Vi strapperete i capelli dalle risate (per chi ce li ha) o piangerete per la nostalgia, però era proprio così: due strepitosi Claudio Baglioni e Fabio Fazio ci ricordavano il millennio che volgeva al termine e il Litra di Abbazia S.Anastasia veniva premiato come miglior Cabernet Sauvignon italiano.
Ricordo il sommelier di un ristorante genovese che stappava una bottiglia di Chardonnay di Planeta proprio accanto al mio tavolo, odorava il tappo e, socchiudendo gli occhi sussurrava “ne berrei a litri”.
Il Vermentino sardo si chiamava Sella e Mosca e Ornellaia, Sassicaia e Tignanello spopolavano. Lo Sperss di Angelo Gaja era l’ambasciatore del Piemonte nel mondo.
La Docg Franciacorta aveva quattro anni e il Prosecco era destinato a rimanere Igt per un decennio.
Al governo c’era l’Ulivo, il Presidente del Consiglio era Massimo D’Alema che veniva accusato di avere spodestato il mite Romano Prodi indicato dagli elettori alle elezioni del 1996, e di giocare alla guerra in Jugoslavia d’accordo con il Pentagono.
Si discuteva ancora della tragedia avvenuta a Cavalese il 3 febbraio 1998, nella quale un aereo militare Grumman EA-6B Prowler statunitense tranciò il cavo della funivia del Cermis, in Val di Fiemme, causando la morte di 20 persone.
E di come il governo D’Alema garantì l’impunità ai militari americani. Che avevano ucciso solo per gioco, per vedere chi era il più bravo a passare sotto i cavi della funivia.
Alla radio sentivamo “Il Mio nome è mai più” di Liga-Jova-Pelù, “Believe” di Cher e “Mambo no. 5” di Lou Bega.
Nicolas Joly si dedicava alla biodinamica e, con Madame Leroy e Anne Claude Leflaive, tramava per la creazione di un’associazione in difesa del territorio e delle Aoc francesi, l’equivalente delle nostre Doc. I loro progetti carbonari partoriranno nel 2001 la Renaissance des Appellations, la prima e più grande associazione di vignaioli biodinamici nel mondo.
…ero appena arrivato in Lussemburgo…e i lussemburghesi schifavano l’acidissimo Riesling di Mosella per buttarsi su Rioja spagnoli a 3 euro a boccia (prezzo già convertito dato all’epoca c’era il franco belga) ed ettolitri di Valpolicella dolciastro…e chianti pugliese corretto al primitivo…. quelli si che erano bei tempiiiiiiiiii…..
@A3C, soprattutto per i Planeta…
@Massimiliano Montes, avevano già assunto un’americana al marketing, se non ricordo male…
Scrivi queste cose originali in modo che ti rispondo e si becca qualche clic in più ?
eccomi :
Caro Montes,
ho letto con attenzione.
Ripenso le cose giuste e sbagliate che abbiamo fatto in questi 20 anni.
Certe cose le rifarei , altre no.
Sicuramente rifarei lo Chardonnay planeta che tanto ti fà ridere.
Continuo , leggendoti ogni tanto , a sospettare che le tue siano braccia strappate alla gastroenterologia.
Vieni a trovarci .
Magari cambierai idea sul nostro lavoro
Alessio Planeta
@Alessio Planeta, personalmente ho bevuto negli anni ,in più occasioni il Planeta e credo che tutto ( sempre per ciò che mi riguarda) debba essere contestualizzato su due piani: l’evoluzione del gusto personale e lo stato dell’arte della vitivinicoltura.
Quel vino nei novanta era lo “chardonnay italiano ” ,certamente un vino pensato,voluto seguendo una via ben precisa che forse oggi non avrebbe la stessa meta ,un vino che all’epoca ( gusti e sensibilità a parte) ha spinto a realizzare i sogni enoici di un isola ( vitivinicola) intera,un vino ( insieme ad altri)a cui la Sicilia enoica dovrebbe un grazie . L’onesta’ intellettuale mi porta a dire che oggi non sceglierei questo tipo di vino per i miei di sogni nel bicchiere ma resta il fatto che ha fatto la storia per certi versi ed è’ ben lungi da suscitare risate .Planeta l’augurio e’ di stupire di nuovo magari sparigliando la convenzionalità a vantaggio di una vitivinicoltura nuda e meno sofisticata.
Con simpatia Giuseppe
@Alessio Planeta, mi piace moltissimo il tuo commento, simpaticamente, come scritto davanti ad un buon calice di vino, con un bel sorriso e senza mandarla a dire. Fai parte di una Sicilia che ha alzato la testa, ha allungato lo sguardo. Ricordo uno scritto che mandai alla tua azienda nel 2001 e anche la gentile ed esauriente risposta ricevuta alla domanda su un ottimo rosso che era fatto con le uve di due vigne diverse, una più vicina al mare e l’altra più vicina al vulcano. E si sentiva. Mariusz Zarzycki e Alessandra (Ola) Stefaniak, di Bodega Marques in Polonia, lo stapparono apposta al ristorante Noma di Promnice-Kobiòr su mia richiesta e lo commentammo molto favorevolmente con i primi scrittori polacchi di vino e con un altro importatore. Spero davvero che Massimiliano venga a trovarti e che scriva poi una relazione. Sarà sicuramente interessante per lui, per te e per tutti noi. Buon lavoro!
Caro Alessio, non è un post dedicato alla vostra azienda. Ce ne sono in preparazione altri per vari anni (correva l’anno vorrebbe essere una rubrica periodica). Non ho deriso il vostro vino, noi teniamo un tono ironico su tutto quello che scriviamo… questo è un blog, non una testata giornalistica paludata 😉
Anche i commenti, come noti, sono veramente liberi, a differenza di altri posti, e mi fa piacere leggere il tuo intervento.
Il vostro Chardonnay non è affatto una cosa da non rifare, chi lo penserebbe mai?
Magari altre scelte o influenze extraziendali… le rivedrei.
P.S. Le uniche braccia rubate all’agricoltura che vedo sono braccia “assessoriali” 😉
Ora mi aspetto l’intervento di Massimo d’Alema
@Massimiliano Montes, vade retro satana! Risparmiaci il Massimo della Pena…
Nella nostra terra gli assessori all’agricoltura hanno il vezzo di voler fare poi i presidenti della regione. Certi “cursus honorum” vanno interrotti subito.
In cambio della liberazione di Silvia Baraldini.
Non si può ridare la vita ai morti, ma si può approfittare degli errori altrui per concordare uno scambio di prigionieri.
Le lagnanze del Sig. Planeta sono assolutamente fuori luogo. Nel pezzo sono citate sette aziende e due doc, non solo Planeta. Le risate sono sintatticamente riconducibili a Claudio Baglioni e Fabio Fazio, non a Planeta, e comunque nel catenaccio subito a seguire si parla di Abbazia S.Anastasia, non di Planeta.
Questo signore legge come fa il vino: a modo suo.