Non capisco perché qualcuno si ostina a dare all’aggettivo “naturale” significati inesistenti nella lingua italiana, quando è riferito al vino.
Queste sono alcune definizioni dell’aggettivo “naturale” tratte da dizionari della lingua italiana: “Non artificiale, non alterato, genuino”, “spontaneo, non studiato”, “che non ha subito alterazioni o sofisticazioni di alcun genere” (Sabatini Coletti); “Genuino, non alterato, non artificiale”, “Privo di affettazione”, “Suono naturale: non alterato né da diesis né da bemolle” (Aldo Gabrielli).
Una persona che si presenta in maniera naturale è semplicemente una persona non affettata, non sofisticata. Un trucco naturale è un trucco che rispetta la fisionomia senza stravolgerla. L’acqua minerale naturale è quella non addizionata di acido carbonico.
Allora perché c’è chi si ostina a dire e scrivere che “naturale” significa “che non c’è la mano dell’uomo”?
E’ una grande stupidata!
Soprattutto se riferita al vino.
Il vino naturale non è un vino dove l’uomo non ci mette mano (grande stupidaggine) ma un vino in cui la mano dell’uomo non determina stravolgimenti.
Il vino non si fa da solo, così come il trucco (inteso come make-up 😉 ), o le fibre tessili naturali, o il suono emesso da un pianoforte. Neanche l’acqua naturale si imbottiglia da sola: senza la mano dell’uomo ritornerebbe nei fiumi!
Qualcuno interpreta in maniera errata l’aggettivo naturale per ingenuità.
Qualcun’altro deforma il significato della parola naturale in malafede, con dolo. Perché deve difendere un vino che di naturale ha ben poco.
Il vino naturale è un vino prodotto limitando al massimo i trattamenti in vigna e in cantina, soprattutto prodotto senza stravolgere la fisionomia naturale del mosto-vino.
Pesticidi e fertilizzanti di sintesi modificano l’ecosistema e incidono anche sul sapore dell’uva.
Alcuni prodotti enotecnici usati durante la vinificazione stravolgono profondamente gli aromi finali del vino: un vino agli aromi di pasticceria non è certamente naturale.
Insomma basta con questi trucchetti.
Ho l’impressione che chi è abituato a truccare il vino giochi a truccare anche le parole della lingua italiana.
Concordo in pieno. Da quando avevo 17 anni (oggi ne ho quasi 62), da quando andavo nella vigna di Don Crenna, che faceva vino secondo i canoni della Santa Messa. Fare i talebani del purismo non è fare vini naturali, ma mandare in malora dei vini buoni già sul nascere, perché il vino non si fa da solo, anzi da solo si può soltanto rovinare. E’ la mentalità, soprattutto, che dev’essere naturale.
@Mario, semplicemente naturale non significa che si fa da solo.
Questa “interpretazione” la danno gli industriali-convenzionali. Per timore.
@Massimiliano Montes, un “vino che si fa da solo” esiste, si chiama Szamorodni, lo fanno a Tokaj, non si sa mai se viene dolce, secco, abboccato, è sempre un’incognita e non è neanche un granché. E’ pure in vendita, perché sono tante le uve scartate per fare degli ottimi Tokaji, almeno un grappolo per pianta in media, dunque ce n’è da imbottigliare e pure esportare. Io non lo comprerei mai, dopo averne assaggiati alcuni per curiosità anche di produttori che fanno ben altri, eccellenti, vini. Il vino della mia vigna in regione Monte Oro di Mamuntanas a Tanca Farrà si faceva veramente da solo e per fortuna ho smesso di farlo, ho estirpato la vigna e ho piantumato frutteto ed orto, regalando le botti a quelli della forestale. Esattamente come non comprerei mai quei vini industriali tutti uguali. Sono due facce della stessa medaglia, due poli estremi.
Concordo sul fatto che non si conosce più appieno il significato delle parole!
Mio figlio Luca, con ironia, ci definisce “a basso impatto antropico” !!
Buon fine settimana a tutti!
Ciao Bruna, che piacere! “a basso impatto antropico” può anche fare paura…
Buon fine settimana a voi
Bhè io penso che ci sono due aspetti da tenere in considerazione:
innanzitutto il vino ha una definizione giuridica ben definita. Come ce l’ha il vino biologico e quello biodinamico certificato.
Sul vino naturale questo non c’è, è solo una definizione astratta alla quale, ovviamente, ognuno da il significato che ritiene più confacente ai propri schemi.
Le associazioni produttrici di questa filosofia di vino… dovrebbero puntare proprio su questo, una definizione comune ed accettata.
Poi Naturale, nell’immaginario collettivo, crea un climax… ovvero se X si definisce “naturale”… Y non lo è?! Quindi fa male? Quindi non lo devo bere?
Questo è un grande problema, perchè rischia di diventare una sorta di concorrenza sleale involontaria tra l’enologia “naturale” e quella convenzionale.
Non credete?
@Lorenzo, al supermercato ci sono un sacco di prodotti che riportano a vario titolo (e mai a buon diritto) la parolina “naturale”. Su quelle, che sono truffe a tutti gli effetti, stranamente non interviene nessuno. Per il vino scatta il pandemonio. Ma non voglio parlare di complotti, piuttosto mi preme ricordare che nel momento in cui il biologico è entrato in vigore per legge, nessuno si sognato di etichettare come veleno il resto della produzione agroalimentare. Bellotti ha scritto “naturalmente vino” sulle sue bottiglie subendone il sequestro, Alla fine hanno trovato il modo di multarlo, ma non per quella famigerata dicitura, che è rimasta. Sono ormai anni che le associazioni naturali esistono e non solo non riescono a trovare un accordo su un disciplinare comune ma addirittura si frazionano ulteriormente. Qualora riuscissero nell’intento di creare un manifesto comune, dubito che questo possa venire sdoganato a termini di legge sotto la dicitura “naturale”. Allora meglio l’etichetta trasparente:ingredienti, coadiuvanti, trattamenti in vigna, processi di cantina, indicazione di eventuali residui di pesticidi, analisi chimica con i principali parametri. Poi giudica tu se è naturale o meno.
@Lorenzo, il vino naturale è un vino da uve non trattate con antiparassitari sistemici o fertilizzanti di sintesi, da fermentazione spontanea, senza additivi o coadiuvanti in cantina.
Facile no?
Il difficile è saper fare il vino senza scorciatoie….
Grazie sempre per i tuoi commenti. Avevo il post pronto da settimane, tu mi hai dato il La 🙂
@Lorenzo, Chi lavora bene deve sottoporsi a burocrazia e certificazioni supplementari come per biologico e biodinamico, mentre gli altri ne sono esentati. Forse le cose dovrebbero andare al contrario. Sono coloro che utilizzano pesticidi e additivi enologici (consentiti dalla legge) che dovrebbero ottenere la certificazione (a pagamento) di idoneità. Potrebbe essere un incentivo ad evitare le scorciatoie enologiche.
Trovo che il post iniziale di Montes ,con i riferimenti estratti dai vari dizionari ,sia assolutamente “cristallino” nel dirimere ogni speculazione dialettico onanistica in merito al vino “al” naturale.
Utile contributo sia al consumatore che possibile neo manifesto per le varie associazioni di produttori .
Desidero portare la mia riflessione personale che registra questo dibattito solo tra gli appassionati/addetti ai lavori mentre trova una splendida capacità di comprensione tra i semplici consumatori .Il profano alla parola “vino naturale” capisce perfettamente che si accinge a degustare un vino genuino ( che non vuol dire più buono o perfetto,non vi è un giudizio di merito in questo) frutto del lavoro del vignaiolo ( quindi non del demiurgo iperenoico) e senza additivi aggiunti( il profano inserisce in ciò tutte le diavolerie enologiche di vigna e cantina a molti di Noi note) …se ne conclude che questa megapippa sul termine la celebrano due categorie di pensatori: Noi ( appassionati ,professionisti e coloro che un vino buono lo riconoscono senza giustificazioni filosofiche) e Loro ( tutti quelli che guadagnano con il non naturale o che detestano come forma di reazionismo postradicalchic il bevitore di naturali) .
Sante’ Giuseppe
@Eretico Enoico, Sofisticata e condivisibile analisi 🙂
@Massimiliano Montes, grazie ma questa analisi e’ in buona parte affinata dalle Vostre letture preziose e quindi grazie a Voi per il piacere di poter scrivere e confrontarci su tematiche cosi varie e ben rappresentate
@Eretico Enoico, se scrivi ancora Voi con la V maiuscola mi emoziono