Dopo avere esaminato il colore del vino in questo post del 24 febbraio, vediamo cosa prevedono i disciplinari delle Denominazioni di Origine Controllata per il profumo.
L’aroma del vino, insieme al colore, è uno di quegli elementi che vengono presi in considerazione dalle commissioni Doc per valutarne la conformità alla tipicità e alla territorialità prevista per la Denominazione.
Spesso un vino viene bocciato perché le sue caratteristiche organolettiche non sono tipiche. Ma cosa si intende per tipico? Peculiare di quella Doc o di quel territorio?
Abbiamo visto che per il colore non è così, perché i vini e i disciplinari esaminati descrivevano un colore simile per tutti i territori e per tutte le Denominazioni.
Per l’aroma è anche peggio.
Studiando i Disciplinari delle Denominazioni di Origine Controllata, si impara che per le Commissioni Doc il vino bianco deve essere fruttato, caratteristico e più o meno aromatico.
Questo vale per tutti i vini d’Italia.
A questo punto è lecito chiedersi quanto valore abbiano queste descrizioni, e che valore abbia l’inclusione o l’esclusione da una Doc per motivazioni di natura organolettica aleatorie e non ben specificate.
E’ evidente che il margine di interpretazione soggettiva è ampio, o addirittura assoluto.
Questo consente a persone che ricoprono un ruolo istituzionale di decidere autonomamente, senza parametri o limiti oggettivi, ciò che è buono e ciò che non lo è.
Quando a un istituzione, o generalmente a un essere umano, vengono lasciati tali ampi e soggettivi criteri decisionali, è inevitabile il proliferare di ingiustizie o di veri e propri abusi che possono sfociare in comportamenti illegittimi o illeciti.
In sede di Commissione varrebbe la pena di valutare soltanto parametri oggettivi e riproducibili, anche per evitare accuse di abusi o di cattiva interpretazione.
L’acidità volatile per esempio è un parametro misurabile: si stabilisce un limite per quella Denominazione e tutti i vini entro quel limite vengono accettati.
La stessa cosa si può fare per qualsiasi molecola e parametro oggettivamente misurabile, anche per quelle che generano cattivi odori.
Si eviterebbero così polemiche: ogni vignaiolo o produttore potrebbe autonomamente misurare il parametro che gli viene contestato e verificare l’operato della Commissione.
Di seguito riportiamo gli stessi Disciplinari per cui abbiamo in precedenza esaminato il colore, però con le caratteristiche olfattive previste per ciascun vino.
ALCAMO Doc
Alcamo bianco. Profumo: vinoso, intenso, fruttato, armonico.
Alcamo classico. Profumo: fragrante, fruttato, con sentori vegetali.
ANSONICA COSTA DELL’ARGENTARIO Doc. Odore: caratteristico, leggermente fruttato
CARSO Doc
Carso o Carso – Kras, Chardonnay. Odore: delicato, caratteristico.
Carso o Carso – Kras Glera. Odore: delicato, con aroma caratteristico.
Carso o Carso – Kras Malvasia o Malvasia riserva. Odore: aromatico, caratteristico, fruttato.
CORTONA Doc
Cortona Chardonnay. Odore: fruttato con sottofondo leggermente aromatico.
Cortona Grechetto. Odore: fresco, delicato, caratteristico, leggermente aromatico.
Cortona Sauvignon. Odore: profumo intenso elegante caratteristico con sottofondo aromatico.
ERICE Doc
Erice bianco. Profumo: delicato, fragrante.
Erice Grecanico. Profumo: delicato, gradevole più o meno fruttato.
Erice Chardonnay. Profumo: caratteristico.
Erice Muller Thurgau. Profumo: caratteristico, lievemente aromatico.
Erice Sauvignon. Profumo: caratteristico.
Erice Ansonica o Inzolia. Profumo: delicato.
FALANGHINA DEL SANNIO Doc. Odore: fine, floreale, fruttato.
FRIULI COLLI ORIENTALI Doc
Chardonnay. Odore: delicato caratteristico.
Malvasia. Odore: gradevole, caratteristico.
Pinot bianco. Odore: delicato caratteristico.
Ribolla gialla. Odore: caratteristico, delicato.
TREBBIANO D’ABRUZZO DOC. Odore: vinoso, gradevole, delicatamente profumato.
CASTELLI DI JESI VERDICCHIO RISERVA Docg. Odore: delicato, caratteristico.
Il Tavernello è fruttato caratteristico e più o meno aromatico… sarà un doc?
Noto una differenza fondamentale. C’è chi descrive l’odore e chi descrive il profumo. Siamo agli antipodi o no? C’è chi si azzarda a scrivere fruttato oppure floreale. Siamo agli antipodi anche qui o no. il resto spazia tra caratteristico, delicato, gradevole, fine, fragrante, vinoso, insomma il niente del niente che prende forma con aggettivi tanto generici che va bene tutto e anche il contrario di tutto. Meno male che il Traminer Aromatico o Gewurztraminer di diverse denominazioni in Trentino, Alto Adige, Friuli e Venezia Giulia ha scritto almeno aromatico, così si salva la capra che scrive con la carta carbone le DOC, ma pure il cavolo…
@Mario Crosta, conosco vignaioli a cui il vino è stato fatto rivedibile perché “profumi e colore non erano caratteristici della denominazione”. Mi chiedo in base a cosa non erano caratteristici. Questa cosa mi fa rabbia!
@luciano, ne conosco anch’io e di questo abbiamo già scritto ampiamente in questo blog. Ti suggerirei anche la lettura di questa altra discussione: http://www.doctorwine.it/det-articolo.php?id-articolo=435
@luciano, nella discussione c’è un mio pezzettino che scrive: “Ricordo che nel 2001 il migliore Merlot della regione Trentino di allora, il Merlot di San Leonardo 1999, presentato alla Commissione di degustazione n° 2 della Camera di Commercio di Trento, con verbale n° 9294 dell’11 settembre 2001, era stato dichiarato rivedibile e in seconda istanza nuovamente non ammesso, per essere poi definitivamente bocciato, una volta inviato in appello all’esame della commissione a Roma, con l’incredibile motivazione: “evidenza di anomalia” all’olfatto e al gusto. Cioè era troppo buono per dargli la Doc ed era meglio bocciarlo! Il marchese Guerrieri Gonzaga si vide costretto a rinunciare alla Doc e a declassare ad Igt Vallagarina le 44 mila bottiglie di quell’annata 1999 del suo ottimo Merlot, che ottenne due bicchieri rossi da Vini d’Italia, 13,5/20 dalla guida Espresso – Masnaghetti, 89/100 dalla Guida Veronelli. Intanto la stessa commissione aveva dato l’OK a milioni e milioni di bottiglie di vinaccio con scritto Merlot che hanno preso la via dei discount di mezza Europa, facendo fare una pessima figura al nostro vino all’estero.
@Mario Crosta, ho inserito il disciplinare del verdicchio proprio per ricordare le disavventure di Corrado Dottori, che ha visto bocciato un ottimo verdicchio
In effetti, il Verdicchio Castelli di Jesi di Dottori che abbiamo assaggiato qui
http://gustodivino.it/vino/verdicchio-mon-amour-un-confronto-tra-naturali-e-convenzionali/massimiliano-montes/6782/
aveva un “odore delicato e caratteristico, e un “colore giallo paglierino intenso”, esattamente come da disciplinare. Altri Verdicchio non sono “delicati” eppure sono Doc.
Da ridere infine la definizione dell’Erice Chardonnay: “Profumo: caratteristico” e dell’Erice Sauvignon: “Profumo: caratteristico” 🙂
Edith, complimenti ancora per l’articolo, ben scritto!
Mi permetto di dire che lo stesso commento che ho fatto per il colore.
Nell DOC c’è una commissione di degustazione che, si ritiene, conosca i sentori caratteristici di un determinato vino. Da qui viene il “Profumo: caratteristico” (per me cosa assolutamente soggettiva!)
Lo Chardonnay che vien su ad Erice ha dei sentori “caratteristici” che una persona del settore della zona riconosce perfettamente!
Ora, sono sincero, non ho mai assaggiato uno Chardonnay di quella zona, ma sono stato ad Erice, c’è un micro clima davvero caratteristico fatto dall’alternarsi di venti da sud e da nord-est. Anzi,
Per non parlare del terreno, dove sicuramente ci sarà un blocco carbonatico.
Vuoi che questo Chardonnay abbia lo stesso sentore di uno altoatesino coltivato su suoli dolomitici ?
Poi, ripeto, ci sono tanti modi per modificare il bouquet di un vino, si parte dalle normalissime tecniche di vinificazione (anche la temperatura di macerazione), per non parlare poi dei tagli, perfettamente permessi, anche un 5% di riesling vedi come ti cambia il bouquet di un vino!
Poi ci sono tutte le tecniche per “barare”… di cui abbiamo già ampiamente parlato…
Per cortesia, andate a vedere qual è il processo di redazione ed approvazione di una DOC, capirete perchè tutto ciò è importantissimo!
considerato che in molte occasioni non si fa altro che mettersi in contrapposizione con i francesi ma?? quali parametri usano loro per queste valutazioni??
@graziano,
I parametri sono dettati dalla DOC/DOCG di riferimento.
Sostanzialmente si riunisce un comitato fatto di assaggiatori professionisti certificati.
Penso che a questo link tu possa trovare delle risposte:
http://www.fi.camcom.gov.it/elenco_tecnici_ed_esperti_degustatori_di_vini_docg_e_doc.asp?ln&idtema=1&page=informazioni&index=1&idtemacat=1&idcategoria=132
@Lorenzo, non era la risposta che mi aspettavo che invece me la da Massimiliano M. di seguito (al solito) forse questo succede perché spesso si dimentica che un vino è anzitutto territorio e non una denominazione grazie per il link ma non mi interessa mi interessa chi fa vino non chi lo giudica.
@graziano,
proprio perchè il vino è soprattutto territorio esiste una doc che lo descrive.
io aggiungerei che non è solo territorio, è Terroir, ovvero terreno + clima.
al solito, se uno si leggesse le normative senza pregiudizi, saprebbe che c’è una logica ben precisa, che non è quella solo quella di descrivere un vino, ma proprio di tutelare un territorio, un clima ed un vino.
La doc, interessa proprio a chi il vino lo fa, altrimenti succedono queste cose:
http://www.giulianolenni.com/2012/10/in-svezia-taroccato-anche-il-vino-di.html
(purtroppo non sono riuscito a trovare link migliori, ma il concetto è questo)
@Lorenzo, (Y)
@graziano,
Graziano, penso che anche questa risposta, quantomeno, è un interessante approfondimento.
http://www.vinnatur.org/perche/diventare-socio-produttore-di-vinnatur/
“Il consiglio direttivo dell’associazione ha delegato una commissione d’assaggio composta di 8 persone (6 fisse e 2 a rotazione) per valutare i vini delle aziende che intendono aderire a VinNatur.
Con queste degustazioni effettuate in assoluto anonimato si vuole ricercare nel vino caratteri di territorialità, legame con il vitigno e naturalità del prodotto. Saranno considerati negativi sentori lontani dall’espressione del vitogno e del terreno, ossia standardizzazioni dovute a lieviti selezionati, tannini aggiunti, chiarifiche, acidificazioni o altro.”
@Lorenzo, però VinNatur fa anche le analisi ai vini degli associati. Cercando centinaia di pesticidi e additivi chimici.
@Massimiliano,
Vinnatur sono assolutamente serissimi!
Anzi, per fortuna che ci sono loro!
io mi riferivo unicamente al comitato di degustazione per valutare la tipicità del prodotto.
Era solo uno spunto di riflessione!
Credo che i tempi sono maturi, anche tecnologicamente, per valutare un vino solo con paramtri oggettivi.
Sono daccordo con Edith (complimenti anche da parte mia per il tuo viaggio nei disciplinari). Tutto quello che può essere percepito al naso può essere valutato da una macchina. A ogni aroma, o odore sgradevole, corrisponde una molecola che può essere misurata.
Sgombriamo il campo dall’arbitrio, i disciplinari devono solo stabilire dei limiti sulle concentrazioni di alcune molecole dosabili, volatile, acetaldeide, composti solforati (che danno i difetti nel vino) e volendo anche mercaptani, pirazine e terpeni in range di concentrazione tipici per vitigno e zona.
Si può mappare il territorio facendosi aiutare dalle università.
Ovviamente questi parametri devono essere misurati sia per fermentazioni spontanee che dopo inoculo di lieviti selezionati, perché un vino da fermentazione spontanea è certamente più tipico e caratteristico di uno inoculato.
@Lorenzo, tutto quello che è soggettivo non può essere criterio di inclusione o esclusione da una Doc. Diventa abuso, arbitrio e forse anche illecito, come ci ricordava Edith.
@roberto quaranta, Aboliamo i panel di degustazione. Sono d’accordo. I disciplinari devono solo stabilire dei canoni di massima e dei tenori analitici… stop, nient’altro.
Entro questi parametri di legge ognuno può fare il vino come meglio crede.
@roberto quaranta,
D’accordissimo, nel senso che qualcosa “caratterizzi” il vino di una zona ci vuole.
Sul discorso dell’abuso io non sono d’accordo, sono il primo che sostiene che l’analisi, di fatto, parta da una base assolutamente soggettiva. Proprio per questo, però, non è una sola persona ma un comitato di assaggiatori.
Attenzione, perchè dire ad un disciplinare quante pirazine deve contenere un cabernet friulano è molto, ma molto pericoloso. Molte di queste sostanze dipendono pesantemente dall’annata (La pirazina è figlia dello stadio di maturazione).
Oltretutto, cosa più importante, ci sono N altre molecole non direttamente riscontrabili in laboratorio ed altre che hanno una soglia di riconoscibilità di cui si ignora completamente l’influsso sulla parte gustativa ed olfattiva dell’uomo!
Io lascerei questa cosa a “dei saggi” che conoscono lo status quo di questo vino.
Metterla troppo sullo scientifico, la buttò lì, a mia personale opinione rischierebbe di omologare in maniera brutale i vini!
Della serie: per fare il blabla doc devo avere tot concentrazione di X etc. etc.
Si rischia veramente che i vini li faccia un chimico e non un enologo!
Poi, sai bene, determinate molecole si aggiungono senza che si possa verificare come si siano aggiunte. Sai che volendo il vino si fa anche puzzare con l’aggiunta di mercaptani e non puoi dire in alcun modo se li ha prodotti la fermentazione o ce li hai aggiunti.
Bhò, il discorso è veramente difficile… Io sono dell’idea che una squadra di degustatori nominati, che hanno la coscienza “culturale” di una zona, sono perfettamente in grado di valutarne la tipicità.