Mosto concentrato

Il Barolo fatto in casa

Due puntate di Striscia la Notizia andate in onda recentemente non hanno suscitato il clamore che ci si sarebbe aspettati nel mondo dell’informazione enoica.

I servizi televisivi si occupavano di alcuni kit “fai da te” prodotti in Svezia e in Canada per creare comodamente al proprio domicilio vini italiani a denominazione protetta: Barolo, Chianti, Montepulciano e tanti altri. Tali kit sono in vendita in molti paesi anche della comunità europea.
Ma dove stà il segreto di questi kit? Come si riesce a produrre vino casalingo?
Questa è la parte più interessante. Aprendo la scatola di cartone troviamo un contenitore di plastica con quattro litri di mosto concentrato. Si, proprio mosto d’uva concentrato. Questo mosto deve essere mescolato con il contenuto di alcune buste aromatizzanti e di lieviti selezionati, e con una polverina che altro non è che “estratto liofilizzato solubile di legno”, che servirà a dare la giusta impronta “barricata” al nostro vino. Il miscuglio si diluisce con una precisa quantità di acqua e si lascia a fermentare per 28 giorni.
Risultato: trenta bottiglie da 0,75 l di ottimo Barolo!

La confezione del Kit

La confezione

 

mosto_concentrato

Mosto concentrato

 

legno_solubile

Estratto liofilizzato solubile di legno

Sono principalmente due i motivi di preoccupazione. Il primo è la perdita economica per i produttori di quelle denominazioni letteralmente derubate. Il secondo è la facilità nel produrre vino semplicemente mescolando mosto concentrato e acqua.

Il mosto concentrato è un prodoto enotecnico legale, venduto regolarmente in Italia. E’ ottenuto per disidratazione del mosto d’uva, cioè asportando parte della componente acquosa.
E’ evidente che basta ricostituire la parte acquosa ed aggiungere una bustina di lievito et voilà, il vino è pronto. Ce n’è abbastanza per fare accapponare la pelle anche ai bevitori non particolarmente esigenti.
Il vino così prodotto è a prova di analisi chimiche, che riveleranno soltanto le componenti del mosto d’uva e gli eventuali additivi (comuni peraltro a molti vini).

Se un tale procedimento è così facile da essere effettuato a casa, è lecito domandarsi in che misura possa essere riprodotto da chiunque, anche industrialmente.

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