Sandro Sangiorgi e Porthos edizioni, chiamati in giudizio per diffamazione da Gambero Rosso Holding spa e da Slow Food Editore, hanno vinto la causa anche nel processo di secondo grado. Il 20 aprile 2012 la Corte di Appello di Roma ha pubblicato la sentenza della causa di appello, nella quale peraltro Slow Food non si è costituita.
Responsabile dal 1993 fino al 1999 delle degustazioni e della redazione delle schede della regione Veneto per la guida “Vini d’Italia” (allora coedizione di GR e SF), Sangiorgi lasciò l’incarico con uno strascico di polemiche, che emersero con grande rilevanza durante una puntata di Report, la trasmissione d’inchiesta condotta dalla giornalista Milena Gabanelli, andata in onda nel 2004 con il titolo “In vino veritas”.
In questa puntata Sangiorgi rivelò di avere ricevuto pressioni da GR e SF al fine di inserire nella guida del 2000 aziende che avevano fatto investimenti pubblicitari sulle pubblicazioni di entrambi gli editori. In particolare segnalava un’azienda, Santa Margherita, di cui era comparsa una scheda non redatta da lui, spiegando che a suo giudizio i vini non la rendevano all’altezza dell’inserimento in guida.
La Gambero Rosso Holding e Slow Food, ritenendosi diffamati da quelle dichiarazioni, chiesero a Sandro Sangiorgi un milione di euro a titolo di risarcimento danni. Il Tribunale e la Corte d’Appello di Roma, dopo due gradi di giudizio, hanno respinto le richieste di risarcimento e condannato gli attori al pagamento delle spese legali, ritendendo non diffamatorie le dichiarazioni rilasciate al giornalista di Report.
La pubblicazione della recente sentenza di appello ha rinfocolato le polemiche. Soprattutto da parte di Daniele Cernilli, che ha ripetutamente smentito la ricostruzione dei fatti accertata nelle sentenze. Sandro Sangiorgi invece non ha rilasciato alcuna dichiarazione di commento, neanche per rettificare le affermazioni di Cernilli.
Noi siamo riusciti ad avere una breve conversazione con lui.
Allora, Sandro, hai vinto la causa.
Si. Ora speriamo che GRH paghi le spese legali.
Ma la scheda di Santa Margherita tu non l’hai mai compilata?
No.
E allora chi l’ha compilata?
È stata inserita dalla redazione della Guida dopo la mia consegna del lavoro, e senza neanche farmene cenno, tanto che l’ho scoperto due mesi dopo, quando il volume era già in commercio.
Per quale motivo, secondo te, la redazione ha inserito questa scheda nonostante tu avessi bocciato qualitativamente i vini dell’azienda?
La direzione, Petrini e Cernilli in primis, ha ritenuto che la presenza di quell’azienda in Guida fosse più importante del lavoro di un collaboratore. Inoltre, temendo una mia reazione, hanno evitato di mettermi a parte della loro decisione, lasciando che lo scoprissi a cose fatte. Inevitabile la mia decisione di lasciare Slow Food, di cui ero, voglio ricordarlo, non solo collaboratore editoriale, ma anche fondatore, responsabile nazionale della didattica e governatore internazionale.
Durante le fasi della degustazione hai ricevuto delle pressioni dirette?
Sì. Gigi Piumatti e Francesco Dammicco mi chiesero di assaggiare nuovamente i vini per una rivalutazione, con particolare attenzione ad alcune aziende.
Gigi Piumatti l’attuale direttore di Slow Food Editore?
Sì, all’epoca era vice-curatore della Guida dei vini. Francesco Dammicco era il coordinatore commerciale di Gambero Rosso editore.
Sandro, dalle risultanze processuali, sembra che l’editore avesse indicato un punteggio minimo di 78/100, ovvero due bicchieri, per l’inserimento in guida. Tu ed i testimoni avete affermato che il vino di Santa Margherita non aveva superato questo limite. Daniele Cernilli ha invece pubblicamente affermato che non esisteva alcun punteggio limite.
Provo a spiegare. A quel tempo avevamo cominciato a dedicare piccole descrizioni a produttori non ancora “pronti” per ricevere una recensione completa; queste schedine facevano parte di una sezione chiamata “altre cantine” posta alla fine di ogni regione. Dunque la regola condivisa dai curatori e dai responsabili regionali era di riservare una scheda intera a un’azienda che avesse almeno un vino da due bicchieri, equivalenti ad almeno 78/100. Poteva succedere che una cantina già recensita presentasse prodotti di un’annata poco favorevole, oppure non aveva nuovi campioni da far degustare, in quei casi si pubblicava la scheda con vini da un bicchiere o anche con “bicchieri bianchi” relativi a vini descritti nelle Guide precedenti; tuttavia, a quel tempo si concedeva un anno di transizione, non di più; nella successiva stagione di assaggi, la cantina doveva presentare almeno un vino da due bicchieri. Questa esigenza qualitativa valeva ancora di più per le nuove schede e i reinserimenti dopo un periodo di assenza.
All’epoca la guida era co-diretta da Daniele Cernilli e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. I commenti sulla vicenda però si concentrano su Cernilli, tralasciando un po’ le responsabilità di Petrini.
Anche su questo le sentenze e le dichiarazioni dei testimoni sono chiare, la responsabilità di inserire una scheda all’insaputa del responsabile di una regione era della direzione della Guida, a quel tempo formata da Petrini, Cernilli e Piumatti; non va sottovalutato anche il ruolo di Stefano Bonilli, allora direttore e amministratore unico di GR. Il motivo di tale attenzione per Daniele credo sia legato alla dichiarazione “gli faccio causa” fatta a Report, sulla quale il redattore della trasmissione mise particolare risalto. Ma, tutto ciò che è accaduto non è dipeso solo da lui.
Nelle motivazioni della sentenza d’appello i giudici affermano che una malevola valutazione dei vini in una guida, per fini commerciali, non costituisce reato. Ma viola il diritto dei consumatori ad essere correttamente informati.
I giudici affermano testualmente che “è di certo interesse dell’opinione pubblica essere posti nelle condizioni di valutare l’affidabilità di note riviste e guide specializzate nel campo enogastronomico, a tutela dei consumatori che, in quanto non esperti, da quelle riviste sono orientati nella scelta dei prodotti”.
Dopo il 1999, anno in cui abbandonasti la guida dei vini del Gambero Rosso, hai più visto Daniele Cernilli?
Ci siamo incontrati e, finché non è scoppiato il caso nel 2004, è anche capitato di sentirci, come quando Bietti gli chiese di scrivere un breve pezzo su Porthos 2 per la rubrica “Il vino sul banco”. Dal tempo della causa, mi è capitato di incrociarlo ma non ci ho più parlato.
Gli hai chiesto di partecipare alla costruzione del progetto di Porthos, il tuo periodico di approfondimento enoico?
Non ho mai pensato di chiedergli di partecipare alla fondazione di Porthos, e non l’ho fatto. Come avrei potuto, alla luce di quello che era accaduto per la Guida? Tra il 1994 e il 1996, quando ero ancora in SF, proposi a Petrini, Cernilli, Piumatti, Sardo e altri dirigenti di SF e collaboratori di GR, come Barbero, Ruffa e Sabellico, di fare una rivista sul vino, senza inserzioni pubblicitarie di produttori o distributori di vino, in modo che la Guida, già in quegli anni con il respiro corto, potesse contare su uno strumento per sviluppare e far conoscere il nostro modo di intendere il vino e per dare continuità e credibilità alle degustazioni. La mia idea non fece breccia.
Report: “In vino veritas” (29.09.2004)
A volte chi parla di complottismo, scie chimiche e rettiliani lo fa per confondere le idee e nascondere la verità. L’unico modo per ristabilire la verità è quello di parlare di fatti. Documenti ufficiali e sentenze di tribunale.
@Massimiliano Montes, penso che Sandro ci legga, perciò spero vivamente che, almeno privatamente (visto che mi ha scritto una e-mail qualche tempo fa, in cui diceva che mai avrebbe espresso un commento su altri blog), possa rispondere a quanto scrivo, soprattutto a te che hai pubblicato l’intervista. Fin da quando è cominciata la vicenda, oserei dire la tortura (vista la cifra che gli chiedevano nella querela, praticamente un miliardo) diversi anni fa, l’ho sostenuto per il massimo che potevo fare in una fitta corrispondenza che ha fatto molto bene a entrambi. Un piacere immenso, perché Sandro è una persona sensibile, cristallina, amorevole, un uomo da cui prendere esempio in tutti i sensi, compreso in fatto di vino. Sandro è un tesoro per tutti quelli che amano il vino e per tutti quelli che amano la verità. Non capisco perché si continui a rigirare il coltello nella piaga. Ognuno ha avuto, dai tribunali, la sua parte di giustizia, si guardi avanti e morta là. Si riprende a litigare, ma per che cosa? Per distribuire patenti di credibilità oppure no? Alea jacta est(o). Si guardi avanti, dove abbiamo bisogno di tutto, fuorché di astio e di rancore.
Intervista davvero molto interessante, bravo Massimiliano. Tutto chiaro e limpido. Ma ovviamente soprattutto complimenti a Sandro Sangiorgi per il suo grande lavoro. Certo che Porthos #37 si fa particolarmente desiderare 🙂
Grazie Nic. Intervista comunque difficile.
@Massimiliano Montes, ettecredo! Ma sicuramente piacevole, se fatta di persona e non per iscritto, dato che Sandro è una persona squisita, come i vini che recensisce fra i migliori senz’alcun interesse.
@Mario Crosta, personalmente e rivista da lui certosinamente più volte. Questa è l’ultima versione da lui inviatami per email.
@Massimiliano Montes, non dubito della tua professionalità e della sua precisione. Entrambe preziose al mondo del vino e a me in particolare. Ribadisco che non capisco il perché dell’intervista. Lo ripeto in italiano: il dado è tratto. Il resto è polemica. A che pro?.
@Mario Crosta,
L’intervista ora per due motivi.
Primo, per parlare di cose certe e non di pettegolezzi ci vuole una sentenza esecutiva, e quindi bisogna aspettare. Anche la sentenza di condanna dell’ex premier è giunta dopo anni dall’accadimento dei fatti, e giustamente ne hanno parlato tutti i media. E’ giusto così.
Secondo, perché in questi giorni assistiamo ai lanci pubblicitari delle guide, con finti scoop e finte anteprima, e testate giornalistiche e blog che fanno a gara per parlare di questa o di quella guida, o di questo e di quel vino premiato. Credo che ricordare questi fatti “storici” in questo preciso momento sia importante.
Infine, è normale informare il pubblico. Perché no?
@Massimiliano Montes, premesso che qualsiasi occasione di parlare di Sandro e delle sue battaglie per la trasparenza dei giudizi sui vini mi sembra la ragione migliore di tutte, capisco le tue risposte e i tuoi perché, anche se io vedo ancora in una buona bottiglia il modo migliore per sanare le polemiche (diciamo pure che forse una non basta e ce ne vogliono tante…) e spero tanto che un giorno Cernilli e Sangiorgi possano ubriacarsi insieme. Ti ricordo che Slow Food con Carlin Petrini a un certo punto decisero di ritirarsi dalla causa contro Sandro e che proseguì soltanto Cernilli, con la richiesta di un milardo delle vecchie lire (500.000 euro), perciò se vuoi dare l’informazione in modo corretto e completo dovresti modificare un tantino il testo del tuo articolo. Io, che polemizzo con Slow Food per l’esclusione a priori dei vini di Fulvio Bressan dalle schede della loro guida e non ne faccio mistero su tutti quei blog dove non c’è la facile canea “dagli al mostro”, devo dire che in quell’occasione Slow Food fece ionvece benissimo. Fra giornalisti è sui giornali, non nei tribunali, che ci si confronta. A Sandro, che ci leggerà sicuramente, un abbraccio.
@Massimiliano Montes,
Il fatto che si sia ritirato dall’azione giudiziaria non cancella che è stato coautore dell’inserimento in guida della scheda incriminata, e che ha citato in giudizio Sangiorgi.
Sono curioso di sapere peché in tutti gli eventi organizzati da Slow Food vengono proposti in abbinamento vini non naturali e neppure biologici. Vini che potrebbero contenere residui di pesticidi, seppur a norma di legge. L’ho chiesto alla condotta della mia città, mi è stato risposto: 1. perchè ce li regalano (?), 2. perché abbiamo accordi commerciali.
@Massimiliano Montes, non lo cancella, ma tu hai scritto “Il Tribunale e la Corte d’Appello di Roma, dopo due gradi di giudizio, hanno respinto le richieste di risarcimento e condannato gli attori al pagamento delle spese legali” e avresti dovuto precisare che tra gli attori non c’era più Slow Food che aveva nel frattempo ritirato la querela. Sandro sa quanto ho insistito, allora, personalmente su quel tasto. Una precisazione che mi sembra dovuta, perché da come hai scritto prima sembra che fra i condannati a pagare le spese c’è anche Slow Food, invece c’è soltanto la Holding del Gambero Rosso.
Quanto all’inserimento o al non inserimento dei vini nelle guide e in particolare in quella di allora, basta e avanza quanto è successo a Sangiorgi per capire bene tutto quanto c’è da capire, no? Adesso poi ci si mette anche la preclusione “etica”…
@Mario Crosta,
No Mario ti sbagli. Slow Food non ha ritirato la querela. Tant’è vero che i giudici ne dichiarano la contumacia in secondo grado. E pagheranno le spese del primo grado di giudizio. Leggi la sentenza allegata in calce.
@Mario Crosta, ti dirò di più. Il mio giudizio personale su Slow Food e Petrini è tutt’altro che positivo.
Mario, per me l’etica (laica) è importante.eccome Se però viene estratta dal cilindro solo quando conviene, allora non è più etica, ma anzi pretesto per giustificare un’azione di senso e valore opposti. Mi fermo qui perchè il campo è minato.
@Massimiliano, nella sentenza, a parte il definire contumace Slow Food perché non era presente all’udienza (in quanto appunto si era ritirato) c’è testualmente scritto, nelle ultime righe: “… va rilevato che la Slow Food non si è costituita e quindi non ha riproposto alcuna domanda nei confronti della parte”, che è appunto Sandro Sangiorgi. E più avanti infatti segue la condanna con le seguenti parole: “Alla soccombenza segue la condanna dell’appellante principale alle spese” e l’appellante principale è la Holding Gambero Rosso. Nessun altro viene condannato a pagare le spese. Lo ripete anche qualche riga sotto: “Condanna l’appellante principale alle spese del presente giudizio nei confronti di ciascuna delle parti appellate costituite” e anche qui ribadisco che l’appellante principale è la Holdig Gambero Rosso e nessun altro viene condannato. Ma puoi sempre chiedere direttamente a Sandro., se quello che sta scritto non ti sembra chiaro ed inequivocabile.
Quanto al giudizio che tu o io diamo di Slow Food, mi sembra di essere già stato chiaro in un commento precedente, in quanto ho subito sostenuto Sandro in modo attivo, senza riserve e lui stesso te lo può confermare.
@Massimiliano, nel tuo pezzo introduttivo all’intervista hai scritto “hanno condannato gli attori al pagamento delle spese legali”, frase che coinvolge più di un attore nel pagamento delle spese, mentre nella sentenza è chiaramente scritto che si “condanna l’appellante principale alle spese del presente giudizio”. Ti pregherei di ascoltare il mio consiglio di rettificare quella parte di frase che hai scritto e di usarvi piuttosto le esatte parole della sentenza, prima che te lo chieda Slow Food accusandoti di dare una notizia falsa e tendenziosa, il che è un reato. Ambasciator non porta pena. E’ questo che mi premeva suggerirti fin da subito, da amico. I loro avvocati sono di una pignoleria incredibile e francamente a me sembra che un appellante al singolare è diverso da attori al plurale. Sandro ha penato per anni, ma ha vinto. Vuoi penare per anni anche tu per poi perdere?
@Mario Crosta,
Ti ringrazio per l’interessamento. Se devo penare penerò.
Ti riportò la definizione di CONTUMACE: “In diritto, la contumacia è la condizione di chi, pur avendo l’onere di costituirsi dinanzi al Foro che esamina un procedimento che lo riguarda, omette di farlo.”
Slow Food non aveva rimesso alcuna querela per il semplice motivo che questo è un procedimento civile, non penale. Quindi non c’è alcuna querela da rimettere 😉
Il giudice può condannare alle spese solo del grado di giudizio in cui interviene, quindi la soccombenza di Slow Food in primo grado non era competenza del giudice d’appello (ti ricordo nuovamente che non è un procedimento penale ma civile). Non essendo stata appellata, la sentenza di primo grado è attualmente definitiva, passata in giudicato.
Poi se qualcuno mi segnalerà qualcosa di diverso lo farò presente.
@Mario Crosta,
Diciamo pure che Sangiorgi ha cinque anni di tempo dall’emissione della sentenza per chiedere il risarcimento di un eventuale danno a lui provocato.
Il Tribunale ha condannato solo al risarcimento delle spese, però se Sangiorgi ritenesse (e personalmente credo che ci siano tutti i presupposti) che questo procedimento e i fatti in discussione gli abbiano causato un danno patrimoniale e morale, ovvero un danno lavorativo e un danno di immagine, può citare in giudizio sia il Gambero Rosso che Slow Food.
Io al posto suo lo farei.
@Massimiliano, come si legge in un comunicato pubblicato on-line dal sito di Porthos, in oprimo grado il giudice ha emesso due condanne: una contro Sangiorgi e Porthos a pagare le spese legali alla Rai (circa 3.000 euro) e un’altra contro
Gambero Rosso e Slow Food a pagare le spese legali (circa 12.000 euro) della causa intentata nei confronti di Sandro Sangiorgi e di Porthos. Il giudice ha respinto la richiesta di risarcimento che GRH e SF avevano richiesto per le dichiarazioni di Sangiorgi durante la trasmissione. Passata in giudicato, come dici tu, ma i condannati allora erano quattro e non due. Il giudice né allora né in appello parla di attori condannati a pagare.
Nella sentenza d’appello, invece, come hai scritto bene tu contumace significa assente dal giudizio, quindi non significa condannato, infatti la condanna riguarda stavolta un unico soggetto, l’appellante Gambero Rosso, condannato a pagare 10.000 euro di spese legali (6.000 a Sangiorgi e 4.000 alla RAI). Nel modo come hai scritto la tua frase, invece, risultano 2 condannati e non 4, senza specificare che lo erano in primo grado, e sembra che gli stessi valgano anche per l’appello, invece il condannato è 1 solo. Io, se fossi in te, rettificherei quanto hai scritto, usando le parole precise delle sentenze e non una tua interpretazione personale, perché quella che c’è, così com’è, sarebbe facilmente attaccabile da Slow Food che ha molto più avvocati pignoli che non critici di vino imparziali, scevri da una propria etica.
Per quanto riguarda una richiesta di risarcimento per danni morali da parte di Sandro, che tu caldeggi, Sandro ci rifletterà senzìaltro, perché ne avrebbe diritto e ha penato tanto, ma io penso che fra giornalisti non sono i tribunali, ma i giornali, la sede per i confronti. Non intervengo più sull’argomento. Se non vuoi correggere sono affari tuoi.
@Mario Crosta, per fortuna grazie alle tue amichevoli precisazioni si è chiarito tutto. Grazie ancora.
@Massimiliano, la fortuna non c’entra. C’entra un Dettori rosso, il Tenores, fatto come si deve…
Ha un difetto: mi fa cantare, a rischio di diventare logorroico.
Ma questa è un’altra storia.
Sig. Crosta fatico non poco a leggere i suoi lgorroici commenti e le sue contraddizioni. Prima dice che Slow Food non è stato condannato a nessun risarcimento, poi invece dice che Slow Food è stato condannato in primo grado a risarcire 12.000 euro in solido con Ganbero Rosso al Sig. Sangiorgi. Si decida.
Se la sentenza di primo grado non è stata appellata da Slow Food allora è esecutiva, e Slow Food deve 6.000 euro al Sig. Sangiorgi.
I rimanenti risarcimenti sono stati modificati dalla sentenza di secondo grado, appellata da Gambero Rosso, che dovrà pagare lui (e non più il Sig. Sangiorgi) 4.000 euro alla Rai Tv, e 6.000 euro al Sig. Sangiorgi.
Auspico caldamente che il Sig. Sangiorgi chieda un ulteriore risarcimento danni a Gambero Rosso e Slow Food, che, in considerazione della vittoria giudiziaria, non dovrebbe essergli negato.
Sig. Crosta ma lei lavora per Slow Food?
@eNoTech, chi non si firma come faccio io le risposte se le deve trovare per conto suo: non parlo con le ombre.
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Chi debba pagare chi mi sembra poco importante a differenza dell’esito dei DUE gradi di giudizio