Falsificati 165 mila litri di Brunello di Montalcino. Ma la vera notizia è che tutto parte da una segnalazione del Consorzio

La notizia è di quelle che fanno discutere. Per l’entità della truffa e per le modalità operative. Dal 9 settembre, giorno in cui la Procura di Siena ha rivelato pubblicamente l’indagine, la notizia è rimbalzata all’unisono su tutti i giornali d’Italia.

Un consulente enologo di molte aziende, che l’Associazione di categoria degli enologi sostiene non essere realmente enologo, ha falsificato documentazioni cartacee, banche dati online, e certificazioni pubbliche, per vendere come Brunello di Montalcino vini acquistati al di fuori dell’area Docg.

Sembra che le aziende agricole siano vittime dell’opera del truffatore, ma questo è ancora tutto da dimostrare perché le indagini attualmente vertono proprio sulle complicità del consulente. Sembra strano che abbia potuto fare tutto da solo.

La falsificazione consentiva di spacciare altro vino per Brunello di Montalcino, con tanto di certificazione in perfetta regola, sia cartacea che nella banca dati A.R.T.E.A. della Regione Toscana (Agenzia Regionale Toscana per le Erogazioni in Agricoltura), creando una perfetta corrispondenza tra la documentazione amministrativa mendace ed i dati telematici consultabili dagli organi di controllo.

Fino ad oggi sono stati scoperti 165 mila litri di falso Brunello, pari a 220 mila bottiglie. Se si considera che la produzione media del Brunello è di 6 milioni di bottiglie all’anno, queste sono quantità già sensibili.

Da bevitore mi pongo alcuni quesiti:

– A che varietà appartenevano le uve dei vini acquistati fuori Docg. Spero almeno Sangiovese, perché se fossero Cabernet o Merlot non c’era bisogno della Guardia di Finanza per scoprire la truffa: bastava odorare il vino (come magari a qualcuno di noi sarà capitato degustando vini non proprio tipici).

– Quali sono le aziende coinvolte, le vittime del consulente. Ardo dal desiderio di conoscere i nomi.

– Il ruolo del Consorzio di tutela. Se veramente tutto parte da una segnalazione del Consorzio  questa è un’ottima notizia. Un Consorzio che cerca di tutelare la qualità al proprio interno, anche a costo di denunciare alcuni iscritti, merita un premio; perché significa che c’è una maggioranza di buoni produttori intenzionata a difendere il proprio lavoro e il proprio buon nome.

Mi chiedo quale altro Consorzio di tutela in Italia denuncerebbe i propri iscritti perché producono vino Doc o Docg mescolando uve o vino di provenienza poco chiara… forse nessuno.

 

 

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-09-09/sequestrate-220mila-bottiglie-falso-brunello-e-rosso-montalcino-un-valore-un-milione-euro-103830.shtml

 

 

 

3 thoughts on “Falsificati 165 mila litri di Brunello di Montalcino. Ma la vera notizia è che tutto parte da una segnalazione del Consorzio

    1. Masimiliano Montes

      @Mario Crosta, mah, per ora circolano tante illazioni. Macchi ha fatto il nome di tale Alessandro Lorenzetti, si dice che ha avuto collaborazioni di spicco. Vedremo nei prossimi giorni.

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  1. Mirko Tarantelli

    Sicuramente i consorzi rivestono un ruolo importante, ma non basta, visto che ci sono paesi dove viene venduto il vino, dove non ci sono controlli e quindi occorre un sistema per garantire l’originalità di ogni singola bottiglia.
    Personalmente ho sviluppato un progetto e sottoposto a brevetto su questo aspetto, chiamato Vino Italiano Certificato, dove con un metodo semplice per l’utente, ma molto complesso, per non dire impossibile per chi vuole tentare di manomettere il sistema, sono riuscito ad offrire ad ogni produttore la certezza di ogni bottiglia immessa sul mercato mondiale.
    Per eventuali approfondimenti, consiglio http://www.vinoitalianocertificato.it

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