Goldrake e i Vegani

Da piccolo ero convinto che i Vegani fossero cattivi. Extraterrestri invasori del nostro pianeta da cui soltanto Atlas Ufo Robot poteva salvarci. Crescendo ho capito che sbagliavo.

Seduto in pizzeria mi diletto ad ascoltare una discussione tra clienti (che poi sono andati via indignati) e proprietario.

“Abbiamo letto sull’insegna che fate pizze vegetariane. Siamo vegani, potreste preparare qualcosa adatto a noi?”

“Signò, la nostra pizza vegetariana è senza carne e pesce. Quella vegetariana integralista pure senza formaggio”.

…pausa di silenzio…

“Si, però noi siamo Vegani. Dobbiamo essere sicuri che nulla di quello che mangiamo sia direttamente o indirettamente coinvolto nello sfruttamento o uccisione di animali. Lei ce lo può assicurare? Farina pomodoro e olio di che marca sono?”.

…pausa di silenzio ancora più lunga e gocciolona di sudore che scende dalla fronte del proprietario…

“Signò, vuole sapere pure la marca dell’acqua?”

I clienti si alzano in piedi, salutano gentilmente ed escono.

Subito capisco che del Veganismo so poco, solo luoghi comuni. Mi fiondo sul portatile e cerco in rete.

Scopro che il Veganismo è una filosofia fondata nel 1944 da Donald Watson, vegetariano dissidente che assunse posizioni più radicali (o più coerenti, dipende dal punto di vista).

Questa filosofia si basa sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo).
Il Veganismo così inteso viene anche definito Veganismo etico come distinzione dal Veganismo dietetico (o vegetalismo), una pratica alimentare basata sull’esclusione di tutti i cibi di origine animale.

Il termine Veganismo, italianizzazione dell’inglese Veganism, è stato coniato dallo stesso Donald Watson.

Molta importanza viene data alle scelte in campo alimentare. Un Vegano etico rifiuta il consumo di ogni tipo di carne (compresa la carne delle creature marine, ovvero pesce, crostacei e molluschi), latte e derivati, uova, miele e altri prodotti delle api, anche quando presenti in forma di ingredienti in altri alimenti, come prodotti da forno preparati con strutto, pasta all’uovo o brodo di carne.

Un Vegano etico inoltre indossa solo capi in fibre vegetali e sintetiche ed evita l’acquisto di ogni capo di origine animale (pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma), usa cosmetici, prodotti per l’igiene personale, prodotti per la pulizia della casa non testati su animali e possibilmente privi di ingredienti di origine animale, e in generale evita l’acquisto di altre merci con parti animali (come divani in pelle, tappeti in pelliccia, ornamenti in avorio, oggetti in osso, pennelli in pelo animale, ecc.).

Tale scelta di vita è però di difficile attuazione.

Un’artista olandese, Christien Meindertsma, ha individuato 185 prodotti di uso comune contenenti parti di animali.

Anche tutti gli oggetti in acciaio sarebbero da evitare, poiché la produzione avviene con l’uso di grassi animali.
Inoltre, l’origine animale di alcune sostanze ambigue o il coinvolgimento di derivati di origine animale nelle fasi di produzione non è sempre facilmente accertabile. Ad esempio, spesso la coltivazione agricola prevede l’impiego di concimi di origine animale.

Ne deriva che biodinamica e Veganismo non vanno d’accordo: i Vegani etici non possono mangiare ortaggi prodotti con concimazione animale, tantomeno col cornoletame.
Né bere vino da agricoltura biodinamica.

A meno che il produttore non certifichi che il letame derivi dalla raccolta di escrementi emessi da animali allo stato brado o animali da compagnia (difficile, eh?).

Alzo lo sguardo dal portatile, e vedo un calesse trainato da un cavallo.

La domanda sorge spontanea: ma i Vegani possono andare a cavallo?

 

 

 

 

14 thoughts on “Goldrake e i Vegani

  1. Roberto Giuliani

    Personalmente credo che il veganismo non sia praticabile, chi lo fa si illude, gli esseri umani anche solo camminando uccidono ogni giorno moltissimi insetti, solo per dirne una ma non finisce certo qui.
    Inoltre in virtù di quale principio si è attribuito maggior valore al mondo animale rispetto a quello vegetale? Le ultime ricerche stanno ampiamente dimostrando che il mondo vegetale è stato fortemente sottostimato, è intelligente, capace di socializzazione, percepisce emozioni (nel suo linguaggio, non certo nel nostro), e la sua superiorità rispetto al mondo animale è dimostrata ulteriormente dal fatto che le piante hanno superato milioni di anni senza mai estinguersi, al contrario di molte specie animali.
    La natura in questo è chiara, lapidaria: sopravvivono solo i migliori. E i migliori sono loro, le piante.
    La nostra scarsa considerazione del mondo vegetale è dimostrata persino nella nostra religione, un esempio lampante è l’arca di Noé, nella quale si narra siano state portate una coppia per ogni specie animale esistente, ma non si parla minimamente delle piante.
    In sintesi, il vegnismo, come ogni filosofia umana, nasce da una nostra esigenza e non da un’esigenza ambientale.
    Infatti l’ecosistema sopravvive nella promiscuità, nella ripartizione delle risorse.
    Noi invece estremizziamo sempre, se fossimo tutti vegani o esclusivamente carnivori, dato che siamo 8 miliardi, produrremmo una catastrofe ambientale senza precedenti.
    Inoltre i vegani (come tutti gli altri esseri umani) si nutrono dei vegetali adatti all’uomo, non agli animali.
    Questo significa che se abbracciassimo tutti la filosofia vegana, dovremmo coltivare i nostri vegetali in tutto il pianeta (cosa impossibile da realizzare per ragioni climatiche e non solo), privando gli animali del loro sostentamento e incidendo in modo altrettanto drammatico sulla loro esistenza.
    Diverso è il rispetto dell’animale, che va dal non tenere il cane o il gatto al proprio servizio, al rifiutare di nutrirsi con alimenti ottenuti da allevamenti intensivi, sfruttamento ecc., al rifiuto di scarpe, cinture e vestiti che provengano dalle pelli degli animali, cosa assolutamente giusta e condivisibile.

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    1. Silvio Rossi Post author

      Signor Giuliani, dalle mie approfondite ricerche sembra che calpestare un insetto non sia peccato per un vegano.
      “Le ultime ricerche stanno ampiamente dimostrando che il mondo vegetale è stato fortemente sottostimato, è intelligente, capace di socializzazione, percepisce emozioni (nel suo linguaggio, non certo nel nostro)”, si riferisce a qualche vegetale in particolare? Chenesò camicie verdi o simili?

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    2. Massimiliano Montes

      @Roberto, perdonalo perché non sa quello che dice 🙂
      Quello che scrivi è acuto e vero. La catena alimentare va rispettata.
      Una cosa importante vorrei sottolineare, da un punto di vista enoico, che i vegani non potrebbero bere vino biodinamico.
      Quindi quando qualcuno (e ne conosco uno in particolare) ci dice che è vegano e poi beve vino biodinamico sbaglia.

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      1. Roberto Giuliani

        @Massimiliano Montes, non preoccuparti, non raccolgo eventuali polemiche, il mio voleva solo essere uno stimolo di riflessione.
        E poi non è affatto vero che per i vegani calpestare insetti non è un problema.
        In passato un articolo pubblicato su Lavinium in cui si parlava proprio di vegani e vegetariani (senza alcuna polemica), suscitò una marea di reazioni da parte di molti vegani e, fra un “botta e risposta via mail”, mi fu detto che “noi non uccidiamo le zanzare tigre, le tolleriamo”. E io gli risposi “allora venite a trovarmi in giardino, da aprile ad ottobre è di loro proprietà, anche se sono io a pagare per la manutenzione dello stesso!”.
        Solo per farsi due risate 😀

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        1. Massimiliano Montes

          @Roberto Giuliani, ma quelli non erano i buddisti? 🙂

    3. Nic Marsél

      @Roberto Giuliani, mi viene in mente quella barzelletta… “non era vegano perchè amava gli animali ma perchè odiava le piante” 🙂

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  2. Mario Crosta

    Vivo all’estero e giro parecchio per paesi dove non conoscono l’inglese, spesso non conoscono bene neanche la propria lingua nazionale, ma soltanto il dialetto. Ho notato che la gente però si fa in quattro per farsi capire, se chiedi qualcosa, vanno addirittura a cercare persone che ritengono magari più capaci di loro a capire e spiegare, insomma trovo diffusa anche la cultura dell’accoglienza, perfino del diverso, dell’estraneo, dello strano. Se uno si mette nel settore della ristorazione, non si pretende certo da lui che conosca tutte le filosofie alimentari che esistano, ma una persona con la cultura dell’accoglienza e una dose sufficiente di curiosità professionale cerca sempre di accontentare il cliente più che può, in modo perlomeno gentile, educato, se non con una benvenuta cortesia, certamente senza fare quella battutaccia sulla marca dell’acqua minerale. I ristoratori devono avere pazienza. Ogni giorno escono filosofie diverse di vita e di alimentazione, se non si conosce qualcosa basta farsela spiegare e cercare di capire e dare risposte sincere. Non battutacce. Mi sarei alzato anch’io, che non sono vegano, per non tornare più in un posto dove si sfotte comunque, anche soltanto ironicamente, un cliente “diverso”. Se fosse entrato un noto politico, anziché un estraneo, facendo le stesse domande, quel ristoratore si sarebbe comportato diversamente, per timore di pubblicità negativa. Perché non trattare con lo stesso rispetto anche uno sconosciuto?

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    1. Nic Marsél

      @Mario Crosta, a me sinceramente certe richieste paiono davvero eccessive, però è vero che il gestore avrebbe semplicemente potuto rispondere gentilmente che non era in grado di fornire il genere di garanzie che quei clienti cercavano.

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  3. Nic Marsél

    Quasi trent’anni fa una mia insegnante di inglese (di origine indiana), vegana convinta, girava con la lista dei trenta (più o meno) farmaci (gli unici) che poteva utilizzare. Pregava ogni giorno che non le succedesse nulla che potesse portarla a valutare l’opportunità di utilizzare medicamenti diversi da quelli nella sua lista scritta a mano. La stimavo molto e mi spiace averla persa di vista. Aveva una sensibilità fuori dal comune ma anche grande rispetto per chi non aveva le sue stesse idee. Credo mi abbia insegnato molto di più dell’inglese.

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    1. Mario Crosta

      @Nic Marsél, anche noi abbiamo imparato molto di più dell’inglese: la mia si sedeva sullo spigolo della cattedra con le prime minigonne che cominciavano allora ad andare di moda. Abbiamo visto Basic Instinct quarant’anni prima degli altri. Però non ci scomponevamo affatto, nessuno sudava troppo e i due del primo banco in centro, a poche decine di centimetri, non svenivano mai. Il ristoratore ha un mestiere difficile. Potrebbe subire una rapina con conflitto a fuoco mentre serve gli spaghetti all’amatriciana, riceve clienti dal Chissàdovèkistan che non spiaccicano un’acca in nessuna lingua conosciuta, può avere a che fare con improvvisi spogliarelli, baruffe, insomma non è che siano sempre rose e fiori. Ma la professionalità impone di non prendere per il cosiddetto nessun cliente, neanche il più diverso. E con i tempi che corrono, di nuove filosofie di vita e di alimentazione, ma anche di allergie, ne fioriscono tutti i giorni. Bisogna avere il rispetto del diverso e rispondere alle domande con sincerità e senza sfottere.

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  4. Silvio Rossi

    Ancora la mia domanda è senza risposta però: i Vegani possono andare a cavallo?

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