spuntare. Certo ci sarà da fare i conti con gli escamotage che naturalmente verranno sviluppati; come chi produce due linee di prodotti, una convenzionale, con lieviti selezionati e armati di spada e cannone, e una naturale, con fermentazioni spontanee, ma che avvengono a due metri da dove sono in missione i lieviti marines. Insomma ci vorrebbe un decreto anti para…lo perché è quello e solo quello il vero non-naturale: un vino fatto da un para..lo non è mai naturale! OH! sempre ammesso che anche i produttori vinoveristi e relative associazioni vogliano che si percorra questa strada e che invece non sia più vantaggioso per tutti avere tra i vini “naturali” dei vini para..li, che siano il veicolo più comodo e spazioso per trasportare eno-entusiasti (ma non addetti ai lavori) verso una dimensione che altrimenti sarebbe indecifrabile.
RaffaMari
@Raffaele, hai pienamente ragione. Credo che ci vogliano poche regole ma chiare: uve biologiche o biodinamiche, fermentazione spontanea, nessun additivo eccetto piccole dosi di solforosa.
Si potrebbe anche aggiungere un’altra regola da te ispirata, ovvero che tutta la produzione aziendale deve essere naturale.
P.S. Qua da noi paraculo si può dire! 🙂
@Massimiliano Montes, per @Raffaele sono un paraculo! oltre ai vini biologici con lieviti selezionati vinifico anche con lieviti indigeni, ma io a differenza dei “paraculisti naturisti” ne racconto le differenze e sfido a trovarle nel bicchiere!
p.s non faccio parte di nessun gruppo!
Forse vale la pena rileggere anche questo:
Vino naturale, biodinamico o biologico
Con le regole e le normative sugli additivi e i coadiuvanti consentiti, sia in convenzionale che in biologico.
Devo anch’io fare outing! Dopo un passato da farmacista, ho cominciato una nuova vita….l’agricoltore!
Nel 2013 abbiamo vininificato le nostre uve per la terza volta.
Solo due anni fa’ ero molto critico nei confronti dei vini “naturali”, ma sopratutto ero e sono critico nei confronti di quei produttori che sostengono che il “vero” vino sia quello che fanno loro.
Io credo che ci siano tanti tipi di vini (piu’ o meno artificiosi) e che vadano tutti rispettati, poi sara’ il consumatore a scegliere, in base alle sue conoscenze (magari aiutato da una retroetichetta con tutti coadiuvanti utilizzati) la sua bottiglia.
Io produco sia vini con lieviti selezionati (piu’ profumati, piu’ facili da apprezzare, piu’ standardizzati…sopratutto i bianchi), che dallo scorso anno vini a fermentazione spontanea (vini con maggior personalita’). Partendo comunque da uve biologiche, limitando al minimo la solforosa e tutti quegli intrugli che sembrano NECESSARI per fare del vino.
E’ un percorso di crescita che ad oggi vede intrecciarsi queste 2 filosofie…non credo che un tipo di vino sia meglio dell’altro, sono DIVERSI,
Dimenticavo…sono un paraculo.
@Simone, beh dicci chi sei. E magari come poter assaggiare i tuoi vini!
@Massimiliano Montes,
Non mi sembrava il caso, ma a domanda…..
https://www.facebook.com/AziendaAgricolaAusonia?ref=hl
Per assaggiare i vini o ci vieni a trovare in Abruzzo (mi farebbe molto piacere) o te li spedisco, sai organizzare una rete vendita non e’ propio facilissimo di questi tempi…..
http://www.ausoniavini.it
@Simone, se metti più di un link wordpress ti considera spam e ti blocca 🙂
@Massimiliano Montes,
Non mi sembrava il caso, ma a domanda….. https://www.facebook.com/AziendaAgricolaAusonia?ref=hl
Per assaggiare i vini o ci vieni a trovare in Abruzzo (mi farebbe molto piacere) o te li spedisco, sai organizzare una rete vendita non e’ propio facilissimo di questi tempi…..
P.s. paraculo e spam, tutto in una giornata…..buona notte, vado a letto!
Senza alcun dubbio, dobbiamo sapere quali sono i prodotti che acquistiamo. È spiegato molto bene!