Riceviamo e pubblichiamo. Francesco Fabbretti, Sommelier, Docente di Sommellerie, Degustatore Specializzato, Relatore, Proprietario dell’Enoteca Balduina di Roma, co-autore di “Magnabook il Gastrosocial network”, ci invia le sue opinioni sul vino naturale:
Mi interessa bere vino se davvero ne vale la pena; non mi interessa scrivere di vino, non mi interessa discorrerne, non mi interessa di fare a capelli con l’eventuale sostenitore del vino naturaleticobiodianmicancestralecheharottoilca…
E’ una montagna di cavolate pazzesche che stanno intasando le mie pupille e questa benedetta/maledetta blogsfera. Se solo un seguace delle ultime notizie enologiche si fermasse un attimo, contasse fino a dieci con una respirazione controllata si renderebbe conto della carrettata di informazioni oniriche vengono spacciate per vangelo. Qualche esempio?
1- Possibile che ogni settimana si menzioni tra i vari blog almeno una 10na di produttori sconosciuti che invece hanno due palle così? No, dico, ma ci siete mai stati in una vigna? Avete mai preso coscienza dei suoi tempi? davvero pensate che un progetto (per quanto nobile) possa dare risultati importanti nel giro di una 10na di anni, quando in Borgogna e Champagne sotto i 20 anni di vita le vigne sono considerate giovani (e conseguentemente di scarso valore produttivo)?
2- La vogliamo smettere con l’improvvisazione che ci rende un popolo di Santi, Poeti, Navigatori, Commissari Tecnici della Nazionale e Sommelier? Vogliamo entrare nell’ottica che per parlare di vino serve esperienza senza farla pesare? Possibile che legga recinZIOni (si perché li recinterei questi sciagurati) di incauti turisti che sono andati in scampagnata con la signora in un posto piacevolmente bucolico e hanno assaggiato un vino buono ma non avendo una sufficiente preparazione hanno passato una splendida nottata rinvigorita dal vino per cui si sentono in dovere di parlarne anche se non sanno cosa scrivere e spesso scrivono cavolate (i peggiori sono quelli che si avventurano con l’utilizzo di termini tecnici che ormai nemmeno gli esperti usano più).
3- Possibile che la maggior parte dei sedicenti wine writers mendica pass omaggio per questa o quella manifestazione e pretende di raccontarti un vino dopo averne assaggiato col contagocce durante una degustazione guidata da, spesso, cattivi maestri?
4- Possibile che ancora esista chi non vede l’ora di fare una bella scazzottata telematica sul concetto di vino pulito? Ma non hanno ancora capito che al cliente finale non frega una beneamata ceppa? prima di tutto vogliono il vino CORRETTO e se inciampi in un çotar, un Klineç, uno Zidarich, un Denis Montanàr, un Radikon, un Paradiso di Manfredi, un Campi di Fonterenza, un Camillo Donati, un Cornelissen mediamente un vino ogni due che assaggi è GRAVEMENTE DIFETTATO?
5-Vogliamo capire che il vino può essere letto eticamente correndo enormi rischi? Che una lettura estetica è forse la più immediata e corretta? Che la lettura storico-antropologica e la degustazione eidetica (sempre a patto che sappia cosa sia una degustazione eidetica) sono appannaggio di chi è in grado di farlo perchè ha SPECIFICATAMENTE studiato quelle materie?
6- Vogliamo deciderci una volta per tutte, se non siamo dei tecnici, a ricollocare il vino nel suo alveo naturale: essere alimento? E’ troppo poco ridurre il vino a questo? ne siete sicuri?
La “degustazione eidetica” no… nun se po di! Io muoro!
Ma ‘ndo cavolo sta sto Fabbretti? E da dove è uscito? 🙂
ehm… Sommelier, Docente di Sommellerie, Degustatore Specializzato, Relatore, Proprietario dell’Enoteca Balduina di Roma, co-autore di “Magnabook il Gastrosocial network”
Mica roba da poco
E’ titolato il ragazzo
Magnabbook! ma che cavolo è sto magnabbook? Esiste veramente?
Sto Fabbretti parla come uno sull’orlo del fallimento. Nervoso. Che venderebbe pure il succo di frutta pur di lavorare.
E fatece guadagnà! Vinoveristi der cavolo!
@Tommaso Letta,
Tombola!
fate alzare in volo gli elicotteri..musica di Wagner in sottofondo, le coordinate? Via della Balduina Roma ..; si bombarda tutto a tappeto col Napalm…cosi’ si lascia una scia di sentori di idrocarburi nobilii…evvaiiiii
http://www.youtube.com/watch?v=c3GEZvQOIVY
Signori. Un po’ di cortesia col nostro ospite.
Ognuno ha diritto alle proprie idee e ad esprimerle 😉
@Massimiliano Montes,
Con tutta la cortesia possibile, però quello che dice il Sig. Fabbretti sembra farneticante.
Nella forma prima che nella sostanza.
A parte che si definisce in maniera decisamente megalomane, poi scrive con toni eufemisticamente definibili “stressati”.
Il massimo dello schizzo si raggiunge con la degustazione eidetica… ma fatemi il piacere.
Molte delle considerazioni di Francesco mi sembrano condivisibili, piuttosto il titolo sembrerebbe fuorviante: il vino naturale è solo una parte del discorso…
@Alessandro Bandini, onestamente io non posso concordare con chi dice che sotto i 20 anni la qualità delle uve è SCARSA. Non vivo nella vigna ma 10 anni, anche nei più rigorosi libri di enologia e parlando con i produttori, sono sufficienti per raggiungere anche ottimi risultati. Poi ci sarebbero discorsi da fare sul ciclo vitale della vite e gli aspetti commerciali che subentrano a livello di resa quando si superano i 30 anni (grande qualità ma poca resa).
Qualità scarsa al di sotto dei 20 anni non si può sentire. Chiediamo a qualsiasi enologo.
Bene, … bravo, … 7+ … anzi no 10 e lode.
mamma mia che ostilità, e menomale che non vuole discuterne e addiruttura “fare a capelli”.
IO credo che Faber, per il quale ci tengo a sottolinearlo: sinceramente ho la massima stima ) sia notevolmente e giustamente irritato per il notevole danno economico che gli procurano i vini naturali difettati. Parlo per esperienza da cliente: varie (non una) enoteche di Bruxelles ad esempio hanno smesso di vendere un pinot nero naturale famoso perché le bottiglie non reggevano il viaggio dall’Alsazia…il commerciante ha ragione…non sta mica a smacchiare i giaguari
A Bruxelles vengono cambiate al cliente (spesso con un altro prodotto)… non so cosa poi cosa ne faccia il tenutario dell’enoteca, ma bisogna contare anche il danno per la reputazione, la potenziale perdita di clienti e i costi i spedizione/immobilizzo della merce. Insomma, giocare coi natuali per i commercianti non è gratis
Finalmente qualcuno diverso dei soliti paraculi del gusto millnatatori, falsi profeti, pornogastronomi e mercandi di anime.
Francesco tutto è possibile 🙂
1) Se non sbaglio l’italia è il primo produttore di uva e vino al mondo. E sempre se non sbaglio, i produttori sono più di 700.000. Non necessariamente le nuove “scoperte” devono avere vigne impiantate da un anno, no? Per anni le selezioni sono state monopolizzate dal gambero e in seguito da poche altre guide.
2) I blog sono in fondo dei diari. Leggendo un blog si capisce subito se il parere è autorevole oppure no.
3) Anche questo è possibile purtroppo. Ma se è per questo ci sono anche degustatori professionisti che ne assaggiano centinaia in un giorno emettendo sentenze da pollice verso o meno determinando magari il futuro economico per un’azienda.
4) Finalmente qualcuno che fa i nomi 🙂 Certo che se un Camillo Donati è difettato è un conto. Ma se invece è un Cornelissen te lo riporto in enoteca e tu me lo cambi, giusto? Del resto tu poi ti puoi rivalere sul produttore.
5) Che male c’è a conoscere a diversi livelli cosa sta dietro (dentro) la botttiglia che bevo? Non esiste solo il bicchiere in sè in contrapposizione allo studio antropologico-esistenziale del liquido odoroso. Ci sono infinite sfumature in mezzo e per me vanno tutte bene.
6) Se il vino è un alimento ok, trattiamolo come tale : mettiamo gli ingredienti in etichetta.
@Nic Marsél, bravooooooooooooo
Ho trovato Magnabook! Esiste veramente!
http://www.magnabook.it/profile/mamre73
Ne dubitava? 😉
Vorrei chiedere come è stato possibile capire che mediamente una bottiglia su due dei citati produttori sia gravemente difettato. grazie
caro Francesco Fabbretti, condivido appieno il suoi intervento.
Eccovi la degustazione eidetica.
Interessante, in ogni caso.
M.
http://cfs.unipv.it/opere/ldc/vino.pdf
Questo “Vaffa al vino naturale” non mi farà perdere il sonno la notte e continuerò a vivere bene lo stesso! 😉
Vogliamo…
Vogliamo…
… un Cotar, un Klineç, uno Zidarich, un Denis Montanàr, un Radikon, un Paradiso di Manfredi, un Campi di Fonterenza, un Camillo Donati, un Cornelissen mediamente un vino ogni due che assaggi è GRAVEMENTE DIFETTATO?
vogliamo dire che questa è una… una… una… opinione non condivisibile?
Con un centravanti da sfondamento come Fabbretti vinceremmo i mondiali. Non entro nel merito della discussione perche’ di esperti polemisti qui ce n’e’ un fracco e una sporta e mi affido molto volentieri ad una lettura che sara’ senz’altro divertente e didattica. Ma e’ il taglio del suo pezzo che mi piace molto e siccome di vino ne capisce non poco, senz’altro molto piu’ di me, l’averlo ospitato e mantenerlo come ospite gradito rende questo blog un bel po’ più interessante. Certo che se avesse assaggiato il vino naturalissimo che ho fatto una volta anch’io a Monte Oro di Mamuntanas in agro di Alghero piu’ di vent’anni fa sarebbe gia’ schiattato da un bel pezzo! Fortunato che sta a Roma, una delle città dove si beve e si mangia meglio. Ciao!
Buona sera@Mario Crosta, io forse non ho ancora capito bene cosa desideri esprimere il sig/ collega Fabbretti. Però rispetto le sue…non saprei neppure se chiamarle opinioni o interrogativi. Ma pensare e scrivere che questo sproloquio fine a se stesso (ad ora non ci è pervenuto nessun intervento per illuminarci e tirarci fuori dalle tenebre e dai DIFETTI come vedi) qui sopra, possa rendere maggiormente interessante il blog è pura blasfemia! Il blog come lo chiami tu era interessante anche senza il suo intervento, quantomeno informa, divulga, comunica un principio di correttezza vera e dimostrabile non il vino corretto a cui si riferisce lui. Preferisco percepire un difettuccio nel calice piuttosto che sorbirmi 24 ore di mal di testa! Sul vino naturale si dice già peste e corna e il collega non ha detto nulla di nuovo ne di costruttivo o interessante, si allaccia ad una scia già ben preconfezionata. Che sia solo una forma di pubblicità occulta?
Un caro saluto Mario 🙂
@Patrizia, pensavo di essere stato chiaro nello scrivere che non e’ questo suo intervento (“sproloquio” è una tua opinione, legittima, ma tua) a rendere maggiormente interessante il blog, ma, appunto come ho scritto, “l’averlo ospitato e mantenerlo come ospite gradito rende questo blog un bel po’ più interessante”. Non mi piace essere frainteso, perciò ti invito a rileggermi (mai a stomaco vuoto e con un calice di buon vino…)
Grazie a tutti per gli interventi. E’ stato veramente istruttivo e (concedetemelo) divertente leggere tanti commenti in cui persone che non mi hanno mai visto nemmeno di schiena in vita loro pontificano su chi io sia o non sia.
@Mario Crosta, non so se tornerò a scrivere e non per fare il prezioso ma perchè non sono uno scrittore ma una persona che deve “sentire” di voler dire qualcosa o, diversamente, sta zitta. Ringraziando chi più o meno velatamente ha condiviso lo scritto mi auguro di avere la possibilità di incontrare di persona i miei detrattori per condividere con loro un bicchiere di vino … eideticamente, s’intende
A parte il “pomposo” co-autore di Magnabook in effetti quello che faccio è quello che è scritto nella mia presentazione, se volete ci metto anche che i miei speeches c/o la loyola university of chicago in Rome sono rigorosamente in inglese tecnico almeno qualcuno rafforzerà in sé l’idea di megalomane che si è fatto. Peccato che l’introduzione non l’abbia scritta io e, pur se vera, la trovo anche io imbarazzante perchè preferisco il silenzio alle parole.
Ci sono tanti modi per leggere un intervento così. Per me è sincero e motivato. Parla del mondo al di fuori la stretta cerchia dei “conoscitori”, il mondo di chi ama il vino ma non vuole farsi prendere in giro.
L’insinuazione che l’intervento sia una forma di publicità occulta è ridicolo. Basterebbe la foto allegata per farsi pubblicità 🙂
Bravo Fabbro!
Francesco è una persona pura, senza filtri.
E’ un uomo che vive la vita con profondo rispetto ed un’educazione familiare oramai rara.
Quando mi parla di un vino lo ascolto con attenzione, perché se lo fa ci ha ragionato anche dei giorni.
E’ critico e pragmatico, mette sempre tutto in discussione. Ma è anche un’uomo molto sensibile e passionale….e questo testo è una “sfuriata” che ci sta per chi lo conosce…ma meno comprensibili sicuramente a chi non lo conosce.
ehm………………….visto che conversiamo sull’uso dell’italiano……..SPECIFICAtaMENTE…….non si dice!!!……. 😉
Personalmente sono dell’opinione che un vino si possa giudicare solo con il tempo, e su questo argomento mi pare che Francesco non abbia tutti i torti. Il cliente, dell’enoteca o del ristorante, in genere compra una bottiglia per berla subito, o almeno appena aperta. Non si pone la domanda di cosa accada a quel vino lasciandolo nel calice per mezz’ora, o delle capacità evolutive nei prossimi cinque anni.
Al cliente deve piacere la prima impressione e non inizia a fare l’analisi organolettica del vino e storica del territorio.
Per questo quando vado al ristorante, ad esempio, con persone poco avezze alla rotazione del calice, evito di scegliere vini difficili, perché creerei delle difficoltà; allo stesso modo se devo consigliare un vino ad un amico non farò il nome di Cornelissen (ma di Fonterenza senza dubbio si, di Zidarich anche, di Radikon probabilmente, di Manfredi a palla di fuoco).
Ma io non ho la responsabilità di venderli, e credo che questo faccia molta differenza.
Però non nemmeno corretto dire che solo chi è titolato a parlarne possa farlo. Sarebbero pochissimi a parlare di letteratura, ad esempio, o di cinema, o di musica.
Avendone il tempo, appunto, il cliente dovrebbe venir educato ad altri punti di vista.
Bravo Francesco.
Il vino è più semplice di quanto si pensi e quando qualcuno ci calca la mano per descriverlo, per venderlo, su usano parolone, discorsi infiniti, si descrivono tecniche difficili si enfatizza troppo. E questo a volte allontana impaurendolo quel consumatore medio, onesto e normale che cerca una semplice emozione in un buon bicchiere di viino.
La capacità di un vino di ispirare poesia e fantasia nell’avventore, è la chiave delle sue qualità, altro non c’è.