Appero… questa frase non mi viene nuova. Se mal comune mezzo gaudio, noi italiani non abbiamo nulla da invidiare ai cugini francesi.
Geneviève Teil, ricercatrice dell’Inra (l’Istituto Nazionale Francese per la Ricerca in Agricoltura), precisa con queste parole l’affermazione che noi riportiamo come titolo: “Il sistema delle Aoc (l’equivalente delle Doc italiane n.d.r.) si è trasformato in un sistema economico, invece di essere un meccanismo a tutela e salvaguardia del nostro terroir”. Sembra di sentir parlare Nicolas Joly, il papà del movimento biodinamico “La Renaissance des Appellations”, invece è una ricercatrice di un’autorevole Istituzione nazionale.
Che il sistema vino, e soprattutto il sistema delle denominazioni protette, sia negli anni inesorabilmente scivolato verso un meccanismo corruttivo e di mercimonio è sotto gli occhi di tutti. Le Denominazioni, o meglio la gestione politico-amministrativa delle denominazioni, drena ingenti risorse pubbliche con presupposti, raramente raggiunti, di amplificazioni del mercato.
Nella migliore delle ipotesi, non volendo considerare meccanismi predatori, la qualità e la riconoscibilità del vino e dei vitigni viene sacrificata ai bisogni di un ipotetico mercato, sempre più lontano dai territori protetti originari, e che richiede sempre più strane manipolazioni del prodotto.
Probabilmente la verità è che è più comodo gestire una produzione seriale di prodotti manipolati piuttosto che una produzione di prodotti genuini ma che richiedono maggiore impegno e fatica, con un rischio più elevato di errore.
Fonte: decanter.com